29 Gennaio 2026 | Tempo lettura: 9 minuti
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Community Land Trust: un palazzo comprato dalla comunità per garantire il diritto all’abitare. Il video reportage

Nel quartiere torinese di Aurora Porta Palazzo nasce il primo Community Land Trust d’Italia, un modello che sottrae le esigenze abitative alla speculazione, separando la proprietà del terreno da quella della casa. E rivoluziona l’intero settore

Autore: Daniel Tarozzi
Intervista di: Daniel Tarozzi
Riprese di: Andrea Boretti
Montaggio di: Daniel Tarozzi
Regia di: Daniel Tarozzi
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Ci troviamo ad Aurora, nel cuore di Porta Palazzo, in uno dei luoghi più pulsanti di Torino. Qui, appena fuori dalle mura, venivano organizzati i mercati di ogni epoca, garantendo uno scambio libero in una zona di passaggio, di arrivi e di partenze. Ancora oggi è uno dei mercati più grandi d’Europa e il suo animo si riflette nel tessuto urbano: commercio alimentare diffuso, migrazioni continue, un intreccio di storie che nel tempo ha fatto di quest’area una delle principali porte d’ingresso in città.

Aurora però è anche uno dei quartieri con gli indicatori socioeconomici più critici di Torino: redditi bassi, titoli di studio mediamente inferiori, condizioni abitative spesso precarie. Al tempo stesso è una delle aree più giovani della città, segno di ricongiungimenti familiari, di nuove generazioni che crescono qui, di incontri tra storie e tradizioni diverse. Un radicamento che però fatica a consolidarsi. Il tema della casa è una delle fratture principali. Senza un alloggio stabile e dignitoso, infatti, restare diventa difficile. È dentro questa frattura che, a Porta Palazzo, prende forma un esperimento raro in Italia: un Community Land Trust, un modello che prova a sottrarre la casa alla speculazione e a restituirle una funzione sociale.

L’emergenza casa

Spesso si parla – a volte a sproposito – di “costo della vita”, ma è indubbio che quello dell’abitare abbia ormai superato una soglia critica. Anche a Torino, che non è tra le città più care d’Italia, per un alloggio di 50 metri quadri l’affitto può arrivare fino al 40% dello stipendio medio. Per giovani adulti, famiglie monoreddito o persone senza un forte supporto familiare o sociale, questo significa essere progressivamente espulsi dai quartieri centrali e ben serviti oppure restare intrappolati in soluzioni precarie.

A tutto questo si aggiunge una discriminazione abitativa diffusa, che colpisce in particolare i giovani tra i 23 e i 29 anni e chi ha un background migratorio, rendendo l’accesso alla casa una vera corsa a ostacoli. Per i migranti la sfida è spesso molteplice: la casa, infatti, non è solo un tetto, ma una condizione necessaria per ottenere o mantenere documenti, residenza, ricongiungimenti familiari. In assenza di alternative, questo apre la strada a soluzioni ricattatorie, dove l’accesso all’alloggio è legato a condizioni informali e instabili. L’obiettivo è proprio interrompere questa catena, offrendo sicurezza abitativa nel lungo periodo.

Il Community Land Trust

Per approfondire questo argomento, insieme ai miei “compagni di viaggio” con cui sto indagando i mondi  dell’abitare collaborativo – Lucio Massardo e Natalia Ardoino di MeWe, esperti di abitare collaborativo – incontro Cecilia Guiglia, Andrea Couvert e altri protagonisti di questo percorso, entrando in un palazzo che non è solo un cantiere edile, ma anche un laboratorio politico e sociale.

Community Land Trust
Cecilia Guiglia del Community Land Trust

L’idea alla base del Community Land Trust è tanto semplice quanto radicale: separare la proprietà del terreno dalla proprietà dell’abitazione. Il suolo viene sottratto alla speculazione e affidato a un soggetto collettivo, mentre le persone acquistano il diritto di abitare la casa, non un bene da valorizzare sul mercato. «Qui la comunità si fa carico di un pezzo di politica abitativa pubblica», spiegano, ribaltando un immaginario che affida tutto allo Stato o al mercato.

Il progetto nasce dall’intercettazione di un palazzo vuoto e da una scommessa fatta in tempi rapidi. Non c’era il tempo di costruire subito una cornice giuridica perfetta né di ottenere un finanziamento bancario. La risposta è arrivata dal territorio: 87 cittadini e 5 associazioni hanno prestato complessivamente circa 500.000 euro, permettendo l’acquisto dell’immobile. Un vero e proprio prestito di solidarietà che spezza le catene della speculazione, con un interesse simbolico del 2%, a cui molti dei sottoscrittori hanno rinunciato.

«È la materializzazione di un capitale sociale costruito negli anni», racconta Cecilia Guiglia. Una fiducia accumulata grazie al lavoro della Fondazione di Comunità Porta Palazzo e alla rete di associazioni, scuole, servizi e gruppi informali che da tempo operano nel quartiere. Senza questo tessuto, sottolinea Lucio Massardo, un Community Land Trust difficilmente potrebbe nascere: non si esporta un modello nel vuoto, si coltiva dove il terreno è già vivo.

Da qui prende forma il soggetto giuridico che oggi è proprietario dell’intero edificio: il Community Land Trust Terreno Comune. Il trust è nato come fondazione di partecipazione grazie all’alleanza tra la Fondazione di Comunità Porta Palazzo, il Comitato dei cittadini CLT Corso Giulio 34 e l’Associazione CoAbitare, insieme alle famiglie che abiteranno l’immobile e ad altre realtà radicate nel territorio. Questa governance condivisa unisce cittadini, associazioni e comunità per mantenere il suolo e le abitazioni fuori dalle logiche speculative e per garantire la partecipazione diretta di chi vive e opera nel quartiere. 

Community Land Trust
Andrea Couvert del Community Land Trust

Costi e vincoli del Community Land Trust

Gli appartamenti, una volta ristrutturati, verranno venduti a un prezzo indicativamente inferiore di circa il 30% rispetto al mercato. Ma il punto non è solo il costo di ingresso. I vincoli sono ciò che garantisce l’accessibilità nel tempo: chi acquista deve abitare l’alloggio, non può affittarlo; se rivende, lo fa al Community Land Trust o a persone in lista d’attesa; il prezzo di rivendita resta calmierato. In questo modo il beneficio non viene privatizzato, ma resta nel sistema.

I Community Land Trust offrono sicurezza e stabilità abitativa proprio perché scindono il legame tra casa e rendita. Contrastano sfratti, gentrificazione e dinamiche espulsive, permettendo a famiglie a basso e medio reddito di restare nei quartieri dove hanno costruito relazioni, mandano i figli a scuola, partecipano alla vita sociale. Questa abitazione diventa quindi una tappa abitativa solida, che può rendere le persone più credibili anche verso il sistema bancario e aprire, nel tempo, altre possibilità.

Anche l’accesso al mutuo cambia prospettiva. Il prezzo calmierato degli alloggi e il quadro collettivo offerto dal Community Land Trust rendono possibile ciò che spesso individualmente non lo è. Le banche non si trovano davanti singoli soggetti fragili, ma un progetto strutturato, con vincoli chiari e una comunità che riduce il rischio. L’idea è negoziare condizioni più eque proprio grazie alla forza del gruppo, trasformando il mutuo da ostacolo individuale a strumento condiviso, come avviene spesso con i gruppi di acquisto.

Il price cap dei Community Land Trust limita la crescita del prezzo di rivendita degli alloggi attraverso formule trasparenti e predeterminate, mantenendoli sempre accessibili. A differenza delle cooperative a proprietà divisa, dove chi esce può realizzare importanti plusvalenze generando iniquità, il CLT distribuisce equamente il valore: una parte al proprietario e una eventualmente alla comunità, evitando speculazione e garantendo accesso stabile nel lungo periodo.

Community Land Trust
Laboratorio di falegnameria

Processi decisionali: l’esempio della ristrutturazione

La ristrutturazione del palazzo segue una logica coerente con questa visione. Recupero dei materiali esistenti, attenzione alla sufficienza degli spazi, qualità abitativa senza sprechi. Gli alloggi saranno relativamente piccoli, pensati soprattutto per nuclei monoreddito con minori, ma affiancati da spazi comuni: una lavanderia condivisa, un laboratorio, un grande spazio al piano terra aperto al quartiere e agli abitanti del condominio. Perché, come sottolineano più volte, «la qualità della vita non la fa la metratura, la fanno le relazioni» e perché – come si faceva una volta – «i bambini vengono “spediti” fuori casa a godersi gli spazi comuni».

Gli ultimi aggiornamenti sulla ristrutturazione riportano che è stata completata la progettazione della ristrutturazione in tutti i suoi aspetti, selezionata l’impresa che realizzerà i lavori e ottenuto il mutuo da Banca Etica per avviare il cantiere. Venerdì scorso l’edificio è stato ufficialmente consegnato all’impresa e i lavori sono iniziati. Nel frattempo, uno dei locali al piano strada resterà aperto come spazio di comunità, un luogo vivo dedicato a progetti sociali, iniziative di quartiere e percorsi condivisi con chi vive e attraversa questo territorio.

L’abitare collaborativo, in questo senso, non è una formula astratta. È la scelta di condividere risorse, responsabilità, decisioni. I residenti partecipano alla governance del trust insieme ai soggetti fondatori e ad altri attori del territorio. Non sono semplici beneficiari, ma parte attiva di un bene comune. «Abitare collaborativo è trovare delle ragioni per rafforzarsi insieme», sintetizza uno dei protagonisti.

Community Land Trust
Daniel Tarozzi di Italia Che Cambia dialoga con lo staff del Community Land Trust

Resta una sfida aperta, forse la più complessa: quella della comunità. Costruire regole giuridiche è difficile, ma coltivare relazioni lo è ancora di più. Qui non si parla di volontariato in senso classico, ma di attivismo: persone che mettono tempo, competenze, lavoro manuale, idee. Pensionati del quartiere, studenti arrivati tramite una call, professionisti che contribuiscono alla progettazione giuridica e amministrativa. «Siamo un progetto open source», dicono. L’obiettivo non è restare un’eccezione, ma diventare replicabili.

In un Paese dove il diritto alla casa viene spesso evocato e raramente praticato, il Community Land Trust di Porta Palazzo mostra una strada possibile. Non sostituisce le politiche pubbliche, ma apre uno spazio concreto tra il fallimento dello Stato e le distorsioni del mercato. E torna in mente una frase di Lorenzo Milani che Natalia Ardoino ci legge quasi come una bussola: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia».

Informazioni chiave

Il problema casa

In molte aree d’Italia – e il quartiere Aurora Porta Palazzo di Torino è una di esse – l’accesso alla casa è un problema economico e sociale molto serio.

Un trust per risolverlo

Un modello interessante è quello del Community Land Trust, che sottrae la casa alla speculazione separando la proprietà del terreno da quella dell’abitazione.

Parte tutto dalla comunità

Nel caso del Community Land Trust Terreno Comune di Porta Palazzo, tutto è partito dall’acquisto di un immobile, reso possibile grazie a una raccolta fondi e alla risposta di una comunità coesa.

Vincoli tutelanti

Una volta conclusa la ristrutturazione in atto, gli appartamenti dello stabile verranno venduti a prezzi del 30% inferiori a quelli di mercato e saranno soggetti a vincoli per tutelarli da possibili speculazioni.

Un processo sociale

Questo modello può funzionare ed essere replicato anche altrove, ma deve poggiarsi su un tessuto sociale e comunitario unito ed essere accompagnato da un attento lavoro sulle relazioni umane.