Il caso dei cedri di Cuneo: i cittadini scendono in piazza per salvarli dall’abbattimento
In attesa della sentenza del Consiglio di Stato, il comitato Di piazza in piazza e i cittadini di Cuneo stanno presidiando la piazza dove si trovano i cedri che il Comune vuole abbattere.
In breve
Continua la vicenda dei cedri di piazza Europa, nel centro di Cuneo, su cui pende un ordine di abbattimento.
- Dal 2016, pur con variazioni progettuali, va avanti l’iter per riqualificare piazza Europa, nel centro di Cuneo.
- L’ultimo progetto prevede l’abbattimento di dieci esemplari adulti di cedri dell’Atlante, che secondo il Comune dovrebbe essere compensato dalla piantumazione di nuovi alberi.
- La cittadinanza, costituitasi in un comitato, sta cercando di difendere le piante – che non presentano malattie né problemi strutturali – con presidi fisici e azioni legali.
- Il Consiglio di Stato si pronuncerà sulla vicenda il prossimo 5 marzo, nel frattempo il comitato è riuscito a fermare l’intervento degli operai e a far promettere alla sindaca che sarà tutto congelato fino alla sentenza.
- Diversi soggetti – fra cui Legambiente e il climatologo Luca Mercalli – si sono pronunciati contro l’abbattimento dei cedri.
Da tre giorni a questa parte Gabriella, 62 anni, non dorme nel suo letto: trascorre le notti sotto ai cedri dell’Atlante di piazza Europa. Attorno a quei dieci alberi, che affondano le radici in altrettanti quadrati di terra sottratti al cemento nel cuore di Cuneo, ruota una storia che va avanti da anni, ma che nelle ultime settimane ha conosciuto un’accelerazione improvvisa.
Il Comune vuole abbatterli per fare spazio a un progetto di riqualificazione della piazza. Un gruppo sempre più nutrito di cittadini non è d’accordo e si oppone come può, fra presidi sul posto e tentativi legali. La decisione finale è ora attesa per il 5 marzo, data in cui il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato dai comitati contrari all’abbattimento, dopo che il Tar ha sostenuto che questi ultimi si sono mossi oltre il tempo massimo consentito.
Proprio l’imminenza dei lavori sembra aver innescato la recente fase della vicenda. All’alba di lunedì 23 febbraio, anticipando la decisione del Consiglio di Stato, sono arrivati camion e transenne, accompagnati dalle forze dell’ordine, e sono iniziate le operazioni di delimitazione dell’area. Ma alcuni cittadini, con l’aiuto dei consiglieri comunali di opposizione, hanno deciso di presidiare la piazza. E, complici alcuni documenti non in regola, sono riusciti a ottenere un rinvio dei lavori. La sindaca Patrizia Manassero ha promesso che il cantiere non ripartirà almeno fino alla pronuncia del Consiglio di Stato. Ma non tutti si fidano. E così di giorno il presidio va avanti e di notte Gabriella dorme sotto i cedri.
La storia, fino a qui
Quella dei cedri di Piazza Europa non è una vicenda nata nelle ultime settimane. Il confronto – e a tratti lo scontro – sul destino della piazza affonda le radici almeno nel 2016, quando l’allora amministrazione comunale presenta un primo progetto di riqualificazione che prevede la realizzazione di un parcheggio sotterraneo, finanziato attraverso i fondi del Piano Periferie, un programma statale nato per finanziare progetti di rigenerazione urbana.

Fin dall’inizio il progetto suscita critiche e opposizioni. Tra i nodi più contestati vi è proprio l’utilizzo di risorse pensate per la rigenerazione delle aree periferiche in uno spazio centralissimo della città. Nasce in quella circostanza il comitato Di Piazza in Piazza, che avvia da subito una mobilitazione costante, accompagnata anche da iniziative legali che mettono in discussione l’impianto complessivo dell’intervento.
Negli anni successivi, tra revisioni progettuali, rallentamenti e contenziosi, l’ipotesi del parcheggio sotterraneo viene progressivamente accantonata fino a decadere. Ma la questione di Piazza Europa non si chiude. Con la nuova amministrazione, il Comune pianifica di intervenire sull’area con un diverso progetto di riqualificazione urbana, questa volta orientato alla trasformazione della piazza in uno spazio più verde e fruibile. Progetto che però prevede l’abbattimento dei dieci cedri dell’Atlante, alberi piantati circa sessant’anni fa e divenuti nel tempo una presenza identitaria del luogo. La scelta riaccende immediatamente il conflitto civico e porta alla nascita del comitato spontaneo Sos cedri. Si avvia così un dibattito che da allora non si è più sopito.
Da un lato l’amministrazione comunale, convinta della necessità di un intervento radicale per restituire alla piazza una nuova funzione urbana; dall’altro gruppi di cittadini e associazioni ambientaliste, che contestano l’idea che la riqualificazione debba passare attraverso la rimozione dei cedri, ritenuti sani e di grande valore ecosistemico. L’amministrazione motiva l’abbattimento con ragioni tecniche legate alla stabilità delle piante e alla coerenza del nuovo assetto della piazza. I comitati contestano invece la necessità del taglio, sostenendo che i cedri siano sani e che la perdita di alberi maturi produca un danno ambientale non compensabile nel breve periodo.
Le voci dalla piazza
Tra le voci più attive nella mobilitazione c’è quella di Armanda Bellazzini, referente del comitato Di Piazza in Piazza. Il comitato fa parte di un gruppo di organizzazioni, come il comitato Sos cedri, Legambiente, Pro Natura e Lipu, che seguono da vicino sia gli sviluppi legali sia la presenza quotidiana in piazza. La lettura degli ultimi eventi, dal loro punto di vista, è strettamente legata al percorso giudiziario che accompagna la vicenda.
«Il TAR non è mai entrato nel merito della questione», spiega Bellazzini. «La sentenza si è limitata a dichiarare il nostro ricorso tardivo. Secondo i giudici avremmo dovuto impugnare gli atti già nel 2024, quando era stato presentato il progetto di fattibilità. Ma in quel momento non c’era ancora un progetto esecutivo».
Un passaggio che, secondo il comitato, rappresenta uno dei nodi centrali del contenzioso. «Noi avevamo avviato un’altra azione davanti al tribunale civile», continua Bellazzini. «Nel frattempo il Comune è passato dalla fattibilità al progetto esecutivo. Quando il tribunale civile ha dichiarato la propria incompetenza, ci siamo rivolti al TAR, ma a quel punto il progetto esecutivo era già stato approvato». Da qui la decisione di ricorrere al Consiglio di Stato, la cui pronuncia è attesa per il 5 marzo.

Il comune, però, nel frattempo ha deciso di muoversi e anticipare i tempi. «Domenica sera abbiamo iniziato a ricevere segnalazioni su un possibile avvio dei lavori», racconta Bellazzini. «Alcuni di noi hanno deciso di restare in piazza. Alle cinque del mattino sono arrivati i camion con le transenne e sono iniziate le operazioni».
A venire in aiuto di chi si oppone ai lavori è un aspetto procedurale: «Insieme ai consiglieri di minoranza abbiamo chiesto di visionare i documenti», spiega. «A nostro avviso lo schema di cantierizzazione non era completo. Mancavano indicazioni fondamentali sulla gestione dell’area». Nel corso della mattinata, mentre la piazza si popola di cittadini pacificamente radunati attorno alle transenne, la situazione evolve rapidamente. «La partecipazione è stata sorprendente», osserva Bellazzini. «Molte persone si sono fermate spontaneamente, creando un clima che ha reso evidente quanto la questione sia sentita».
Poche ore dopo arriva la decisione dell’amministrazione di sospendere le operazioni. «La sindaca ha annunciato che il cantiere non sarebbe proseguito almeno fino alla pronuncia del Consiglio di Stato», dice Bellazzini. «Ora attendiamo quella data, continuando a mantenere una presenza informativa in piazza». Al di là degli aspetti legali, il comitato insiste sul significato più ampio della mobilitazione. «Non siamo contrari alla riqualificazione», precisa Bellazzini. «Contestiamo l’idea che debba necessariamente passare attraverso l’abbattimento di alberi che riteniamo sani e di grande valore per la città».
Nel frattempo, Piazza Europa continua a essere un luogo di incontro e confronto. I comitati mantengono una presenza quotidiana con presìdi informativi, mentre il caso dei cedri è ormai diventato oggetto di un dibattito che va oltre i confini della piazza, coinvolgendo una parte significativa della cittadinanza.
La perdita di alberi adulti comporta un vuoto ecosistemico destinato a durare a lungo
Un dibattito che si allarga
La vicenda dei cedri di Piazza Europa ha nel frattempo superato i confini cittadini, attirando l’attenzione di esperti, associazioni ambientaliste e figure pubbliche. Tra le prese di posizione più nette c’è quella di Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, che nei giorni scorsi è intervenuto su La Stampa a sostegno della tutela degli alberi.
Secondo Mercalli, non vi sarebbero elementi sufficienti per giustificare l’abbattimento di piante che vengono descritte come sane e strutturalmente robuste. Il climatologo ha richiamato in particolare il ruolo del verde urbano nel contesto delle città contemporanee, sempre più esposte a ondate di calore e stress climatico. Alberi maturi, ha sottolineato, garantiscono ombra, raffrescamento naturale, assorbimento di anidride carbonica e un valore paesaggistico che non può essere rapidamente sostituito con nuove piantumazioni.
Un punto, quest’ultimo, su cui insistono anche diverse associazioni ambientaliste. In una lettera congiunta, Legambiente, Pro Natura e l’associazione Di Piazza in Piazza hanno ricordato come la perdita di alberi adulti comporti un vuoto ecosistemico destinato a durare a lungo: i nuovi impianti, pur numerosi, impiegheranno decenni prima di svolgere le stesse funzioni ambientali dei cedri abbattuti.
L’interesse suscitato dal caso di Cuneo si inserisce così in un dibattito più ampio che riguarda molte città italiane, dove interventi di rigenerazione urbana entrano spesso in conflitto con la tutela del verde esistente. In attesa della pronuncia del Consiglio di Stato, prevista per il 5 marzo, Piazza Europa resta un luogo sospeso, in cui una comunità continua a fare da guardia, sotto l’ombra di dieci grandi alberi.









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