La giovane allevatrice Marika Francioli: “Difendendo le mie pecore contribuisco alla coesistenza col lupo”
Con Marika Francioli, giovane allevatrice che ha un’azienda di famiglia in Maremma, abbiamo provato a capire se è possibile difendere la propria attività dal lupo senza minacciare gli equilibri naturali. Ecco la sua esperienza.
La Maremma grossetana è la parte più meridionale della Toscana che si affaccia sul mar Tirreno, dal golfo di Follonica verso sud fino al promontorio dell’Argentario e comprende i Monti dell’Uccellina, oggi salvaguardati all’interno del Parco Regionale. Storicamente erano terre popolate dagli etruschi, ma anche luoghi caratterizzati dalla malaria a causa delle ampie zone paludose.
Nel medioevo sono state oggetto di spietate dispute tra Pisani e Senesi e poi terre di brigantaggio, al confine tra il Granducato di Toscana e lo Stato della chiesa. Ancora oggi un ruolo importante del patrimonio culturale maremmano lo rivestono i Butteri, ovvero i custodi a cavallo dei bovini di razza locale, tenuti allo stato semibrado. Insomma un territorio dove l’equilibrio tra essere umano e natura è sempre stato faticoso e dove il confine tra “selvatico” e “domestico” è piuttosto sfumato.
Marika Francioli ci ha accolto presso l’azienda di famiglia Le Tofane ad Alberese (GR), per raccontarci come alleva un nutrito gregge di pecore Lacaune e quale “magia” ha messo in atto per coesistere pacificamente con i branchi di lupi stabili nel territorio da molti anni. Poi ci ha raccontato come si trasforma il latte, le olive e le altre produzioni agricole. Infine come sono organizzati l’agriturismo e l’agricampeggio in fattoria oltreché le visite guidate “Agriexperience”.
Come è organizzata e che consistenza ha l’azienda? Da quanto tempo siete allevatori?
La nostra famiglia è arrivata in Maremma dopo la bonifica degli anni ’20. L’azienda si estende su 25 ettari all’interno del Parco. L’allevamento ovino è stato avviato negli anni ’90 da un’idea di mio nonno che acquistò le prime pecore sarde da latte con l’idea di vendere il latte ai caseifici industriali. In quel momento, tenuto conto del valore del latte, della carne e dei prezzi delle materie prime, si sarebbe ricavato un reddito significativo, sufficiente a mantenere con dignità una famiglia numerosa.

La situazione attuale è completamente diversa, il prezzo del latte è tale per cui servono grandi produzioni per avere ricavi interessanti, oppure è necessario orientarsi alla trasformazione e alla vendita diretta. Noi abbiamo scelto questa strada, anch’essa tuttavia richiede importanti investimenti per gli spazi e le attrezzature di lavorazione e un tipo di impegno amministrativo e culturale che non tutti sono in grado o sono disponibili a intraprendere.
Noi siamo in agricoltura e zootecnia biologica dal 1998. L’allevamento ovino e la trasformazione del latte attualmente rappresentano l’attività principale. Nelle stalle abbiamo circa 300 pecore ma il numero di animali dipende dal momento stagionale in funzione delle nascite. Alla monta naturale pensano i nostri montoni. Ogni capo è identificato singolarmente con marca auricolare e un microchip nel bolo ruminale, questo per ridurre al minimo l’impatto negativo sugli animali. Le femmine sono destinate alla produzione del latte mentre i maschi vengono ceduti per la produzione di carne.
Il pascolamento è di tipo semi-estensivo e dipende dalla stagionalità. Purtroppo le estati sempre più asciutte ci costringono a tenere gli animali in stalla nei mesi più caldi dell’anno. Il periodo di lattazione va dal mese di dicembre al mese di agosto, durante i quali i capi in produzione, dopo i primi due mesi di allattamento degli agnelli, vengono munti due volte al giorno, mattino e sera. Il latte viene lavorato nel nostro caseificio per la produzione di diversi tipi di formaggi, di ricotta e periodicamente di yogurt. Per la stagionatura abbiamo un’apposita stanza a temperatura e umidità controllata. I prodotti a nostro marchio sono distribuiti localmente.
Quando avete avuto contezza della presenza dei primi lupi in zona e come avete vissuto questo arrivo?
Le prime predazioni da parte di lupi le abbiamo avute intorno agli anni 2000. Allora le pecore stavano nei pascoli giorno e notte in recinzioni leggere, adatte a confinarle ma non certo a proteggerle. Il primo provvedimento è stato portarle tutte le sere in stalla. Questo ha peggiorato il loro stato di salute, in particolare durante i mesi estivi in quanto si giovavano del pascolo notturno.
Purtroppo i lupi non tardarono a farsi avanti, arrivando anche in stalla. Quella predazione fu drammatica perché ci causò una perdita importante, di decine di capi. Di conseguenza la recinzione fissa del ricovero notturno venne innalzata a tre metri di altezza. L’impatto fu destabilizzante e ricordo mio nonno e mio padre infuriati per la presenza dei lupi, tanto da richiedere l’intervento di rimozione all’Ente Parco.

Quale supporto venne dall’Ente Parco e da altre istituzioni, come la Regione Toscana?
Con le prime predazioni i rapporti con l’Ente Parco si deteriorarono notevolmente. Sono dovuti trascorrere molti anni e un cambio generazionale per arrivare alla situazione attuale, grazie alla quale abbiamo ricevuto sostegno economico per la realizzazione della recinzione anti-predazione per la stalla e un continuo contatto e aggiornamento da parte dei ricercatori sulla presenza e sul comportamento dei lupi.
Invece la Regione non è stata di grande aiuto e quando si è mossa lo ha fatto per andare incontro alle pressioni delle grandi aziende zootecniche, strumentalizzando la questione e utilizzandola politicamente. La cultura della coesistenza va ricercata nella zootecnica diffusa, quella dei piccoli allevatori. Noi abbiamo avuto il coraggio e l’umiltà di chiedere aiuto ai colleghi ma soprattutto all’associazione DifesAttiva, che è stata la nostra salvezza.
Quali decisioni avete preso?
Da quando il lupo – in particolare il branco presente nel nostro territorio – si è stabilizzato, la gestione aziendale è cambiata totalmente. I tempi e i modi di governo degli animali sono stati riorganizzati per garantire la massima protezione del bestiame. L’ausilio dei cani maremmani è assolutamente necessario, inoltre abbiamo installato videotrappole in azienda e videocamere nella stalla. Nonostante la presenza permanente assieme al gregge dei cani da protezione, gli animali vengono sempre accompagnati nei pascoli e non sono mai lasciati abbandonati. La presenza umana è fondamentale in quanto sia i lupi che i cani da guardiania la percepiscono a grande distanza.
Sono fiduciosa verso le nuove generazioni, nelle quali spesso ritrovo maggiori sensibilità, consapevolezza, interesse, impegno e volontà, soprattutto nel mondo femminile
Quanto tempo avete impiegato per raggiungere una situazione di equilibrio?
Ci sono voluti circa quattro anni per raggiungere l’equilibrio attuale che ci consente una certa tranquillità.
Quando avete deciso di prendere i cani da guardiania?
La decisione di affidarci ai cani da protezione è arrivata nel 2017 dopo una predazione che avvenne nel periodo pasquale. L’inserimento e il loro primo anno e mezzo con le pecore sono stati impegnativi sotto tanti aspetti: fisico, emotivo ed economico. Era la nostra prima esperienza con il pastore maremmano abruzzese e più in generale con questo tipo di gestione. Svolgendo attività agrituristiche abbiamo spesso visitatori, inoltre riceviamo gli acquirenti dei nostri prodotti nel punto vendita e svolgiamo attività didattiche con le scolaresche. Perciò è fondamentale che i cani siano equilibrati e affidabili anche in nostra assenza.
L’inserimento nel gregge fin da cuccioli sviluppa naturalmente l’istinto di protezione che hanno ereditato dai genitori. Quello che abbiamo fatto è stato educarli, correggerli e amarli infinitamente. Per tutto questo è stato strettamente necessario il supporto di DifesAttiva e del tecnico Luisa Vielmi, che ci ha fornito i cuccioli provenienti da un’altra azienda del grossetano e ci ha supportato e sopportato per tutto l’inserimento e per qualsiasi problema riscontrato successivamente.
Recentemente la “pressione” del lupo nei confronti dei vostri animali è cambiata?
La pressione del lupo nei nostri confronti è cambiata tanto negli ultimi anni: le predazioni sono azzerate dal 2019.

Quanto pesa in termini economici – e non – la presenza del lupo?
Se facessi un conto di quanto costa la gestione dei cani da protezione, la presenza fissa di una persona al pascolo e l’alimentazione in stalla ovviamente aumentata soprattutto per il ricovero notturno delle pecore, sono sicura che mi metterei le mani nei capelli. Non lo faccio e so che nessuno lo fa nelle piccole realtà perchè sappiamo essere una spesa non sostenibile, ma al “così o niente” preferisco così.
Il problema non è solo economico, è un tema delicato soprattutto a livello sociale e lo riscontriamo nelle parole dei colleghi che spesso ci battezzano “amici e difensori dei lupi”. Io credo fortemente che se per difendere le mie pecore contribuisco alla coesistenza e quindi alla protezione e salvaguardia del lupo va benissimo così. Lo stesso vale per la biodiversità e per gli ecosistemi che sappiamo essere salvaguardati dal tipo di allevamento che facciamo.
In base alla esperienza della vostra vita di campagna, cosa pensi del rapporto tra i predatori e le comunità?
Il rapporto tra i predatori e le comunità è in un terreno di grande conflitto, ma credo che ognuno di noi dovrebbe prendersi delle responsabilità. L’arrivo del lupo nei centri abitati ad esempio, è il frutto di tante nostre abitudini sbagliate e di altrettante che sicuramente andrebbero riviste come la gestione dei rifiuti o l’abbandono di animali da compagnia in giardini o spazi aperti favorevoli all’arrivo del lupo. Lo stesso vale per le cattive abitudini nelle aziende zootecniche, le quali sappiamo essere spesso in difficoltà con la gestione di carcasse o di resti dei parti, al punto da abbandonarle nei pressi della stalla: inutile raccontarvi quanto questi gesti abbiano influito sulle abitudini dei lupi stessi.
Ritengo che non tutte le persone siano disposte a questo tipo di impegno – che è solo una piccola parte di tutto quello che potremmo fare quotidianamente –, ma sono fiduciosa verso le nuove generazioni, nelle quali spesso ritrovo maggiori sensibilità, consapevolezza, interesse, impegno e volontà, soprattutto nel mondo femminile.
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