30 Marzo 2026 | Tempo lettura: 3 minuti

Selena Meli al TEDxGiarre: “Le parole non descrivono il mondo, lo creano”

Alla prima edizione di TEDxGiarre, idee e testimonianze hanno acceso una nuova visione della Sicilia, tra narrazione e cambiamento concreto. Tra gli speaker anche Selena Meli, vicepresidente di Italia che Cambia.

Autore: Salvina Elisa Cutuli
seleni meli tedxgiarre cover
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Sabato 14 marzo, nella cornice dell’orto botanico Radicepura, si è svolta la prima edizione di TEDxGiarre. Una giornata ricca di emozioni, ma soprattutto di incontri, racconti, saperi ed esperienze che hanno trasformato questa cittadina – spesso nota alla cronaca nazionale come la città delle incompiute – in una città di futuro e visione.

“(Re)Think Sicily” è stato infatti il tema della giornata: non uno slogan, ma una vera e propria sfida a ripensare questa terra in tutta la sua forza, bellezza e capacità di innovare. Tra i diciassette speaker c’era anche Selena Meli, vicepresidente di Italia che Cambia, che con forza e passione ha accompagnato la platea in un viaggio carico di emozioni: dal suo ritorno in Sicilia, con il desiderio di provare a cambiare qualcosa, fino all’incontro con Italia che Cambia, che ha trasformato profondamente non solo la sua vita, ma anche il suo modo di guardare e raccontare l’isola.

Attraverso il suo talk, “Le parole che cambiano i territori”, ha dato voce a storie concrete di cambiamento, spesso invisibili al grande pubblico, restituendo, in pochi minuti, un’immagine della Sicilia autentica, virtuosa e visionaria. «Il problema non è la Sicilia, ma come la raccontiamo. In Sicilia siamo bravissimi a dire cosa non funziona, a lamentarci. È quasi uno sport regionale. La sanità, i trasporti, la politica, i rifiuti. Attenzione, è tutto verissimo. Ma se ti fermi lì, non stai facendo informazione. Ti stai solo sfogando».

Nel corso del talk emerge una metafora che restituisce con efficacia il cuore del messaggio. Immaginiamo la Sicilia come un paziente a cui ogni giorno viene fatta una TAC e a cui, sempre ogni giorno, viene detto che c’è qualcosa che non va, senza dire però dove il corpo sta reagendo. Quel paziente – la Sicilia – non avrà mai di alzarsi e camminare. Non avrà mai voglia di reagire.

Proseguendo, Selena Meli ha evidenziato come il ruolo del giornalismo sia determinante nella costruzione di un nuovo immaginario collettivo e come Italia che Cambia lavori da anni in questa direzione. Il giornalismo costruttivo non nega i problemi – e in Sicilia ce ne sono molti, dalla mafia all’inquinamento industriale – ma affianca ad essi soluzioni concrete. Un giornalista che adotta questo approccio non si limita a informare, è capace di generare movimento, ispirazione e voglia di agire.

Come ha sottolineato Selena, «il racconto diventa un atto civico. Per anni ci hanno detto che il giornalismo deve essere “oggettivo” e neutrale. Sì, certo. Ma l’oggettività totale non esiste, esiste la responsabilità. Se ogni giorno racconti solo ciò che non funziona alleni le persone all’impotenza. Stai dicendo, senza dirlo: “Non c’è niente da fare, aspetta che qualcun altro cambi al posto tuo”».

Se è vero che il giornalismo può fare la differenza, è anche vero che ognuno di noi può prestare attenzione alle parole che usa e alle storie che sceglie di condividere. Ognuno può decidere di raccontare la Sicilia da una prospettiva diversa, quella che fiorisce, che semina cambiamento. È così che si coltiva un ottimismo intelligente, concreto e costruttivo. Un ottimismo che, in un contesto storico spesso buio e disilluso, riesce ancora a sorprendere e a generare speranza autentica. Una speranza fatta di sogni concreti che, grazie all’impegno e alla determinazione, diventano realtà tangibili. Quelle realtà che meritano di essere conosciute.