Esce “L’istinto della cura”: 10 lezioni di biologia di Giuseppe Barbiero per risvegliare la biofilia, con Daniel Tarozzi
Esce oggi per Edizioni Junior il libro del biologo Giuseppe Barbiero con le riflessioni di Daniel Tarozzi: dieci lezioni sulla storia della vita per guardare alla crisi ecologica senza rassegnarsi.
Esce oggi “L’istinto della cura. Dieci lezioni di biologia per comprendere la crisi ecologica e risvegliare la Biofilia”, pubblicato da Edizioni Junior. Lo firma Giuseppe Barbiero, ricercatore in Ecologia all’Università della Valle d’Aosta, dove insegna Biologia ed Ecopsicologia, insieme a Daniel Tarozzi, giornalista e fondatore di Italia che Cambia.
Il libro parte da una domanda: come si guarda alla crisi ecologica senza rassegnarsi e senza raccontarsi che andrà tutto bene? Per rispondere, Barbiero ripercorre la storia della vita sulla Terra. Parte dall’Ipotesi di Gaia di James Lovelock e passa per la fotosintesi, le grandi estinzioni, la simbiosi da cui è nata la cellula eucariote, la sessualità, le cure parentali, la disconnessione dalla Natura e la Biofilia. Fa dialogare Lynn Margulis e Lovelock con Ildegarda di Bingen e Francesco d’Assisi. Ogni capitolo ha come parola chiave un concetto guida: Viriditas, Eros, Storgé, Philia. La tesi è che la cooperazione e la cura hanno guidato l’evoluzione quanto la competizione. Come dice la quarta di copertina, non siamo «condannati a distruggere», ma «programmati per custodire».
“L’istinto della cura”, insomma, vuole cambiare il racconto della Natura su cui costruiamo l’idea che abbiamo di noi stessi. Per oltre un secolo l’evoluzione è stata raccontata soprattutto come lotta per la sopravvivenza, e questo racconto è passato anche alla società. «Se presentiamo la biologia soltanto come competizione», scrive Barbiero nell’introduzione, «finiamo per immaginare la Natura come un campo di battaglia e la società umana come una lotta inevitabile tra individui isolati».
Ma accanto a questa versione c’è l’altra metà della storia, spesso ignorata: alcune delle svolte decisive della vita sono nate dalla simbiosi, dalla dipendenza reciproca e dalla cura: dalla cellula eucariote, che nasce dall’unione di organismi diversi, fino alle cure parentali. Se cooperare e prendersi cura fanno parte della nostra storia biologica, la transizione ecologica non chiede di andare contro la nostra natura. Chiede di risvegliare una capacità che abbiamo già. Per questo Barbiero lavora sull’educazione: il ragionamento parte dalla scienza, ma serve soprattutto a cambiare il modo in cui si sta «in una classe, in una casa, nel mondo», come dice la quarta di copertina.
Ogni capitolo si chiude con una riflessione di Daniel Tarozzi, giornalista e fondatore di Italia che Cambia. Riflessioni che portano le lezioni di biologia nel presente e le osservano con la lente delle esperienze di cambiamento raccontate negli anni da Italia che Cambia.
Proprio l’incontro con Barbiero è stato per il fondatore di Italia che Cambia un punto di svolta. «Mi fece capire quanto fosse folle e arrogante voler “salvare il mondo”», scrive. Descrive così quel cambiamento di prospettiva: «Prima pensavo di “dover cambiare il mondo”, perché dipendeva anche da me. […] Poi ho capito che “volevo cambiare il mondo”, semplicemente perché era inevitabile farlo, in quanto ne ero una parte». Un passaggio fondamentale dall’eco-ansia all’eco-consapevolezza: «Gaia non aveva bisogno di essere salvata: eravamo noi a dover imparare ad abitare il sistema senza distruggere le condizioni che rendono possibile la nostra vita».
L’uscita del libro è accompagnato da “Buongiorno Gaia”, il podcast di Barbiero e Tarozzi pubblicato su Italia che Cambia e distribuito sulle principali piattaforme.
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