Hikikomori, Genova mappa il ritiro sociale dei ragazzi e punta su scuole, famiglie e quartieri
Il Consiglio comunale di Genova ha approvato all’unanimità una mozione sugli hikikomori: una ricognizione in città, formazione per insegnanti e genitori, gruppi di auto mutuo aiuto e occasioni di socialità nei quartieri.
Il Consiglio comunale di Genova ha approvato all’unanimità, il 6 ottobre, la mozione n. 76/2026 sul ritiro sociale di ragazze e ragazzi, il fenomeno noto come hikikomori. L’atto, presentato dal gruppo del Partito Democratico, impegna la sindaca e la Giunta in tre direzioni: capire quanto il fenomeno sia diffuso in città, riconoscerne i segnali e aiutare le famiglie a trovare sostegno.
Il primo passo è una ricognizione sulla situazione cittadina. Vi parteciperanno le associazioni Hikikomori Italia e Hikikomori Italia Genitori, i servizi sociali e sanitari, l’Università di Genova, l’Ufficio Scolastico Regionale, il Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, le scuole e il Terzo settore. I primi risultati dovranno arrivare in Commissione consiliare entro dodici mesi.
Il termine hikikomori, nato in Giappone, indica forme gravi e prolungate di isolamento: chi ne soffre si allontana progressivamente da scuola, amicizie e vita sociale, fino a passare quasi tutto il tempo in casa o nella propria stanza. In Italia il primo studio nazionale è stato condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa. Ha coinvolto oltre 12mila studenti tra i 15 e i 19 anni e stima che circa l’1,7% degli studenti, pari a 44mila ragazzi, viva una condizione di ritiro sociale, mentre il 2,6%, cioè 67mila, sarebbe a rischio grave. L’età più esposta va dai 15 ai 17 anni. Si tratta però di stime sulla popolazione scolastica: chi ha già lasciato la scuola sfugge facilmente ai conteggi.
La mozione del Comune di Genova guarda in particolare alle famiglie. «Il ritiro sociale di un figlio cambia la vita di tutta la famiglia», ha spiegato Enrico Vassallo, uno dei primi firmatari dell’iniziativa, sottolineando la fatica, i sensi di colpa e la difficoltà di trovare aiuto. Per questo l’atto prevede il sostegno alla genitorialità e la possibilità di attivare gruppi di auto mutuo aiuto, dove i familiari possano condividere esperienze e orientarsi tra i servizi disponibili, senza timore di essere giudicati.
L’altro presidio è la scuola, dove i primi segnali diventano spesso visibili: assenze frequenti, distacco dai compagni, partecipazione sempre più ridotta. La mozione chiede di formare insegnanti, educatori, operatori sportivi e genitori a riconoscerli in tempo. Chiede anche di prevedere percorsi di accompagnamento per chi ha già interrotto la frequenza.
Infine, l’atto punta a creare occasioni di socialità nei quartieri e nelle vallate: associazionismo, sport non competitivo, cultura, educazione ambientale e volontariato. I percorsi dovranno essere graduali e rispettare i tempi dei ragazzi, perché la partecipazione non diventi un’ulteriore pressione. La mozione chiede inoltre forme stabili di coordinamento tra enti, servizi, scuole e famiglie: lo scopo è capire quali strumenti esistono già, quali bisogni restano scoperti e come rendere più semplice chiedere aiuto.





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