Vademecum energetico condominiale: idee per una gestione economica ed ecologica del condominio
Un vademecum energetico condominiale per trasformare il tipo di abitazione più diffuso in Italia – il condominio, appunto – in un luogo accogliente, ecologico ed economico dal punto di vista sociale e ambientale.
Pensateci un attimo: quello condominiale non è forse uno degli esempi di comunità più diffusi in Italia? Secondo ANACI, sono circa 45 milioni gli italiani e le italiane che vivono in condominio. Più di due terzi degli edifici residenziali in Italia sono condomini, per un totale di circa 1.200.000 immobili. Viene da sé che per progettare soluzioni e stili di vita ecologici, che contengano i costi e che siano a misura di persona è necessario partire dalla dimensione condominiale.
Ed è proprio ciò che hanno fatto Pasquale Luca Giardiello, Giuseppe Milano e Sergio Roncucci, i tre autori di “Vademecum Energetico Condominiale”, pubblicato da Pacini Editore. Sottotitolo del libro: opportunità per amministratori e comunità consapevoli. Si tratta dunque di un testo che rivolgendosi direttamente ai protagonisti della vita condominiale – amministratori, enti locali e ovviamente i residenti – propone idee, suggerimenti e soluzioni per generare non solo dei modelli abitativi efficienti e a basso consumo, ma anche piccole comunità coese, in modo che vivere in condominio non sia più una guerra quotidiana con i vicini di casa ma uno stile di vita arricchente e ricco di possibilità sociali.
La questione abitativa e quella energetica si incrociano spesso. Sta avvenendo anche ora: da un lato abbiamo temi cruciali legati alla casa – l’emergenza abitativa soprattutto dell’utenza grigia, la necessità di recuperare un immane patrimonio edilizio sfitto, ma anche nuove idee come la diffusione di forme di abitare collaborativo – e dall’altro l’urgenza sempre più impellente di portare avanti la transizione energetica. In che modo secondo voi si possono unire questi due percorsi?
Il legame è fortissimo. La transizione che stiamo attraversando, prima che ecologica ed energetica, deve essere relazionale e culturale, ossia le azioni che vengono messe in campo devono essere capaci di accrescere la consapevolezza individuale e collettiva nell’evidenza che nel microcosmo condominiale si annidano le stesse criticità che poi esplodono, in tutta la loro complessità, nel sistema urbano.

Le nostre città, oltre ad affogare nel cemento pur in presenza di decrementi demografici significativi, sono ancora fortemente incistate dai combustibili fossili e scarsamente investite da processi diffusi e integrati di efficientamento energetico. Ne consegue pertanto che i condomini, in cui vivono non meno di 45 milioni di persone nel nostro Paese, devono diventare “spazi del possibile” in cui realizzare l’elettrificazione dei consumi e sperimentare la condivisione delle scelte.
Nel vostro libro intrecciate anche il tema dell’abitare con quello dell’adattamento climatico. In che modo?
Le nostre città, e in generale l’Europa, si stanno surriscaldando a una velocità doppia rispetto alle città asiatiche e americane, con una tropicalizzazione media delle temperature, come si evince dai rapporti internazionali più recenti, che rischia di portarci oltre l’Accordo di Parigi. Ne consegue dunque, non solo che le città devono adottare più rapidamente soluzioni di mitigazione e adattamento urbano, per esempio le infrastrutture verdi e blu, ma anche che le nature based solutions possono essere previste anche nei nostri condomini.
In particolare, si pensi ai tetti verdi, ai cortili ombreggiati, ai parcheggi pertinenziali ricoperti da pannelli fotovoltaici o dotati di mini-cisterne per la raccolta e il riuso dell’acqua piovana opportunamente fitodepurata. Se il nostro Paese accogliesse autenticamente e radicalmente quanto prevede la direttiva Case Green, ma anche la nuova Red III, avremmo nelle nostre città molti più ecoquartieri, molti più “distretti ad energia positiva” (Ped), molte più aree urbane ecologicamente avanzate in cui si soffrirebbe meno per fenomeni come le isole di calore e la povertà energetica.
Le Comunità Energetiche Rinnovabili attive
Le famiglie italiane in condizione di povertà energetica
Le persone che in Italia vivono in condominio
Pur essendo numerosi, gli esempi di Comunità energetiche Rinnovabili – o anche solo di soluzioni abitative capaci di inserirsi nel contesto della transizione energetica – rimangono una goccia nel mare del panorama abitativo italiano, ancora troppo caratterizzato da reti vecchie che disperdono energia, abitazioni e condomini con prestazioni energetiche scarse, politiche di decarbonizzazione ridicolmente insufficienti. Quali sono i vostri suggerimenti da rivolgere agli attori coinvolti – il condomino, l’amministratore, il funzionario comunale – per intervenire su queste situazioni, nella pratica?
Le comunità energetiche, a cui Giuseppe Milano nel 2024 ha anche dedicato un volume specifico – diventando poi un riferimento per molti, essendo stato il primo in assoluto in Italia alla luce del nuovo quadro normativo europeo di riferimento –, si stanno diffondendo molto, ma non alla velocità e con la facilità sperata, perché permangono, come ammesso pure dal Governo, strutturali difficoltà e ostacoli, tra l’inadeguatezza delle reti e la lentezza del Gse nel provvedere a tutti i controlli prodromici all’assegnazione della tariffa incentivante.
In questo scenario di notevole incertezza dunque occorre ribadire che l’incentivo non è e non può essere il primario obiettivo per cui si costituisce una comunità energetica – dovrebbe essere scontato, ma purtroppo l’evidenza quotidiana sta rivelando che per molti l’obiettivo della giustizia sociale può essere derubricato a mera partecipazione – e che, anzi, serve il giusto supporto tecnico-amministrativo per redigere credibili business plan che permettano alle CER di sopravvivere e di prosperare nel tempo, indipendentemente dall’incentivo pubblico, assicurando gli attesi benefici sociali e ambientali.
Le esperienze virtuose, comunque presenti, confermano non solo che questo è l’approccio corretto, capace di preservare la fiducia di tutti gli aderenti, ma anche che tramite le CER ottimamente gestite, magari tecnologicamente aumentate da accumuli, si può contrastare la povertà energetica, accelerare il processo di riqualificazione energetica, provvedere a supportare i giovani con specifiche borse di studio, agevolare la cura dei malati e delle persone anziane investendo sulle “badanti di comunità” e rivitalizzare un’area interna o montana a rischio spopolamento. Le buone pratiche ci sono, occorre investire nel coraggio e nella corresponsabilità per farle diventare anche politicamente influenti ed economicamente convenienti.

In questi ambiti – energetico e abitativo – gli aspetti normativi e fiscali sono una vera giungla. Può essere utile provare a fare una panoramica per chiarire un po’ la situazione, magari spendendo qualche parola in più sul Conto Termico 3.0, dopo la stagione del Superbonus?
Nel nostro Vademecum energetico condominiale, alla stagione che si apre dopo il Superbonus e che arriva fino al nuovo Conto Termico 3.0 è dedicato un approfondimento specifico, nell’evidenza che effettivamente c’è una complessità che va interpretata e correttamente gestita per comprendere come valorizzare al meglio i dispositivi attuali. Il Superbonus ha certamente contribuito alla riqualificazione energetica dei condomini, ma in molti casi la qualità degli interventi non è stata ottimale, sono stati carenti i controlli e tra le tecnologie impiegate, eccetto poche eccezioni, difficilmente troviamo le pompe di calore.
Nel nuovo Conto Termico invece le pompe di calore sono l’infrastruttura tecnologica di riferimento, quella “trainante”, capace di favorire e accelerare l’elettrificazione dei consumi domestici, oggi indispensabile sia per sicurezza sia per convenienza economica. Il nuovo Conto Termico, in concreto, offre la possibilità per un intervento ecosistemico di riqualificazione prestazionale che tiene insieme elettricità e calore, qualità dell’aria e comfort termo-igrometrico, andando oltre la mera sostituzione degli infissi o la realizzazione di interventi puntuali, accrescendo così complessivamente anche il valore catastale dell’immobile in cui abitiamo.
Ci puoi fare qualche caso virtuoso di “condomini ecologici” o soluzioni abitative che possono essere degli esempi da seguire e applicare anche su vasta scala?
Come scriviamo nel libro, testimoniando l’esperienza del network internazionale Edera, riteniamo che una possibile soluzione consista nell’industrializzazione dell’edilizia sostenibile e quindi nella possibilità di valorizzare le performanti tecnologie della prefabbricazione industriale e architettonica per riqualificare i nostri involucri edilizi in sicurezza, in tempi certi e con costi verificati, agendo in particolare su impianti e murature esterne, ossia i due principali vettori di inefficienza energetica e invivibilità. In questo modo non solo si potrebbero realizzare interventi di scala industriale a livello urbano, ma anche si legherebbe il tema dell’edilizia a quello dell’economia circolare, nella concretezza di un processo edilizio sostenibile ed ecosistemico.
L’ultima crisi geopolitica ed energetica ci conferma che dobbiamo migrare verso una modernità senza petrolio
In chiusura: indicazioni, previsioni, speranze per un futuro energetico e abitativo fondato su sostenibilità sociale e ambientale?
L’ultima crisi geopolitica ed energetica ci conferma che dobbiamo migrare verso una modernità senza petrolio o comunque con limitatissimi fossili, perché sono ormai vettori di insicurezza e di decadimento finanziario. Il nostro lavoro, appassionato e generoso, non è solo un appello a investire nei condomini, in un Paese in cui si torna a parlare di “Piano Casa”, trasformandoli da iconici luoghi di conflitto a simboli di una diversa convivenza e resilienza climatica, nei dettami dell’ecologia integrale e della giustizia sociale.
Questo libro, e il lavoro che c’è dietro, vuole rappresentare anche e soprattutto una speranza: quella di lavorare insieme, con rinnovata consapevolezza, nella decarbonizzazione delle nostre città che può generare nuovi posti di lavoro – a cominciare dalla risignificazione della figura dell’amministratori condominiale – nuova innovazione economica e nuova generazione distribuita di energia pulita.
Vuoi approfondire?
Consulta le nostre guide alle Comunità Energetiche Rinnovabili e all’abitare collaborativo.







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