Le Sfide dell’educazione: a Milano si mettono a nudo problemi e opportunità della scuola italiana
Dal 13 al 15 marzo torna Sfide, l’appuntamento dedicato alla formazione della comunità educante, che riflette sul futuro della scuola italiana. Perché la complessità non è un problema da risolvere. È un luogo da abitare.
La scuola di tutti. È questo il payoff di Sfide, l’evento annuale che grazie al contributo di professionisti e professioniste non solo dell’istruzione ma anche della pedagogia, dell’inclusione, dell’arte, affronta i temi caldi della scuola italiana. Ma è vero che la scuola è di tutti? Viviamo in un’epoca in cui le sfide – appunto! – sono numerose e ostiche, dalla necessità di ritrovare il senso della missione educativa all’urgenza di studiare e attuare modelli scolastici più aggiornati, più efficaci, più attenti alla persona, fino al tema ormai sistemico della carenza di risorse, soprattutto economiche.
Già, perché l’Italia è al terz’ultimo posto in Europa per la spesa per l’istruzione – settore che beneficia solo del 4% del PIL – e i risultati si vedono. Per il team di Sfide è quindi importante partire dal basso, dalle origini, per “continuare a costruire la scuola di tutte e tutti: inclusiva, critica, creativa e attenta al benessere di studenti e docenti”.
L’appuntamento di Sfide a Fa’ la cosa giusta!
Dal 13 al 15 marzo, a Milano, alla fiera di Rho, torna Sfide – La scuola di tutti, all’interno di Fa’ la cosa giusta!. “Orientarci nella complessità” è il titolo di questa nona edizione, ma anche una chiamata collettiva alla responsabilità, in un tempo attraversato da trasformazioni profonde che fanno interrogare sul senso stesso del fare scuola.

Promossa dalla casa editrice Terre di Mezzo in collaborazione con Erickson e con il Movimento di Cooperazione Educativa, Sfide si rivolge a dirigenti scolastici, insegnanti, educatori, genitori e studenti con un programma di oltre 100 workshop e momenti di confronto. Ciò che colpisce di questo evento è la postura. In un’era che premia i reel, le verità in tasca e i decaloghi vuoti, Sfide sceglie di fornire gli strumenti per abitare la complessità senza restarne sopraffatti.
La scuola davanti alle nuove Indicazioni
L’edizione 2026 si colloca in un passaggio cruciale: l’entrata in vigore delle nuove Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo. Dopo oltre un decennio la scuola italiana riformula la propria prospettiva culturale e pedagogica. Sfide sceglie di farlo indagando soprattutto gli spazi di libertà e autonomia dei docenti: quale margine esiste per una didattica realmente inclusiva, critica e trasformativa? In che modo si può evitare che la complessità diventi un alibi che paralizza il cambiamento?
A discuterne, tra gli altri, Dario Ianes, docente ordinario di pedagogia e didattica dell’inclusione presso la Libera Università di Bolzano, e Simona D’Alessio, dirigente scolastica di un istituto comprensivo della periferia romana, che analizzeranno il posizionamento culturale delle nuove Indicazioni. Cristiano Corsini, professore ordinario di Pedagogia sperimentale all’Università Roma Tre, rifletterà invece sul senso di una valutazione formativa capace di orientare e non comprimere la libertà di insegnamento.

Sfide rivendica con chiarezza la propria idea di scuola. «Per noi – spiega Piero Magri, responsabile dell’evento – la scuola è il luogo privilegiato di educazione alla democrazia, alla relazione con l’altro, all’aiuto reciproco e alla collaborazione. È il luogo per conoscere e convivere». In questa prospettiva, «la responsabilità politica della comunità educante è quella di sviluppare la capacità di “stare e lavorare con altri diversi da me”. La conoscenza non è mai un fatto individuale: ciò che so è possibile perché altri sanno, è frutto anche della loro consapevolezza. E questo vale per tutti – studenti, insegnanti, genitori, territorio – perché come si impara insieme, così si insegna insieme».
I vari filoni, dalla parità all’educazione al dialogo
Tra i momenti più significativi in calendario c’è l’evento inaugurale del 13 marzo, in occasione del quale si terrà il primo incontro dal vivo tra classi italiane e studenti del Sud del Libano, coinvolti in un progetto di gemellaggio. Un gesto simbolico in cui la scuola diventa spazio di diplomazia voluto dal basso, capace di intrecciare relazioni anche dove i contesti geopolitici parlano il linguaggio della guerra.
Il compito educativo non è fornire risposte preconfezionate, ma stare insieme nelle domande
Uno dei filoni più partecipati è quello che riguarda il benessere in classe e la salute psicofisica di studenti e insegnanti. Dialogheranno lo psicoterapeuta Alberto Pellai e Barbara Tamborini, psicopedagogista, che proporranno uno sguardo generativo sull’adolescenza, tra neuroscienze e responsabilità educativa. La narrazione emerge come strumento potente di regolazione emotiva e costruzione di senso, dalla scrittura autobiografica terapeutica alle pratiche di educazione alla nonviolenza proposte da Daniele Aristarco. Da questa angolazione a scuola le emozioni diventano parte integrante del processo formativo.
Nel filone “Scuola creativa”, l’arte è intesa come dispositivo relazionale e pedagogico. Lo scrittore Pierdomenico Baccalario, il rapper Amir Issaa, l’autore Gianluca Caporaso e l’illustratrice Marianna Balducci – autrice della locandina 2026 – porteranno esperienze in cui storytelling, musica e arti visive diventano strumenti per allenare il pensiero divergente e costruire una scuola realmente democratica. In parallelo, l’atelier permanente sulla fisica-meccanica di Reggio Children offrirà un’immersione nel Reggio Emilia Approach, filosofia educativa che vede il bambino come soggetto competente, capace di apprendere attraverso molteplici linguaggi e di crescere nella relazione con gli altri. La dimostrazione di come anche le discipline STEAM
– scienze, tecnologia, matematica, arte, ingegneria – possano essere proposte con un approccio laboratoriale e cooperativo.
Non manca poi uno spazio dedicato a stereotipi, parità di genere e consenso. Tra le voci coinvolte, Irene Biemmi, impegnata nel lavoro sugli albi illustrati come strumenti di educazione alla parità. In questo contento le parole diventano strumenti di precisione per costruire relazioni rispettose e inclusive. Nel filone “Educare al pensiero critico” invece, l’orientamento viene riletto come educazione alla vita prima che al lavoro: una prospettiva che invita a fornire agli studenti strumenti per riconoscere le proprie aspirazioni dentro un mondo segnato da profonde diseguaglianze.

Ma che scuola stiamo costruendo per bambini e bambine che crescono in un mondo attraversato da conflitti, crisi ambientali e trasformazioni digitali? «La scuola – osserva Magri – è forse una delle poche realtà che ha davvero a cuore l’infanzia, scomparsa dalla cosiddetta agenda politica. Come dice Franco Lorenzoni, deve succedere qualcosa di molto grave per accorgerci dei bambini».
Secondo Magri, «di fronte ai cambiamenti rapidi e ai conflitti che esplodono, il compito educativo non è fornire risposte preconfezionate, ma stare insieme nelle domande. Significa “ri-costruire” il senso, ricostruire fiducia nel mondo, nelle cose, negli altri. E per farlo occorre tempo: tempo di ascolto, di attesa, di dialogo, di riflessione. Un tempo che la scuola può e deve proteggere».
Una scuola come comunità che cambia
Come mamma di una figlia di quasi nove anni, ogni volta che sento parlare di scuola inclusiva, di benessere in classe e di pensiero critico, non immagino un sistema astratto. Penso agli insegnanti che la stanno accompagnando in questi anni, allo sguardo che riceve quando sbaglia, allo spazio che ha oggi e avrà in futuro per esprimere chi è. “Orientarci nella complessità” allora è la domanda che porto anch’io come mamma.
Se la scuola riuscirà a trasformare tutta la nostra complessità odierna e quotidiana in occasione di crescita, mia figlia – e tanti bambini e bambine come lei – potranno imparare non solo a orientarsi nel mondo, ma a dialogare con le differenze e a costruire comunità educanti capaci di cambiare insieme. E forse è proprio questa la sfida più grande: fare della scuola uno spazio in cui il futuro si prova a immaginare, praticandolo ogni giorno, un po’ alla volta.









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