Cammini, il trend continua: anche nel 2025 cresce il movimento dei camminatori
Qualche anticipazione sull’edizione 2026 del dossier “Italia, paese di cammini” realizzato da Terre di Mezzo, che verrà presentato venerdì 13 marzo alla fiera milanese Fa’ la Cosa Giusta!
Anche nel 2025 il mondo dei cammini continua a crescere. Le prime anticipazioni in vista del nuovo dossier di Terre di mezzo Editore confermano un trend ormai consolidato: aumentano i pernottamenti registrati e si rafforza, anno dopo anno, il movimento dei camminatori in Italia. «Questi segnali ci raccontano che non si tratta di una moda passeggera, ma di un modo sempre più diffuso di viaggiare lentamente e attraversare i territori», afferma Luca Dei Cas, responsabile del settore cammini di Terre di mezzo, a pochi giorni dalla presentazione del nuovo report.
Il dossier sui cammini, giunto alla sua nona edizione, prova ogni anno a fotografare l’evoluzione del fenomeno in Italia, mettendo in luce non solo i numeri dei singoli itinerari, ma soprattutto la crescita complessiva del camminare come pratica di viaggio e di scoperta del territorio. Un lavoro che negli anni è diventato uno dei punti di riferimento per osservare lo stato di salute di questo settore in continua trasformazione.
Non è un caso che i cammini abbiano uno spazio sempre più importante anche dentro Fa’ la cosa giusta!, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili organizzata da Terre di mezzo, dove negli ultimi anni questo ambito è cresciuto fino a diventare quasi una “fiera nella fiera”. Sarà proprio qui, venerdì 13 marzo, che verrà presentata l’edizione 2026 del report “Italia, paese di cammini”.

Aumentano cammini e camminatori
Sebbene per i dati ufficiali bisognerà aspettare venerdì, quando il nuovo dossier di Terre di Mezzo verrà presentato pubblicamente, Dei Cas ci anticipa che il trend di crescita osservato negli anni passati si è confermato anche nel 2025. La raccolta dei dati si è chiusa solo nelle ultime settimane, ma tra i primi elementi emersi c’è il netto superamento dei 200.000 camminatori registrati tramite credenziali. Un dato che conferma un andamento ormai consolidato: «C’è una costanza nella crescita. Quella del cammino non è una moda in cui ci si buttano tutti un anno e poi l’anno dopo basta; è proprio un modo diverso di fare turismo, di viaggiare, di scoprire il territorio», osserva Dei Cas.
Da anni infatti i report pubblicati da Terre di Mezzo raccontano l’espansione progressiva del fenomeno e il consolidarsi del cammino come pratica sempre più diffusa di turismo lento: dalle 17.988 credenziali distribuite nel 2017 si è passati alle 59.538 del 2021, alle 86.000 del 2022, alle 101.419 del 2023, fino alle 122.338 del 2024. Nello stesso arco di tempo è cresciuta anche la platea stimata dei camminatori, passata dai 123.000 del 2022 ai 148.000 del 2023, fino ai 191.465 del 2024, mentre i pernottamenti hanno raggiunto quota 1,435 milioni.
Pernottamenti registrati nel 2025
Di pernottamenti nel 2024
Cammini censiti nel 2024
Le credenziali – una sorta di passaporto del camminatore rilasciato dall’associazione o ente che gestisce il cammino e che viene timbrato lungo il percorso – sono uno degli strumenti più usati per monitorare il fenomeno. Non restituiscono però una fotografia completa del numero reale di turisti a piedi: molti camminatori, soprattutto tra i più giovani o tra chi si muove in modo più autonomo, non le utilizzano. Restano comunque un indicatore utile per leggere l’andamento del settore nel tempo, soprattutto se affiancate ad altri dati come pernottamenti, attestati finali e rilevazioni raccolte dai singoli cammini.
La crescita riguarda anche l’offerta. Negli ultimi anni si è ampliato il numero dei cammini censiti, organizzati e in grado di offrire strumenti di accoglienza e riconoscimento lungo il percorso. Un indicatore utile è quello dei cammini che rilasciano il Testimonium, il documento che certifica il compimento di un pellegrinaggio: erano 3 nel 2017, 19 nel 2021 e 47 nel 2022. In attesa dei nuovi dati, nel dossier dedicato al 2023, invece, Terre di Mezzo raccoglie dati riferiti a 92 cammini, fotografando un settore sempre più diffuso su scala nazionale.
I giovani camminano, ma spesso sfuggono ai radar
Tra i luoghi comuni che il dossier di Terre di Mezzo ha varie volte provato a smontare c’è anche quello secondo cui i giovani sarebbero poco interessati ai cammini. L’edizione 2024 di “Italia, paese di cammini” mostrava che il 32% dei camminatori ha meno di 45 anni, il 53% si colloca nella fascia tra i 46 e i 65 anni, mentre il 15% ha più di 65 anni. Un dato che suggerisce come il fenomeno sia trasversale, ma ancora particolarmente forte tra gli adulti, più che tra i giovanissimi.
Tuttavia, spiega Luca Dei Cas, sarebbe sbagliato leggere questo dato come sintomo di un disinteresse. «Non è che ai giovani non interessi andare a camminare, semplicemente spesso vivono questa esperienza in modo diverso rispetto ai camminatori più “tradizionali”. Molti camminano al di fuori delle vie ufficiali del mondo del cammino, non tutti prendono la credenziale, non tutti si appoggiano alle associazioni di riferimento e non tutti entrano nei circuiti più strutturati. Per questo una parte del fenomeno rischia di restare invisibile nelle rilevazioni».

Inoltre, secondo Dei Cas, molti giovani cercano formule più brevi, flessibili e accessibili economicamente, che non tutti i cammini sono in grado di fornire. «Non a caso uno dei percorsi più amati è la Via degli Dei, che ha due caratteristiche importanti: una durata contenuta, al massimo sei giorni se vuoi farlo con calma, e la possibilità di dormire in tenda in molte tappe». Al contrario, cammini più lunghi come il Cammino di Santiago o la Via Francigena, se percorsi per intero, richiedono 30, 40 o 50 giorni, una disponibilità di tempo difficilmente compatibile con chi studia o lavora. «Per questo – conclude – sarebbe utile progettare percorsi e servizi capaci di rispondere meglio alle loro esigenze, anche economiche».
Fenomeno Zalone: quali effetti?
Tra i temi che hanno acceso il dibattito nel mondo dei cammini c’è anche il possibile “effetto Zalone” legato a Buen Camino, il film record di incassi uscito nelle sale italiane il 25 dicembre 2025 e ambientato sul Cammino di Santiago. Secondo Luca Dei Cas, il film è stato accolto insieme con curiosità e qualche timore dalla comunità dei camminatori. «Complessivamente – osserva – tutto ciò che contribuisce a una narrazione positiva del cammino è potenzialmente utile, perché instilla il seme della possibilità anche in chi prima non conosceva affatto questo mondo».
Il punto adesso è capire dove si riverserà quell’interesse: se soprattutto verso Santiago – col rischio di complicare ulteriormente una situazione già caratterizzata da overtourism – oppure, almeno in parte, anche sui cammini italiani. Per quel che riguarda questi ultimi, osserva Dei Cas, non si può ancora parlare di rischio sovraffollamento, perlomeno non in generale: oggi pesa soprattutto la concentrazione dei flussi in alcuni periodi dell’anno. È per questo che il possibile “fenomeno Zalone” può essere letto anche come un’occasione: trasformare una popolarità improvvisa in una porta d’ingresso verso un’offerta più ampia, diffusa e meno competitiva tra territori.
Le differenze territoriali, il ruolo della crisi climatica e le nuove sfide
La crescita dei cammini però non è uniforme in tutto il Paese. Come osserva Dei Cas, l’assenza di una regia nazionale fa sì che ogni regione si muova in modo autonomo, con investimenti, tempi e visioni differenti. Alcuni territori, come la Toscana, hanno puntato su questo settore in anticipo, anche come risposta alla saturazione delle mete più turistiche, investendo su itinerari come la Via Francigena e sulla loro strutturazione.
Negli ultimi anni però si sono mosse con decisione anche diverse regioni del Sud, tra cui Sardegna, Sicilia e Puglia, che hanno colto nel cammino una possibilità per allungare la stagione turistica e tenere vive le strutture ricettive anche nei mesi tradizionalmente considerati di bassa stagione. Un quadro in cui inizia a giocare un ruolo importante anche la crisi climatica: se alcuni itinerari del Sud diventano sempre più difficili da percorrere nei mesi estivi, al tempo stesso crescono le opportunità di cammino fuori stagione e si aprono nuovi spazi anche nelle aree di media montagna del Nord, dove si stanno affermando percorsi intermedi tra la semplice escursione giornaliera e le alte vie più impegnative.
La sfida adesso, conclude Dei Cas, non è solo accompagnare la crescita del fenomeno, ma riuscire a governarla, evitando che il mondo dei cammini si trasformi in una competizione frammentata tra territori, regioni e singoli itinerari. «Molto spesso si rischia di giocare in concorrenza: il mio cammino, il tuo cammino, il nostro cammino – osserva in conclusione –, mentre sarebbe importante raccontare i cammini italiani come un sistema unico: più ampio e variegato anche rispetto al Cammino di Santiago».
Accanto al tema della governance ci sono poi quello della destagionalizzazione – che può diventare una leva importante soprattutto nei territori meno battuti dal turismo di massa – e quello dei nuovi pubblici. Se davvero il cammino vuole consolidarsi come forma stabile di turismo lento, dovrà infatti attrezzarsi per parlare anche a chi oggi resta ai margini delle rilevazioni: giovani, viaggiatori con meno disponibilità economiche e persone che cercano esperienze più brevi, flessibili e accessibili.









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