22 Maggio 2026 | Tempo lettura: 7 minuti

Api e impollinatori, oltre la contrapposizione: la biodiversità chiede alleanze

Dal convegno promosso da UNAAPI e BeeLab all’Università di Torino in occasione della Giornata mondiale delle api emerge una direzione chiara: serve una responsabilità condivisa per garantire la qualità degli habitat necessaria ad api allevate e impollinatori selvatici.

Autore: Paolo Cignini
Impollinatori su un fiore: biodiversità, habitat e tutela degli ecosistemi
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C’è una domanda che attraversa da tempo il dibattito sul rapporto, spesso discusso in modo troppo semplificato, tra api allevate e impollinatori selvatici: queste due categorie sono in competizione? Gli addetti ai lavori – scienziati, produttori, associazioni – provano a spostare il punto di vista, non perché il tema della convivenza tra specie diverse non esista, ma perché ridurlo a uno scontro rischia di farci guardare l’effetto e non le cause.

È stato proprio questo il tema centrale del momento di confronto tenutosi il 20 maggio 2026: in occasione della Giornata mondiale delle api, l’Università di Torino ha ospitato il convegno “Api e impollinatori: un impegno comune”, promosso da UNAAPI – Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani – e BeeLab. Una giornata di confronto tra ricerca scientifica, istituzioni e associazioni apistiche per ragionare sul declino di api e impollinatori.

E le cause, emerse dagli interventi scientifici e dalla tavola rotonda, hanno nomi molto concreti: perdita di habitat, semplificazione agricola, pesticidi, cambiamento climatico, frammentazione del territorio, scarsità di dati e difficoltà di costruire politiche davvero integrate. Si tratta di capire non solo quante api ci sono in un determinato ambiente, ma anche in che condizioni si trova tale ambiente: se offre fioriture, rifugi, continuità ecologica, suoli vivi e risorse sufficienti per sostenere comunità diverse di impollinatori.

Relatori del convegno su impollinatori e biodiversità all’Università di Torino
I relatori del convegno “Api e impollinatori: un impegno comune”, promosso da UNAAPI e BeeLab all’Università di Torino in occasione della Giornata mondiale delle api.

Api e impollinatori come specchio degli ecosistemi

Le api e gli altri impollinatori non sono un tema di nicchia. Sono parte di un sistema che tiene insieme biodiversità, agricoltura, paesaggio e salute degli ecosistemi. Simone Tosi, ricercatore dell’Università di Torino e moderatore della sessione scientifica, lo dice partendo da una constatazione semplice: «Le api e gli impollinatori vivono in sintonia con l’ambiente e dipendono da esso». Attraversano aria, acqua, nettare, polline, resine, suolo e coltivi. Sono esposti a contaminanti, scarsità di risorse, parassiti, predatori, alterazioni climatiche.

Per questo possono diventare indicatori sensibili della qualità dei territori. Quando entrano in difficoltà, il problema non è mai soltanto loro. «Anche una minima alterazione» dei loro comportamenti, ricorda Tosi, può produrre «grandi effetti a cascata». È un segnale che riguarda il modo in cui coltiviamo, costruiamo, semplifichiamo il paesaggio ed eliminiamo fioriture.

Non una guerra tra api allevate e selvatiche

Giuseppe Cefalo, presidente di UNAAPI, chiarisce il punto di vista del mondo apistico. Il convegno nasce per «creare un momento di condivisione tra il mondo della ricerca, le istituzioni politiche e le associazioni apistiche» e iniziare a parlare seriamente delle concause del declino di tutti gli impollinatori, «sia quelli selvatici che quelli allevati».

Il punto, secondo Cefalo, è spostare l’attenzione dagli effetti alle cause. «Le cause sono tante, sono interconnesse», dice. E riguardano soprattutto impoverimento degli habitat, erosione degli ecosistemi, trasformazioni agricole, pressioni ambientali che non si possono leggere con una sola lente. In questa prospettiva anche l’apicoltore cambia ruolo: non solo produttore, ma «sentinella ambientale» capace di raccogliere dati utili alla ricerca e alle decisioni pubbliche.

Roberto Vietti modera la tavola rotonda del convegno su api e impollinatori all’Università di Torino
Roberto Vietti, giornalista di Italia che Cambia, modera la tavola rotonda del convegno “Api e impollinatori: un impegno comune”.

È lo stesso passaggio che Roberto Vietti, giornalista di Italia che Cambia e moderatore della tavola rotonda, ha messo al centro nel confronto finale. «Così come la natura ci sta dicendo che bisogna collaborare, non competere», osserva, il convegno ha cercato di portare istituzioni, università e rete degli apicoltori a lavorare sui punti comuni, evitando polarizzazioni tra api e impollinatori selvatici. La domanda più utile è quali condizioni ambientali permettono la coesistenza e la salute di tutte le specie.

Habitat, dati, paesaggi: la complessità da cui ripartire

Da ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale –, Valerio Silli e Walter Bellucci riportano il ragionamento alla necessità dei dati. In Europa si parla di un calo consistente degli insetti impollinatori e di una quota rilevante di apoidei e lepidotteri minacciati – api e organismi affini da una parte, farfalle e falene dall’altra. Ma l’allarme, da solo, non basta. Per costruire politiche efficaci servono monitoraggi, dati ambientali, lettura della vegetazione, conoscenza delle specie presenti e delle pressioni locali. È un passaggio decisivo. Non esiste un “ambiente” generico, uguale ovunque. Esistono prati, pascoli, aree marginali, coltivi, parchi, suoli urbanizzati. Ogni contesto richiede studi specifici, perché disponibilità di risorse, qualità dell’habitat e pressioni ambientali cambiano da luogo a luogo.

Claudio Porrini, dell’Università di Bologna, porta questo discorso nella materialità del paesaggio: frammentazione del territorio, monocolture, scomparsa di siepi, aree alberate e di rifugio, cementificazione. Sono parole tecniche solo in apparenza: descrivono territori in cui diventa sempre più difficile trovare cibo, riparo, continuità ecologica e luoghi adatti alla riproduzione. A questo si aggiunge il tema dei pesticidi e degli effetti sinergici. Api e altri impollinatori possono entrare in contatto con residui presenti nell’aria, nell’acqua, nel suolo, sulla vegetazione. Singolarmente alcune sostanze possono non essere letali, ma sommate possono generare conseguenze deleterie.

Impollinatori sui fiori: biodiversità, habitat e tutela degli ecosistemi
La presenza di fioriture e habitat diversificati è fondamentale per la tutela degli impollinatori.

È qui che Porrini usa una formula efficace: «Inutile fare la guerra tra poveri». Se il problema è l’ambiente, il terzo fattore su cui intervenire è il paesaggio stesso. Siepi, fasce ecologiche, aree rifugio, porzioni di terreno non lavorate e continuità ecologica non sono dettagli ornamentali: possono sostenere insieme api da miele, pronubi selvatici e biodiversità.

Dal Mediterraneo all’Europa, tutto è connesso

Noa Simon-Delso di BeeLife allarga ulteriormente il campo. La protezione degli impollinatori, spiega, «non è solo una questione europea, è globale», perché ambientale. Le azioni locali restano fondamentali, se si sommano dentro una trasformazione più ampia. Il punto riguarda le politiche pubbliche. «Il mondo non funziona a compartimenti stagni», osserva Simon-Delso. Ogni scelta agricola, ambientale, sanitaria, economica può diventare una minaccia o un’opportunità. Se un ecosistema è fatto di relazioni, anche le politiche devono imparare a leggerle.

Simone Cutajar, dell’Università di Malta, porta invece il discorso nel Mediterraneo, un’area che mostra con particolare evidenza la sovrapposizione degli stress ambientali. Caldo, scarsità d’acqua, urbanizzazione: il cambiamento climatico non arriva su un ecosistema neutro, ma su un sistema già fragile. Stagioni più calde significano anche piante più stressate, meno fioriture e quindi meno risorse alimentari per api e impollinatori. Anche per questo Cutajar insiste sulla necessità di studiarli come parte di una rete ecologica complessa: organismi che interagiscono con piante, fiori, habitat e insetti. «Quando proteggiamo l’ambiente di questi impollinatori», dice, «stiamo anche proteggendo il nostro ambiente».

Noa Simon-Delso di BeeLife durante il convegno su impollinatori e biodiversità all’Università di Torino
Noa Simon-Delso di BeeLife durante il convegno “Api e impollinatori: un impegno comune”, promosso da UNAAPI e BeeLab all’Università di Torino.

Un impegno comune non è uno slogan

Alla fine, il titolo del convegno – “Api e impollinatori: un impegno comune” – funziona se lo prendiamo sul serio. Comune non vuol dire generico: nessuno, da solo, ha in mano il pezzo sufficiente della soluzione. La ricerca può produrre dati e strumenti, ma ha bisogno dei territori. Gli apicoltori possono osservare segnali che spesso arrivano prima nei campi che nei documenti, ma hanno bisogno di dialogare con chi quei dati può interpretarli.

Le istituzioni possono costruire politiche, ma devono evitare misure nate da semplificazioni. Il mondo agricolo può essere parte del problema o della soluzione, a seconda di come gestisce suolo, fioriture, pesticidi, siepi e margini. Il convegno di Torino su api e impollinatori non ha chiuso una discussione. Ha indicato una direzione: meno polarizzazione e più conoscenza; meno slogan e più dati; più capacità di leggere gli ecosistemi nella loro interezza.