12 Novembre 2025 | Tempo lettura: 6 minuti

La conferenza sul clima nel cuore della foresta amazzonica, fra iniziative dal basso e promesse disattese

È iniziata la conferenza sul clima di Belem, alle porte della foresta amazzonica, da anni al centro delle questioni ambientali e della lotta al cambiamento climatico; almeno in apparenza. La giornalista Michela Loddo ci racconta la situazione.

Autore: Redazione
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Durante l’ultimo governo di Jair Bolsonaro, il Brasile si è reso protagonista di una retrocessione senza eguali rispetto alle politiche ambientali. A quanto emerge da uno degli ultimi rapporti di Greenpeace, dal 2019 al 2022 la deforestazione in Amazzonia è aumentata del 75%, mentre gli incendi dolosi sono cresciuti del 24%. A questi dati si aggiungono quelli dell’Istituto brasiliano di ricerche spazialI, che evidenziano come tra l’agosto 2020 e il luglio 2021 siano stati distrutti 13.200 chilometri quadrati di foresta amazzonica.

A causa della politica negazionista nei confronti del cambiamento climatico portata avanti dal precedente governatore, non da poco condannato a 27 anni di carcere per un tentativo golpe dopo le elezioni perse nel 2022, gran parte della regione amazzonica è stata devastata da attività illegali legate all’estrazione dell’oro, alla vendita di animali e al traffico di legname, con l’unico scopo di trarre profitti dallo sfruttamento delle ricchezze naturali. Tutte queste politiche hanno giocato un ruolo centrale in quella che lo scorso anno è stata definita la più grande alluvione brasiliana. Le piogge di aprile e maggio 2024 infatti hanno provocato la morte di 150 persone e costretto altre 500.000 allo sfollamento. 

Con il governo di Luiz Inácio Lula da Silva, in carica dal 2022, la situazione appare migliorata, ma solo in parte. Il nuovo presidente ha incentrato il suo programma politico sullo stop alla deforestazione illegale entro il 2030 e sulla trasformazione di molte aree in riserve protette. A confermare questo miglioramento gli ultimi rapporti dell’Inpe, dai quali emerge che sotto il governo Lula la deforestazione in Amazzonia si è ridotta del 33,6% nel 2023 rispetto al 2022 e che nel 2024 è diminuita del 30,6% rispetto al 2023, segnando il tasso più basso degli ultimi nove anni.

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Foto di Luca Locatelli

Una svolta dalla portata storica, se non si pensa che ancora oggi, ogni giorno, nei territori amazzonici vengono tagliati circa un milione di alberi, con l’unico fine di creare spazi per le esplorazioni e le estrazioni minerarie, oltre che per gli allevamenti di bovini e le piantagioni di soia. Secondo studi recenti, uno tra i quali pubblicato nel febbraio 2024 su Nature, tutti questi fenomeni sono responsabili di uno stress senza precedenti nella regione, che entro pochi decenni potrebbero condurre al collasso definitivo dell’Amazzonia.

Cosa aspettarsi dalla COP 30

Si è aperta lunedì a Belém la COP30, l’annuale Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, il più grande evento globale in cui i governi dei 198 Paesi firmatari si riuniscono per concordare misure e azioni per contrastare il cambiamento climatico. La decisione di ospitare la trentesima edizione della Conferenza in una città amazzonica si configura come una scelta politica di alto valore simbolico: un’occasione per riportare al centro del dibattito mondiale il ruolo fondamentale della foresta amazzonica e dei popoli che la abitano per il nostro pianeta. 

L’evento cade a dieci anni esatti dalla firma dell’Accordo di Parigi, che portò alla definizione di un obiettivo specifico e condiviso: evitare che entro la fine del secolo la temperatura media globale aumenti di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, con l’impegno a tenersi al di sotto dei 2 °C. Lo scopo della Conferenza, dunque, è mettere ordine e fare il punto sugli impegni presi e sulla valutazione dei piani d’azione climatici nazionali aggiornati: per mantenere vivo l’obiettivo di Parigi si punta a definire nuovi e più ambiziosi progetti per ridurre drasticamente le emissioni globali del 43% entro il 2030 e del 60% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2019.

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Foto di Stefano Mancuso

Lula ha scelto di assumere la presidenza della conferenza, promettendo di rallentare in modo più incisivo la deforestazione nelle regioni amazzoniche, riducendo al tempo stesso le emissioni di gas serra brasiliane. Tuttavia la promessa di arrivare a un livello di deforestazione zero entro il 2030 e di una transazione ecologica, su cui Lula ha condotto l’intera campagna elettorale, mal si concilia con l’autorizzazione all’esplorazione petrolifera al largo dell’Amazzonia a favore dell’azienda brasiliana Petrobras. Il progetto, fortemente sostenuto dal presidente, si configura come il simbolo delle sue contraddizioni, in forte contrasto con gli impegni promossi e con gli obiettivi del vertice.

Oltre a ciò, quella che sin dagli albori è stata presentata come la “COP del popolo”, si profila in realtà come la più escludente e classista di sempre: Belém accoglie un milione e mezzo di abitanti, dista circa cento chilometri dall’oceano Atlantico e non possiede infrastrutture adatte a ospitare grandi eventi internazionali. A causa dell’altissima domanda e della minima offerta, secondo un’inchiesta condotta da O Globo, i prezzi delle camere sono aumentati di oltre settanta volte. Questo comporta inevitabilmente la mancata partecipazione di molti reporter e giornalisti, delle delegazioni, delle ONG amazzoniche e delle stesse comunità locali, prime protagoniste e responsabili di una vera transizione ecologica.

L’impegno di Amazônia ETS per la foresta amazzonica

Durante la mia permanenza in Brasile ho avuto modo di parlare con Emanuela Evangelista, biologa della conservazione e attivista ambientale, da 25 anni impegnata nella difesa dell’Amazzonia, della sua biodiversità e dei suoi popoli. La studiosa, arrivata per la prima volta nella regione nel 2000 come ricercatrice scientifica, oggi vive nel piccolo villaggio di palafitte di Xixuaú ed è presidente dell’associazione Amazônia, da lei fondata nel 2004.

Amazônia ETS è un’organizzazione no-profit impegnata da vent’anni nella protezione della foresta amazzonica, anche reperendo fondi e finanziamenti da portare in Amazzonia per realizzare progetti insieme alle popolazioni locali. Uno tra i più recenti è il riconoscimento del Parco Nazionale dello Jauaperi come area protetta, che ha permesso la conservazione di 600.000 ettari di foresta intatta, un’estensione pari a due terzi della Corsica. 

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La biologa Emanuela Evangelista (foto di Erik Falk)

Emanuela Evangelista è fra le persone delegate che partecipano alla COP 30. «Il futuro della foresta è cruciale per affrontare il cambiamento climatico e dipende dalla nostra capacità di unire le forze con le comunità locali, suoi guardiani», ha dichiarato la biologa. «La COP delle Amazzonie vedrà una delle maggiori mobilizzazioni sociali della storia delle COP. Ci aspettiamo una partecipazione massiccia dei popoli della foresta, nei dibattiti e negli eventi paralleli. Indigeni, popolazioni tradizionali e movimenti urbani si stanno preparando da tempo a questo appuntamento ed è essenziale che le loro voci siano ascoltate e comprese durante la conferenza».

A questo scopo, il giorno dell’inaugurazione Amazônia ha presentato l’incontro Amazzonia: strategie e buone pratiche per evitare il collasso – Un’esperienza di 25 anni”, un dialogo tra Europa e Brasile dedicato alle sfide e alle soluzioni concrete per la conservazione della foresta e la valorizzazione delle comunità locali. Il 17 novembre Amazônia sarà presente in un side event internazionale co-organizzato con Amazon Charitable Trust, dal titolo: “Amplificare le voci di giovani, donne e popolazioni indigene: iniziative per una giustizia climatica equa”.

Emanuela Evangelista conclude augurandosi «che si porti il focus delle discussioni sulla deforestazione – non solo amazzonica – e sulle soluzioni basate sulla natura e che il contesto unico in cui questa COP si svolge crei le condizioni per negoziati più ambiziosi e impegni più robusti».

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