Cocomero & Friends, il libro di ricette vegane che sostiene le vittime del genocidio
Nato da un’idea di alcune cuoche, Cocomero è un progetto che attraverso la pubblicazione di ricette “cruelty free” e altri contributi artistici sostiene alcune famiglie di Gaza.
In breve
Cocomero & Friends, il progetto che sostiene le famiglie di Gaza con ricette e contenuti artistici.
- Nato nel 2024 dall’idea di alcune cuoche e food blogger, il progetto ha visto la pubblicazione di due e-book: “Cocomero – ricette d’ispirazione levantina per la pace” e, nel 2025, “Cocomero & Friends – ricette e voci per la Palestina”.
- Le pubblicazioni contengono ricette vegane, poiché il messaggio che vogliono trasmettere bandisce la violenza nei confronti di qualsiasi essere vivente.
- Insieme alle ricette sono pubblicati anche articoli e opere d’arte grafica.
- Destinatarie dei fondi raccolti sono famiglie e piccole realtà che operano a Gaza, con le quali c’è un rapporto diretto e quotidiano di sostegno non solo pratico ma anche morale.
Un chilo di farina, 800 millilitri di acqua, 7 grammi di lievito di birra secco, un cucchiaio di zucchero e cinque cucchiaini di sale. Sono questi gli ingredienti per l’impasto di “E questo è il fiore”, una focaccia che la cuoca Gigi Passera ha voluto dedicare a Fatima, sua collega palestinese e una delle persone sostenute da Cocomero & Friends, un progetto che unisce cucina, solidarietà, sostenibilità e nonviolenza.
Tutto parte da un libro di ricette cruelty free e completamente vegetali dal titolo – ispirato al frutto diventato simbolo della resistenza palestinese – Cocomero & Friends. 59 proposte accompagnate da 17 scritti originali e 13 opere grafiche. L’obiettivo? Raccogliere fondi per comprare cibo, tende, medicine per civili palestinesi. Si parte da una donazione minima di 5 euro; i destinatari dei beni acquistati sono pochi, volutamente: Cocomero infatti vuole seguire da vicino le persone sostenute, instaurare con loro un rapporto diretto, di scambio quotidiano, di reale supporto non solo concreto ma anche spirituale, di amicizia.
Mi sono messo in contatto con Cristina Mauri, una delle artefici di Cocomero & Friends. Era inizio agosto, un momento caldissimo non solo dal punto di vista meteorologico: “Una delle famiglie che sosteniamo con il nostro progetto è stata colpita da un bombardamento. Il piccolo Abood ha perso un occhio e sua mamma Fatima, incinta, è stata ferita”, mi ha scritto Cristina durante uno dei nostri scambi. Concesse le dovute priorità alle azioni più urgenti, nei giorni successivi ho avuto modo di porle alcune domande, le cui risposte sono frutto di un lavoro corale all’interno dello staff di Cocomero.

Come vi è venuta l’idea di mettere insieme cucina, giornalismo e arte e con quale obiettivo?
La nostra storia parte dal gennaio 2024, quando ci siamo formate come gruppo di aiuto spontaneo. Nell’ambiente della cucina online nessuno parlava di Gaza, era un argomento scomodo, al tempo molto più di oggi. Eravamo in quattro a manifestare solidarietà con il popolo palestinese sotto attacco, ci siamo cercate tra noi come particelle nello spazio.
Dapprima iniziando con delle dirette di cucina palestinese, poi Cristina Mauri ha avuto l’idea del primo e-book solidale e Anna Panna ha messo su il gruppo, riunendo altre amiche sensibili alla causa – Sasha Carnevali, Gigi Passera e Silvia De Martino – e così è nato il progetto Cocomero. Per questo secondo libro abbiamo applicato lo stesso principio: intercettare persone affini nel sentire e nel pensiero. Alcuni erano già amici, altri lo sono diventati, altri ancora dei miti viventi come Sami Tamimi e Julius Fiedler.
Non avremmo mai pensato di guadagnare il supporto di nomi tanto importanti. Limitarci alla cucina, per quanto centrale nel progetto, a questo punto ci sembrava riduttivo e in modo molto naturale abbiamo allargato a giornalismo e arte, sempre proponendoci a persone che godevano della nostra stima. Era importante per noi che ci fossero anche le voci delle persone gazawi che sosteniamo e infatti nel nostro e-book ci sono anche articoli e saggi scritti da loro. Ha funzionato come per le ricette più riuscite: se scegli con cura ingredienti, profumi e sapori, il risultato non può che essere eccellente. Siamo grate e soddisfatte.

Dall’omicidio dello staff di World Central Kitchen alla repressione subita da chef Rubio, il mondo della cucina è legato a doppio filo al genocidio di Gaza, portato avanti anche attraverso fame e carestia. Che contributo può dare?
L’azione è l’unica soluzione ai mali del mondo, forti di questa consapevolezza ci siamo messe subito a fare quello che sappiamo fare meglio, cioè cucinare. Cucinare è un atto di amore, un atto politico – pensate a ogni volta che scegliamo cosa mettere nel piatto –, ma è anche una potente forma di Resistenza. Lo vediamo ogni giorno da troppo tempo a Gaza. Ma se in principio le difficoltà erano legate allo sfollamento, alle bombe e alla feroce economia di guerra – e abbiamo tutti ammirato l’ingegno e la resilienza mostrata dai gazawi nel portare sempre qualcosa di buono in tavola con niente – negli ultimi quattro mesi la situazione è precipitata.
La carestia imposta da Israele ha aperto scenari danteschi ancora più insopportabili. Un dolore e una vergogna con i quali l’umanità dovrà a lungo fare i conti. Nessun essere umano sarà libero finché tutti i popoli non saranno liberi. E con la pancia piena, aggiungiamo. Senza nutrimento non esiste la vita proprio. E se è vero che le coscienze vanno sensibilizzate con ogni mezzo necessario, noi stiamo cercando di farlo attraverso la cucina che è il nostro mezzo di comunicare con il mondo.
La scelta di proporre delle ricette cruelty free è molto significativa, ce ne puoi parlare?
Abbiamo scelto di rispondere alla violenza proponendo solo ricette vegane, dunque cruelty free. Era coerente con quello in cui crediamo e proponiamo attraverso i nostri canali social, i libri che pubblichiamo e nella vita in generale. In un libro che nasce per condannare l’oppressione e sostenere i diritti del popolo palestinese, ci sembrava doveroso estendere questo messaggio. Scegliere ricette cruelty free non è solo una scelta alimentare, ma un atto politico e culturale che rifiuta ogni forma di violenza, sfruttamento e dominio, su chiunque. Un messaggio di pace, empatia e giustizia che attraversa ogni pagina del libro, dal contenuto alle ricette.
Cucinare è un atto di amore, un atto politico, ma è anche una potente forma di Resistenza
La cosa bella è che anche i contributor onnivori hanno deciso di sposare in pieno la nostra scelta, regalandoci ricette 100% vegetali. Dagli Chef stellati ai food writer, passando per i content creator, tutti uniti per la stessa causa. Molto belli i messaggi dei non vegani che stanno comprando Cocomero & Friends e che ci scrivono per complimentarsi, stupiti di quanto bene si possa mangiare senza recare sofferenza a nessun essere vivente. Anche questa, nel suo piccolo, è una vittoria.
Come avete scelto le persone che hanno collaborato e collaborano a Cocomero e quelle destinatarie degli aiuti?
A partire dal 2023 siamo in contatto quotidiano, personalmente, con le persone e le associazioni che sostengono questo progetto. Le affianchiamo giorno e notte con supporto pratico, economico, morale e umano. Siamo diventati famiglia: un meraviglioso impasto di anime. Proprio per questo ci è sembrato naturale – e doveroso – coinvolgere alcune di queste persone nella realizzazione dell’e-book.
C’è Reem Alsayed, artista palestinese che ha disegnato la copertina. Fatima Samir, foodblogger in procinto di aprire un ristorante… poi la guerra. Ci ha donato un testo che apre i cuori e la ricetta della Maqluba, piatto iconico della cucina palestinese. Ali Nayef, giornalista della TV egiziana, rimasto intrappolato a Gaza dove si trovava per rinnovare i permessi di soggiorno.
Jehad Al-Farra, un giovane traduttore, voce potente e luminosa che con le sue lezioni di arabo ha costruito una bellissima comunità su Instagram. E Hassan Quandel, un ragazzo che ha fatto dell’aiuto al prossimo una vera missione di vita. Tutte queste persone avevano qualcosa di importante da dire, e noi desideravamo che la loro voce fosse ascoltata forte e chiara.

Qual è il riscontro che avete ricevuto da parte del pubblico?
Ci sentiamo davvero fortunate. Cocomero & Friends ha scatenato un’onda di luce e amore senza pari. Fino ad oggi abbiamo ricevuto solo apprezzamenti e tanto fondamentale sostegno per le famiglie e le associazioni coinvolte. Che tradotto in soldoni significa, per esempio, che Jehad ha potuto garantire un pasto completo a tutta la sua famiglia e che Abood, tre anni, è riuscito a mangiare un frutto fresco dopo troppi mesi, non se ne ricordava nemmeno il nome.
Ci stanno inoltre arrivando richieste di partecipare a Festival, a presentazioni nelle scuole e tante altre proposte e idee che stiamo vagliando. È ancora troppo presto per parlarne ma c’è grande entusiasmo. Unica critica, ma si far per dire: in tanti amerebbero comprare la copia cartacea perché davvero è un libro notevole, la meriterebbe.
Come vi sentite personalmente per quello che sta accadendo in Palestina?
Siamo sopraffatte, ma mai vinte. Se ti dai da fare, se agisci concretamente, non c’è tempo per piangere. Non è vero che non si possono cambiare le cose, Francesca Albanese ce lo sta ripetendo da tempo. Noi siamo più di loro, bisogna agire, protestare, boicottare, sostenere. Aggiungeremmo costruire che è il contrario di distruggere ed è quello che stiamo cercando di fare noi.
Pensate che Cocomero possa essere replicabile – da voi o da altri ispirati dalla vostra iniziativa – anche in altre situazioni in cui persone in difficoltà hanno bisogno d’aiuto?
Mi sembra che stia già accadendo. Ogni giorno assistiamo a nuove iniziative solidali che nascono magnifiche e spontanee. Immagino spinte dal nostro medesimo sentire. Se noi siamo diventate Cocomero, teste diverse con un’unica anima, tutti possono essere Cocomero. Si può fare per tutto, per ogni giusta causa, ma occorre alzarsi dal divano per fare la differenza.









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