19 Febbraio 2026 | Tempo lettura: 7 minuti

Dal seme alla food forest: nelle Madonie un progetto che unisce biodiversità e cittadini

Tra Petralia Sottana e Petralia Soprana prende forma il progetto BBB – Bats, Birds and Butterflies: oltre 2000 piante già messe a dimora, nuove azioni per la biodiversità e un seminario aperto alla cittadinanza per progettare insieme una food forest.

Autore: Salvina Elisa Cutuli
food forest petralia sottana
L'articolo si trova in:

Abitare un territorio non significa solo attraversarlo o ammirarlo. Serve osservarlo per coglierne le trasformazioni e gli equilibri, serve entrarci dentro per davvero, sporcarsi le mani e trasformare l’attenzione in azione. Nel territorio compreso tra Petralia Sottana e Petralia Soprana sta succedendo proprio questo: la cura del paesaggio non è solo un’intenzione, è una pratica condivisa con la comunità locale scesa in campo per partecipare alle prime azioni concrete di un progetto di rigenerazione che guarda al futuro. 

BBB – Bats, Birds and Butterflies, promosso dal Collettivo Rewild Sicily ETS, è il nome del progetto e rappresenta uno dei tasselli di un più ampio percorso di rigenerazione ecologica e sociale nel territorio madonita. Finanziato da RESCOM – Bando per i Piccoli Progetti del Mediterranean Biodiversity Consortium, con il supporto del Fondo Francese per l’Ambiente Globale (FFEM), della Fondazione MAVA e dell’Agenzia Francese per lo Sviluppo (AFD), BBB – Bats, Birds and Butterflies usa alberi e infrastrutture verdi per ricostruire habitat a rischio per uccelli, pipistrelli e farfalle – 16 le specie target – e allo stesso tempo generare benefici diretti per la popolazione locale.

Dalla stabilizzazione dei versanti all’ombreggiamento, dal miglioramento paesaggistico a nuove opportunità di ecoturismo, per una biodiversità che diventa leva di sviluppo. Il progetto, della durata di un anno, prevede diversi momenti. Le azioni già avviate includono l’installazione di 30 cassette nido e bat box nella pineta di Petralia Sottana, la creazione di una siepe lungo una storica trazzera che collega le due Petralie, Soprana e Sottana – un percorso che rientra nella Via dei Frati – e interventi di riforestazione e semina su terreni dell’ASFO, l’associazione fondiaria nata dall’unione tra Comune e proprietari di terreni abbandonati. A oggi sono già oltre 2000 le piante messe a dimora grazie alla partecipazione attiva della cittadinanza. 

food forest
Il progetto BBB – Bats, Birds and Butterflies ha scelto fin dall’inizio di coinvolgere tutte le generazioni. Foto di Mathia Coco

La food forest progettata da chi la vivrà

Il prossimo passo è la creazione di una food forest lungo un tratto poco utilizzato di una vecchia strada che collegava il versante sud delle Madonie. Dal 27 febbraio al 1° marzo si terrà un seminario con sessione pratica aperta alla cittadinanza per realizzare una food forest comunitaria. La progettazione verrà fatta durante il corso insieme alle persone del territorio. Non un progetto calato dall’alto, dunque, ma un percorso di co-progettazione.

Ai partecipanti verranno forniti strumenti tecnici e conoscenze e saranno loro a definire struttura e composizione dello spazio. In primavera seguirà un ulteriore momento formativo dedicato a guide ambientali e volontari, con focus su come raccontare il paesaggio attraverso il trekking e monitorare i cambiamenti della fauna e della flora. Oltre ad alberi e piantumazioni, il progetto si pone lo scopo di lasciare competenze sul territorio. 

«L’obiettivo è ridurre il conflitto, spesso dato per scontato, tra tutela della natura e bisogni delle comunità locali. Il progetto sceglie di farlo partendo dall’esperienza diretta del territorio, puntando sulle attività outdoor – cammini, turismo lento, ecoturismo, equiturismo, cicloturismo – come strumenti di connessione tra persone e paesaggio. È una vera e propria “formazione in cammino”, non solo escursioni, ma occasioni per imparare a leggere il territorio, raccontare ciò che è stato realizzato e monitorare i cambiamenti positivi nella fauna e nella flora. La comunità viene accompagnata ad acquisire competenze concrete, così da poter diventare protagonista nella gestione e nella narrazione del proprio ambiente», commenta Salvatore, responsabile progetto BBB.

La progettazione della food forest comunitaria verrà fatta insieme alle persone del territorio

L’idea è che possa nascere un’associazione o anche un gruppo informale capace di raccoglierne l’eredità e portarla avanti nel tempo. Non solo per continuità ideale, ma anche per generare opportunità economiche legate all’ecoturismo. Le guide locali, ad esempio, vengono coinvolte per ampliare la loro lettura del territorio. Inserire nuovi elementi paesaggistici – come una food forest o una siepe riforestata – significa offrire nuovi contenuti, nuove storie, nuove esperienze ai visitatori.

Ogni intervento diventa un “propagulo”, qualcosa che cresce nel tempo, si arricchisce e può essere ulteriormente migliorato. Il risultato è una comunità più consapevole, capace di comprendere ciò che è stato fatto e di proseguire in autonomia lungo il percorso avviato, trasformando la cura del territorio in una risorsa culturale ed economica duratura.

Una comunità che risponde

BBB – Bats, Birds and Butterflies ha scelto fin dall’inizio di coinvolgere tutte le generazioni. La prima presentazione si è svolta durante la Giornata dell’Albero con tutte le scuole, dall’asilo fino alle classi delle superiori. Le attività pratiche sul campo, complice l’inverno rigido tra pioggia e neve, hanno visto soprattutto la partecipazione degli adulti, ma l’impostazione resta inclusiva e intergenerazionale. Allo stesso tempo, alcune azioni – come il corso sulla food forest e la formazione per guide e volontari – mirano in modo più specifico ai giovani under 30.

«È una scelta strategica. In quella fascia d’età non mancano idee ed entusiasmo, spesso mancano strumenti operativi per trasformare le intuizioni in progetti concreti. Qui il percorso prova a colmare proprio questo divario», sottolinea Salvatore. E non solo. Il progetto infatti mette d’accordo giovani e meno giovani. É successo, ad esempio, grazie al metodo Miyawaki sperimentato qui per la prima volta in Sicilia in occasione del progetto.

food forest
Oltre 2000 piante sono state messe a dimora grazie alla partecipazione attiva della cittadinanza. Foto di Mathia Coco

Si tratta di una tecnica di riforestazione nata in contesti più continentali e ancora poco diffusa nell’area mediterranea, ma che nelle Madonie sta dando risultati incoraggianti. Il metodo, ideato dal botanico giapponese Akira Miyawaki, prevede una piantumazione ad altissima densità: giovani alberi e arbusti, preparati in vivaio, vengono messi a dimora a circa 40 centimetri di distanza l’uno dall’altro. L’effetto è quello di simulare una rigenerazione naturale successiva a un evento catastrofico, come se una foresta fosse stata improvvisamente azzerata e il suolo, grazie alla propria banca semi, ripartisse in modo compatto e competitivo.

Questa densità accelera la crescita, favorisce la cooperazione tra le piante e, una volta superata la fase iniziale, richiede meno interventi di manutenzione rispetto ai rimboschimenti tradizionali. All’inizio non sono mancati i dubbi soprattutto tra gli adulti, poco abituati a vedere piantine così fitte e a immaginare che potessero svilupparsi correttamente. Lo scetticismo era comprensibile, cambiare metodo significa mettere in discussione abitudini consolidate. Eppure la fiducia ha prevalso. 

Per il corso dedicato alla food forest verrà adottata l’agroforestazione sintropica, più diffusa nel Mediterraneo e maggiormente orientata all’integrazione tra produzione alimentare e rigenerazione ecologica. La scelta di affiancare modelli differenti ha l’obiettivo di mostrare che esistono più strade per raggiungere risultati simili e offrire alla comunità strumenti diversificati. «Questo progetto sta diventando catalizzatore di relazioni, fiducia istituzionale e nuove energie civiche. Anche il rapporto con Petralia Sottana si è rivelato particolarmente fertile grazie a un’amministrazione presente che conosce molto bene il territorio».

«Il progetto stesso si è adattato grazie ai suggerimenti arrivati dalla comunità locale che ha contribuito a migliorare e ricalibrare alcune scelte iniziali», conclude Salvatore. In generale si stanno creando connessioni con altri percorsi su territorio, ambiente e partecipazione giovanile. E questo luogo è un punto di riferimento anche per i centri più piccoli limitrofi che spesso non hanno la stessa capacità propulsiva ma possono agganciarsi a un’esperienza già avviata». Perché la vera rigenerazione non è solo ecologica, è anche sociale, culturale, economica e consiste nella capacità di un territorio di tornare a sentirsi responsabile del proprio futuro.