Milano Cortina 2026: le olimpiadi invernali faranno sparire 14 milioni di tonnellate di ghiaccio
La cerimonia d’apertura del 6 febbraio a San Siro inaugura i Giochi diffusi tra città e Alpi. Il piano Now26 punta su riuso e legacy, ma pesano emissioni, sponsor e nuove opere.
L’ICE – la famigerata agenzia anti-immigrazione statunitense, i cui agenti sono presenti alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, anche se in ruoli limitati e non operativi – potrebbe essere l’unico ghiaccio rimasto dopo queste olimpiadi invernali. Questa sera, 6 febbraio, ci sarà la cerimonia di apertura, con epicentro a San Siro, ma con un format “diffuso” che coinvolge anche altre località di gara e di celebrazione. Ma le polemiche che hanno preceduto l’inizio dei giochi non accennano a placarsi.
Uno dei temi più discussi è quello della sostenibilità. La Fondazione Milano Cortina 2026, cioè l’ente organizzatore dei Giochi, ha spesso richiamato nella sua comunicazione ad un approccio olistico alla sostenibilità e alla cosiddetta legacy – ovvero l’eredità che i Giochi lasciano al territorio e alle comunità dopo la chiusura – attraverso Now26, programma di sostenibilità e legacy legato a Milano Cortina 2026.
L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre nuove infrastrutture e valorizzare ciò che esiste già, includendo paesaggio e cultura tra gli asset da proteggere. È una direzione in linea con le indicazioni del CIO degli ultimi anni e con la richiesta, crescente, di rendere misurabili impegni e risultati, non solo slogan.
Tuttavia le criticità strutturali restano. Un report pubblicato a gennaio 2026 da Scientists for Global Responsibility (SGR) e New Weather Institute, con il supporto della campagna di atleti Champions for Earth stima che le emissioni complessive legate ai Giochi possano tradursi in perdita di manto nevoso e ghiaccio glaciale.
Nel report si parte da una stima dell’impronta climatica “diretta” di Milano-Cortina 2026, indicata in circa 930 mila tonnellate di CO₂ equivalente. Il contributo più grande arriverebbe dai viaggi degli spettatori (circa 414 mila tCO₂e, il 44%). Segue il “planning e delivery”, ovvero le emissioni legate a organizzazione e messa a terra dei Giochi, cioè tutto ciò che serve per prepararli e farli funzionare, esclusi di solito i viaggi degli spettatori e le grandi opere. Infine, le infrastrutture.
A questa impronta “diretta”, però, gli autori aggiungono una seconda componente: l’impatto “indiretto” degli accordi di sponsorizzazione con aziende ad alta intensità di carbonio. L’ipotesi, scientificamente interessante, è che la visibilità olimpica funzioni come un “moltiplicatore” di vendite/consumi di beni e servizi emissivi; per questo stimano emissioni aggiuntive attribuibili ai tre sponsor principali citati (Eni, Stellantis, ITA Airways) pari a circa 1,3 milioni di tCO₂e, cioè circa il 40% in più rispetto all’impronta diretta stimata dei Giochi.
Infine il report prova a stimare in quanta perdita di ghiaccio potrebbero tramutarsi nel tempo quelle emissioni. Si tratta di un calcolo inevitabilmente approssimativo, ed è riduttivo ricondurre gli effetti del cambiamento climatico alla sola perdita di ghiaccio, ma è probabilmente un escamotage comunicativo per aiutare le persone a percepire meglio il legame – paradossale – con le olimpiadi invernali.
Secondo il report, senza contare gli sponsor, le emissioni dei Giochi sarebbero associate a circa 2,3 km² di manto nevoso “perso” e circa 14 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale; includendo anche l’effetto sponsor si arriverebbe a 5,5 km² e 34 milioni di tonnellate. La differenza (3,2 km² di neve e oltre 20 milioni di tonnellate di ghiaccio) viene presentata come “costo climatico” addizionale legato alla sponsorizzazione.
Il report, sempre secondo l’articolo, conclude con raccomandazioni: chi organizza dovrebbe chiudere (o evitare) sponsorizzazioni con aziende ad alta intensità di carbonio e privilegiare partner “low-carbon” con dati completi sulle emissioni e piani credibili in linea con l’Accordo di Parigi; inoltre invita a intervenire sulla mobilità degli spettatori e mette in guardia dall’uso delle compensazioni solo per rivendicare “carbon neutral” senza riduzioni reali.
Il tema sponsor è anche al centro delle proteste di questi giorni: Greenpeace ha contestato la presenza di Eni tra i partner, sostenendo che il legame tra combustibili fossili e crisi climatica contraddice la narrazione di Giochi “green”.
Pesano, infine, anche alcune scelte infrastrutturali più controverse. La pista da bob di Cortina è diventata il simbolo di una tensione tra opere e tutela del territorio: secondo ricostruzioni giornalistiche, il costo ha superato i 120 milioni e il cantiere ha comportato l’abbattimento di circa 500-560 larici, con contestazioni su iter e valutazioni ambientali.





Commenta l'articolo
Per commentare gli articoli registrati a Italia che Cambia oppure accedi
RegistratiSei già registrato?
Accedi