Non solo vacanze: i campi estivi in tenda dove ragazze e ragazzi possono ripartire da sé
Dei campi estivi che non solo sono un modo per trascorrere del tempo in mezzo alla natura, ma rompono anche gli schemi che spesso intrappolano bambini e ragazzi. Ne abbiamo parlato con Matteo Rossi, Presidente della cooperativa Liberi Sogni, che organizza i campi.
Ci sono interviste in cui fai domande e prendi appunti. E poi ci sono quelle in cui, mentre l’altra persona parla, ti tornano addosso pezzi di vita. Con Matteo Rossi è andata così: non lo stavo ascoltando da esterno e non solo perché parlava dei campi estivi di Cascina Rapello. È qui, nel Monte di Brianza, che la Cooperativa Liberi Sogni – di cui Matteo è presidente – organizza campi diurni per i più piccoli, residenziali in tenda per la fascia 9-13 anni, campi internazionali in inglese per i 14-18 anni e anche esperienze “papà e figli”.
Detta così potrebbe sembrare una proposta estiva come tante. Dentro R.I.C.C.I.O. – il progetto di cui Italia che Cambia è partner insieme a Liberi Sogni, a due scuole superiori della provincia di Lecco e a Retesalute – quei campi raccontano invece qualcosa di più: che cosa succede a ragazze e ragazzi quando escono, anche solo per pochi giorni, dalla logica della prestazione e tornano dentro un’esperienza vera, fisica, condivisa.
Anni fa ho accompagnato anch’io bambini e ragazzi nei campi natura, prima al Lago di Vico e poi sul litorale laziale. Per questo, mentre Matteo parlava, non mi arrivavano solo concetti: mi tornavano addosso situazioni, immagini, dinamiche che conoscevo bene. Quel momento preciso in cui un bosco, una tenda e una vita condivisa smettono di fare da cornice e cambiano davvero il modo in cui un gruppo sta insieme.

Forse anche per questo dentro R.I.C.C.I.O. i campi estivi non sono un contorno. Sono uno dei luoghi in cui la rigenerazione dei castagneti incontra educazione, inclusione e territorio. Quando Matteo mi parla dei campi come di «un’occasione per ripartire da capo», non sta lanciando uno slogan: sta dicendo che per molti ragazzi il punto oggi è poter entrare in un luogo senza essere subito misurati, letti, incasellati e avere almeno per qualche giorno «uno spazio in cui essere se stessi», prima del voto, della performance, dell’immagine da reggere.
Campi estivi in tenda: uno spazio in cui ricominciare
Qui il punto non è solo stare bene in natura. È vedere che cosa succede quando un ragazzo può farsi conoscere da capo, senza arrivare già preceduto da un ruolo. Non più “quello timido”, “quello difficile”, “quello che va male a scuola”, ma uno che entra in un gruppo e si mette in gioco per quello che è o per quello che prova a diventare dentro quell’esperienza.
Matteo mi racconta, per esempio, che quando ai campi estivi partecipano ragazzi provenienti da comunità per minori cercano di farne arrivare al massimo uno per comunità. Non è un dettaglio organizzativo. È un modo per evitare che uno entri già segnato, già definito, già letto dagli altri prima ancora di parlare. Anche qui, quando Matteo parla di «ripartire da capo», non sta usando una formula: sta parlando di una soglia concreta, delicata, ma decisiva.
A questo punto mi torna in mente Marcella Danon, che in un’intervista pubblicata da Liberi Sogni parlava di ragazzi e ragazze spesso «iperprotetti fuori e abbandonati dentro». È una formula forte, ma qui si capisce bene che cosa significa: molto controllo, molte attività, molte attenzioni formali e insieme pochi spazi reali per sperimentarsi davvero. È anche per questo che Matteo insiste tanto sul bisogno di «essere se stessi». Non lo dice in astratto. Lo dice guardando a quello che vede accadere nei campi estivi.

Il bosco, concretamente
Quando Matteo dice che «la natura non è solo una cornice, ma è protagonista», io capisco subito che non sta alzando il tono. Sta parlando di cose molto semplici e molto fisiche: il fango, le zanzare, la stanchezza, il cibo da preparare, il camminare insieme, il dormire in tenda. Nei campi estivi di Cascina Rapello il bosco entra nelle giornate così, non come scenario bello da guardare ma come qualcosa che ti costringe a misurarti con te stesso, con gli altri, con il tempo e con il limite.
Su questo mi viene naturale entrare nel discorso, perché è uno dei punti in cui sento di più la vicinanza fra quello che racconta lui e quello che ho visto anch’io anni fa nei campi estivi. Nei contesti in cui lavoravo c’erano attività non competitive, dall’arco alla canoa, che servivano sì a scandire le giornate, ma soprattutto a costruire fiducia e relazione. Con Liberi Sogni il contesto è diverso, ma il punto che riconosco è simile: non conta solo quello che fai, conta quello che succede tra le persone mentre lo fanno.
È qui che una frase di Matteo prende davvero peso: «È un luogo bello, vero, reale e fisico in cui mettere in gioco i corpi». Mi sembra il modo più preciso per uscire dalla retorica del verde e dire una cosa molto concreta: che questi campi estivi funzionano quando il bosco smette di fare da sfondo e diventa esperienza. E quando succede, cambia anche il gruppo.
Far dimenticare lo smartphone
Su questo Matteo è molto chiaro e anche qui il punto non è fare la morale ai ragazzi. Quando mi dice che l’obiettivo è «provare a farlo dimenticare», capisco subito perché questa formula funziona meglio di qualsiasi discorso sul vietare o sul punire. Sposta tutto dal controllo all’esperienza: non togliere qualcosa e basta, ma far succedere altro, abbastanza forte da ridargli la giusta misura.

A Cascina Rapello ci sono anche limiti materiali che aiutano: pannelli solari, energia non infinita, telefoni da caricare uno per volta. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui. Il punto vero, mentre Matteo ne parla, è che nei campi estivi c’è altro da fare e da vivere: la musica, la tenda, il bagno nel fiume, la stanchezza della sera, il fatto di essere insieme in modo non mediato. È lì che lo smartphone perde peso. Non sempre, non magicamente, ma lo perde. E questo dice molto del tipo di esperienza che Liberi Sogni prova a costruire: non una guerra agli schermi, ma un contesto in cui gli schermi smettono, almeno per un po’, di occupare tutto lo spazio.
Il rischio giusto
Un altro punto che mi interessa, parlando con Matteo, è questo: nei campi estivi di Liberi Sogni la libertà non coincide mai con l’assenza di regole. Non c’è l’idea di lasciare i ragazzi da soli dentro l’esperienza. C’è piuttosto un contesto in cui ci si può misurare con qualcosa di reale, ma con adulti presenti. «La crescita nasce nel momento in cui tu hai la possibilità di misurare un rischio», mi dice. E lì capisco che non sta parlando di avventura in senso generico, ma di una cosa molto più precisa.
Subito dopo chiarisce che non esiste un rischio uguale per tutti. Ognuno lo incontra a modo suo, con il proprio corpo, le proprie paure, il proprio livello di sicurezza, il proprio bagaglio di esperienze. È qui che il discorso diventa interessante anche per chi dei campi estivi vede soprattutto la parte organizzativa: il punto non è scegliere fra iperprotezione e abbandono, ma stare in quella zona molto più difficile in cui accompagni senza sostituirti.
Fuori dai contesti abituali, poi, molte gerarchie saltano. Chi a scuola si sente marginale può scoprire di essere bravissimo a cucinare, a orientarsi, a fare gruppo, a usare le mani, a reggere una fatica. Anche questo, in fondo, è un modo di “ripartire da capo”: non come slogan, ma come esperienza concreta, visibile, che cambia il modo in cui un ragazzo guarda sé stesso e viene guardato dagli altri.
La speranza attiva
A un certo punto il discorso si sposta ancora più in là. Matteo parla di speranza attiva e lì, più che in altri passaggi, si capisce bene il legame fra i campi estivi e R.I.C.C.I.O. Mi racconta degli innesti di marroni sui castagni che daranno frutti fra dieci anni. Lo dice quasi come un esempio pratico, ma dentro c’è molto di più: fare una cosa adesso pensando a un tempo lungo, non all’immediato.
Pensare al 2035 o al 2040, non solo all’estate che arriva, significa già educarsi a un altro rapporto con il futuro. È qui che i campi estivi smettono di essere una parentesi. Stanno dentro un lavoro più ampio sul territorio, sui castagneti, sul rapporto fra persone e luoghi. E forse è anche questo che Matteo intende quando parla di speranza: non negare quello che manca, ma fare qualcosa che provi a spostarlo.
Vuoi approfondire?
Liberi Sogni organizza campi estivi diurni per i più piccoli, campi estivi residenziali in tenda per la fascia 9-13 anni, campi estivi internazionali in inglese per i 14-18 anni e campi “papà e figli”. Le attività si tengono a Cascina Rapello, nel Monte di Brianza, dentro un contesto di bosco, castagneti, vita all’aperto e manualità. Tenda, cucina condivisa, cammino, lavoro di gruppo, rapporto con la natura, disconnessione dagli schermi e attenzione educativa costante.
Per turni, fasce d’età, posti disponibili, costi, materiale da portare e modalità di iscrizione potete consultare questo link. Per informazioni dirette: campiestivi@liberisogni.org – 338.8320983










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