Accordo UE-Israele: più di mezzo milione di persone chiede di sospenderlo
Un’Iniziativa dei Cittadini Europei che ha già superato le 500.000 sottoscrizioni chiede la sospensione degli accordi commerciali con lo Stato di Israele.
Una ICE – acronimo di Iniziativa dei Cittadini Europei – è uno strumento di democrazia diretto dell’Unione Europea che consente a qualunque persona residente nell’UE di avviare una campagna su un tema specifico. Tecnicamente, l’ICE da la possibilità di proporre una legge europea raccogliendo le firme di un milione di persone provenienti da almeno 7 Paesi membri. In passato ci sono stati alcuni casi di successo come la campagna End the Cage Age, per porre fine all’uso delle gabbie per gli animali negli allevamenti nella UE.
Recentemente è stata lanciata una nuova iniziativa che ha già raccolto circa 570.000 adesioni: la richiesta di sospensione totale dell’Accordo di Associazione Unione Europea-Israele per violazione, da parte di quest’ultimo, dei diritti umani. L’accordo risale al 1995 e prevede la costruzione di un canale di dialogo e scambio politico finalizzato a intensificare gli scambi di beni e servizi e favorire la reciproca liberalizzazione del commercio.
L’accordo ha avuto nel corso degli anni un ruolo cruciale poiché oggi l’Unione Europea è il principale partner commerciale del Governo israeliano: il 34,2% delle importazione dello stato ebraico arriva infatti da paesi comunitari. Al tempo stesso, il 28,8% dell’export israeliano è destinato all’Europa, per un volume d’affari complessivo che nel 2024 ha toccato i 42,6 miliardi di euro. A cui vanno aggiunti 1,1 miliardi previsti dal programma europeo Horizon, a cui Israele ha aderito nel 2021 con un migliaio di singoli progetti, 231 dei quali – viene fatto notare nel testo dell’ICE – proposti da aziende “coinvolte da vicino nelle attività dell’esercito israeliano”.
L’articolo 1 dell’accordo prevede appunto relazioni politiche, liberalizzazione del commercio e la cooperazione – sia nei propri territori che in quelli di interesse delle parti – al fine di garantire pace e stabilità politica. L’articolo 2 prescrive esplicitamente che “le relazioni fra le due parti, così come le disposizioni dell’accordo stesso, sono vincolate al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, che guidano le loro politiche a livello nazionale e internazionale e rappresentano un elemento fondante di questo accordo”.
L’Iniziativa dei Cittadini Europei fa leva proprio su questo: un comma dell’articolo 2 infatti consente a ciascuna delle due parti di sospendere unilateralmente l’accordo nel caso in cui le condizioni poste non vengano rispettate. I promotori dell’iniziativa elencano poi una serie di evidenze che testimoniano l’effettiva violazione dei requisiti di sussistenza dell’accordo, come le diverse pronunciazioni della Corte Internazionale di Giustizia riferite per lo più alla Convenzione sul Genocidio.
“Nonostante le palesi e ripetute violazioni dei diritti umani e delle leggi internazionali certificate dalla Corte Internazionale di Giustizia, l’Unione Europea a oggi non ha ancora intrapreso alcuna azione significativa per condannare o sanzionare lo Stato di Israele, come ad esempio la sospensione di questo Accordo di Associazione”, denunciano i promotori facendo notare che gli strumenti normativi atti a garantire il rispetto dei diritti esisterebbero, ma non vengono fatti valere.
Vengono poi richiamati diversi articoli del Trattato di Roma e del Trattato di Maastricht – testi fondativi dell’Unione Europea e del suo funzionamento – che prevedono come elementi imprescindibili e parte integrante della mission comunitaria l’osservanza delle leggi internazionali, la promozione della pace e il rispetto di diritti umani e dei principi di solidarietà ed equità. Tutti questi elementi devono essere presenti – come prescrive l’articolo 207 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea – anche nelle politiche economiche e commerciali.
Il testo si conclude con una richiesta esplicita: “L’Unione Europea deve immediatamente utilizzare tutti gli strumenti legali, diplomatici ed economici – come la sospensione dell’Accordo di Associazione – per costringere il Governo di Israele a interrompere le violazioni dei diritti umani e della legislazione internazionale e alleviare le sofferenze del popolo palestinese”.
Proprio oggi, venerdì 27 marzo, è prevista una mobilitazione a Bruxelles nell’ambito di questa campagna, nello specifico per chiedere l’esclusione di Israele dal programma Horizon: “Con la crescente militarizzazione e l’adozione di tecnologie a duplice uso, le università e le aziende israeliane potrebbero ricevere miliardi per i loro strumenti di sorveglianza, repressione e controllo, collaudati sul campo di battaglia a spese dei palestinesi”, spiegano in proposito gli organizzatori.
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