Hormuz: quando scelte e parole costano caro – INMR Sardegna #118
Oggi iniziamo parlando dello stretto di Hormuz, delle conseguenze del suo blocco e degli effetti vissuti anche in territorio sardo – lo facciamo anche col contributo dell’esperto di relazioni internazionali Rodolfo Ragionieri. Parliamo poi di sanità, del sovraccarico dei pronto soccorso e del nuovo Piano regionale di indirizzi per la gestione del sovraffollamento nei Pronto Soccorso e dei flussi di ricovero. Spazio poi alla delibera sulla cessione ai Comuni e ai Consorzi di alcuni beni del patrimonio disponibile al prezzo simbolico di un euro, di cui parliamo il nostro esperto di politiche pubbliche Stefano Gregorini e infine, l’approvazione della legge sul salario minimo regionale. Nella seconda parte della rassegna come sempre vi racconteremo invece gli articoli della settimana su Sardegna che cambia, e infine in chiusura gli eventi in arrivo nell’Isola.
Fonti
#hormuz
Caro carburanti, Campus (Taula Transport): «Non siamo noi grossisti a speculare» – Cosa sta succedendo in Sardegna
La Sardegna e il dilemma di Hormuz: cosa succede se lo Stretto resta chiuso
#sanità
Pronto soccorso nel caos in Sardegna: approvato il Piano contro il sovraffollamento – Ecco che cosa prevede
Retinopatia neonatale, addio ai viaggi della speranza fuori dalla Sardegna
#patrimonioregionale
La Regione vende i propri immobili ai Comuni per un euro: “Un modo per valorizzarli e far crescere i territori”
#salariominimo
Sardegna approva il salario minimo per gli appalti pubblici
#SCC
Ma figli e figlie dell’emigrazione sarda, come vivono il rapporto con la Sardegna?
Trascrizione della puntata:
Viviamo un’epoca in cui c’è chi dice che il diritto internazionale vale fino a pagina due, una frase che ahinoi difficilmente trova smentita tra le cronache dal mondo, ma viviamo anche un momento in cui ancora prima, è il peso, il significato delle parole a perdere giorno dopo giorno valore. La pace si fa con la guerra, si chiede il rispetto dei diritti umani attraverso la loro negazione sistemica, cessate il fuoco significa bombardare 100 obiettivi in 10 minuti causando più di 200 morti e centinaia di feriti, come accaduto in Libano qualche giorno fa per mano dell’esercito israeliano. Anche concetti semplici come aperto o chiuso, traballano. Trump festeggia per la riapertura di Hormuz nonostante sia stato di fatto lui stesso a determinarne la chiusura. Quello che però spesso accade, è che quando le parole iniziano a perdere significato, le conseguenze diventano molto concrete. Quando una delle principali rotte energetiche del mondo si ferma, gli effetti arrivano ovunque, anche qui, forse in maniera ancora più evidente in territori insulari come il nostro in cui il diritto alla mobilità vacilla, i costi di trasporto pesano di più e ogni oscillazione si amplifica, traducendosi anche qua, molto banalmente, in rincari: carburante, energia. Le cronache sarde questa settimana hanno parlato ampiamente di questo tema. Leggo da CagliariToday dove il giornalista Guido Garau spiega come “se la raffineria di Sarroch è riuscita finora a tamponare l’emergenza i prossimi tre mesi rappresentano una sfida di resistenza strutturale senza precedenti per l’Isola”. Quello che sta accadendo è che Il cuscinetto produttivo di greggio e cherosene garantito dalle navi arrivate prima del blocco potrebbe presto finire e una delle conseguenze è che da quel momento l’approvvigionamento dei tre aeroporti sardi (Cagliari, Olbia, Alghero) dipenderà da due fattori. La circumnavigazione dell’Africa, con i costi di trasporto e assicurativi triplicati. Ma anche l’impiego delle scorte Ocsit (Organismo centrale di stoccaggio), già autorizzato dallo Stato. Quest’ultimo sarà prioritario per la Continuità territoriale, ma lascerà il mercato libero in balia di prezzi di mercato, che potrebbero crescere notevolmente. Come scrive Guido Garau la Sardegna non sarà isolata ma dovrà scegliere con cura chi e come far volare. Lo stretto di Hormuz ancora chiuso in generale spinge le quotazioni delle materie prime in particolare del petrolio, e nonostante il focus vada per la maggiore sul settore turistico, il tema in realtà è trasversale: l’agricoltura, in un momento cruciale per le lavorazioni nei campi, si trova con le spalle al muro. O ancora chi opera nel movimento terra o nell’estrazione subisce un doppio colpo: salgono i costi di produzione e quelli di trasporto – come ha spiegato a La Nuova Sardegna Salvatore Campus, responsabile commerciale della Transport s.a.s. del Gruppo Taula, azienda leader nella fornitura di gasolio e prodotti petroliferi in tutta la regione. E poi ci sono le singole persone: ricordiamo che in Sardegna – dati dell’Osservatorio sull’economia sociale e civile – abbiamo oltre il 17% di famiglie che vivono in uno stato di povertà relativa, ossia con un reddito significativamente inferiore alla media che permette di soddisfare solo i bisogni primari di sussistenza. Ma pensiamo anche solo alle persone costrette, per mancanza di presidi sanitari, a fare i km per avere accesso al diritto alla cura. Insomma i rincari pesano e nelle spalle di chi già vive quotidianità complesse, si fanno macigni. Per però ad avere almeno maggiore consapevolezza di cosa ci sia dietro tutto questo – al di là delle parole che cambiano significato e degli effetti che arrivano fin qui – bisogna fare un passo indietro. Quello che abbiamo capito in questi giorni è che lo Stretto di Hormuz non è solo una rotta energetica: è un punto in cui si incrociano equilibri geopolitici, interessi economici e anche una storia che affonda anche nelle eredità coloniali della regione. Vi lascio allora prima di passare alla prossima notizia a un estratto dell’intervista telefonica a tema stretto di Hormuz a Rodolfo Ragionieri, che è stato docente di Relazioni Internazionali all’Università di Sassari, tra i fondatori del Forum per i problemi della pace e della guerra, membro del board della European Peace Research Association.
Nei pronto soccorso sardi è il caos. Il quadro emerso in settimana in Commissione Sanità è di un sistema sotto pressione, segnato da carenze strutturali e difficoltà organizzative, con ostacoli che riguardano tutto il territorio. Quello che accade – leggo da unione sarda – è che la carenza di medicina di base si ripercuote sui pronto soccorso, dove la mancanza di filtro porta a un numero di accessi elevatissimo, ingestibile dal personale. Qualche numero: alla Asl di Cagliari si registrano 30mila accessi l’anno in città, 8mila a Muravera e 4mila a Isili, la maggior parte sono codici bianchi e verdi dovuti alla mancanza di medicina di base e territoriale. La Regione nel frattempo sempre in settimana ha approvato il nuovo Piano regionale di indirizzi per la gestione del sovraffollamento nei Pronto Soccorso e dei flussi di ricovero, un documento strategico che introduce un approccio organico e strutturale per affrontare una criticità ormai sistemica del sistema sanitario regionale. Il Piano – mi sposto su la nuova sardegna – adotta un modello integrato che agisce su tre direttrici fondamentali: ingresso, con il rafforzamento della rete territoriale e la presa in carico precoce dei bisogni; gestione interna, attraverso il governo dei posti letto, il potenziamento del bed management e l’organizzazione dei percorsi intraospedalieri; e l’uscita, con il miglioramento delle dimissioni e della continuità assistenziale.Fra le altre novità è prevista l’attivazione di percorsi rapidi (Fast Track) e ambulatori dedicati ai casi a bassa complessità, per ridurre gli accessi impropri. Qualcosa quindi si muove ma resta il nodo centrale della carenza di una medicina di territorio; ma voglio chiudere questa parte a tema sanità con una buona notizia, che ogni tanto arrivano e fa bene evidenziarle: le cronache della settimana riportano infatti che non saranno più necessari i lunghi viaggi di piccole e piccoli sardi per trattare la retinopatia neonatale, che viene finalmente curata anche al Policlinico Duilio Casula. Si tratta di una patologia oculare che interessa circa il 20-30% dei bambini nati pretermine, e in circa il 5-10% dei casi è necessario un trattamento per evitare le complicanze che possono portare alla cecità. Un trattamento che finalmente, non avrà bisogno di un viaggio oltremare per essere accessibile.
La Regione Sardegna cambia passo sulla gestione del patrimonio immobiliare e punta a rafforzare il ruolo dei territori. Leggo da SardiniaPost che ci spiega come con una delibera approvata dalla Giunta, su proposta dell’assessore degli Enti locali Francesco Spanedda, prende il via la cessione ai Comuni e ai Consorzi di alcuni beni del patrimonio disponibile al prezzo simbolico di un euro. L’obiettivo è trasformare immobili oggi poco utilizzati in strumenti concreti di sviluppo locale, affidandoli direttamente alle amministrazioni comunali. “Con questa operazione – ha sottolineato l’assessore Spanedda – superiamo una gestione statica dei beni pubblici. Passiamo dalla logica della pura conservazione a quella della valorizzazione attiva: ciò che per l’amministrazione centrale può rappresentare un cespite inutilizzato o un costo, per un Sindaco diventa l’opportunità di creare un nuovo centro servizi, una sede associativa o il fulcro di un progetto di rigenerazione urbana”. Mi taccio però perché in merito abbiamo chiesto un commento a Stefano Gregorini, penna del nostro giornale e prima di tutto esperto di politiche pubbliche e consulente di sviluppo locale e innovazione amministrativa per la pubblica amministrazione.
Resto a tema politica per quanto riguarda l’ultima notizia di cronaca perché il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la legge sul salario minimo regionale. Si tratta di un intervento che introduce una soglia minima di 9 euro per le retribuzioni nei contratti di appalto e nelle concessioni affidate dalla Regione, dagli enti locali, dalle aziende sanitarie e dalle società controllate. “Un passo concreto per garantire dignità e qualità del lavoro – ha dichiarato la presidente della Regione, Alessandra Todde. La Sardegna interviene in modo preciso (aggiunge) in particolare nei settori ad alta intensità di manodopera, dove il costo del personale incide maggiormente e dove troppo spesso si sono scaricati gli effetti del massimo ribasso. Con questa legge si fissa un principio chiaro: il lavoro deve essere tutelato e adeguatamente retribuito”. Si tratta inoltre di una norma che istituisce un Comitato regionale per il monitoraggio della qualità del lavoro, con funzioni di controllo e la predisposizione di report annuali sull’applicazione delle disposizioni e sull’andamento dei costi della manodopera. Un primo passo quindi che prova a garantire dignità al lavoro, almeno in uno di quei settori dove finora è stata più fragile.
Sardegna che cambia è il 7° portale regionale aperto da Italia che cambia. Nella rassegna stampa, oltre alle principali notizie raccontiamo anche le nostre pubblicazioni, vediamole insieme
In un’intervista per L’Unione Sarda, l’esperto di emigrazione Aldo Aledda sottolinea una cosa spesso ovvia per chi emigra, ma raramente menzionata quando si parla di emigrazione sarda. Dice Anedda che: “Uno dei miti da sfatare è che lasciare la Sardegna si traduca necessariamente in sofferenza. Gli emigrati di prima generazione possono avere sì nostalgia dell’Isola, ma non voglia di ritornare”. “Dinamica diversa per i loro figli o nipoti che da emigrati di seconda e terza generazione sviluppano, rispetto a genitori e nonni, una maggiore curiosità nei confronti del luogo d’origine”. Martedì abbiamo parlato di questo attraverso un approfondimento della nostra Sara Corona Demurtas. La domanda che ci siamo posti è: Come vivono figli, figlie e nipoti di sardi che hanno scelto di lasciare l’isola e stabilirsi fuori, il loro rapporto con la Sardegna? C’è chi cresce tra richiami continui alle origini e chi le scopre più tardi, quasi per caso. Ne parliamo attraverso due storie che raccontano i legami che nascono dall’emigrazione. Una è quella di Federica Seddaiu. «Mio nonno mi diceva: “Tu sei sarda!”. Ma io rispondevo: “Nonno, so di Roma!”». Attrice e stand-up comedian, Federica Seddaiu inizia così il racconto del suo rapporto con il nonno Peppe Seddaiu, thiesino emigrato in continente. Due storie da leggere che si fanno tramite anche di due consapevolezze apparentemente diverse, ma dalle radici simili: l’idea ovvero che l’identità sarda sia un qualcosa che possa in qualche modo essere tramandato, la cui diffusione non trova limiti oltre il mare che circonda la nostra isola. Le trovate su www.sardegnachecambia.org
Il caso della famiglia nel bosco diventa libro e a raccontarla è direttamente la madre dei tre bambini, Catherine Birmingham. In settimana abbiamo parlato anche di questo attraverso una riflessione di Michela Calledda della libreria La Giraffa di Siliqua. In questi giorni infatti si discute molto della scelta di Solferino di pubblicare il libro di Catherine Birmingham. La reazione più diffusa è stata immediata: fastidio, rigetto, a tratti indignazione. Ma la domanda che pone Michela Calledda non è se sia o meno giusto pubblicarlo. È più che altro: che idea di editoria c’è dietro un sistema che trasforma ogni caso mediaticamente saturo in un libro, spesso in tempi rapidissimi, perché il flusso deve continuare? Che ruolo hanno le librerie? E noi, dentro quel sistema, che ruolo scegliamo di avere? Vi leggo un pezzo della riflessione di Michela Calledda: “Negli ultimi anni abbiamo imparato a riconoscere i meccanismi della sovrapproduzione editoriale: decine di migliaia di titoli ogni anno, scaffali saturi, tavoli che cambiano volto nel giro di pochi giorni, libri che escono e spariscono senza lasciare traccia. Sappiamo che il sistema del fornito e reso produce una circolazione continua di merce che è più movimentata che letta. Sappiamo che il lavoro intellettuale è sempre più standardizzato e sottopagato. Sappiamo tutto e continuiamo a raccontarlo e a lamentarcene. Eppure ogni volta che emerge un caso come questo, torniamo al punto zero. Ci scandalizziamo, ci indigniamo, ma raramente facciamo il passo successivo. Perché il problema non è l’eccezione: il problema è la regola. Nel capitalismo editoriale contemporaneo quasi nessun caso mediatico viene lasciato senza valorizzazione commerciale. Una storia diventa virale, occupa spazio nei giornali, nei talk, nei social, e nel giro di pochi mesi — a volte settimane — viene trasformata in un oggetto vendibile. Non importa se quella storia abbia davvero bisogno di diventare un libro. Non importa se esista un’urgenza narrativa, una necessità di scrittura, una forma che regga nel tempo. Quello che importa è che esista una finestra di attenzione da intercettare prima che si chiuda.”. Trovate la sua riflessione integrale sui nostri social, Facebook e Instagram
E anche questa settimana in chiusura vi segnaliamo alcuni dei prossimi eventi sparsi nell’Isola, vediamoli insieme:
- Inizio col dirvi che fino al 26 aprile il Cineteatro Montiggia – Sale Polivalenti di Palau ospita la mostra “Sulla Strada-Viaggio nell’intimità della Sardegna – Una mostra fotografica di Giuseppe Onida”. In esposizione ci sono 64 fotografie realizzate tra il 1991 e il 2016 che rappresentano il lascito fotografico di Giuseppe Onida, dove la Sardegna che incontra e racconta il fotografo è un luogo che è isola nel profondo ma a volte trasfigura nel vicino oriente, nel Messico o nella Spagna sudamericana immaginaria, o in immagini con un sentore balcanico; sempre in equilibrio tra la concretezza del reale e la fantasia dell’illusorio. Con il progetto, l’Associazione Sarditudine si propone di rafforzare la cultura fotografica come strumento di conoscenza, racconto e interpretazione del territorio. Un’opportunità aperta quindi a tutte e tutti.
- Amanti delle sagre non ci siamo dimenticati di voi, e infatti vi dico che questo weekend, dall’11 al 12 aprile, torna la XXIII Sagra del Carciofo di Masainas. Un appuntamento decisamente valido per chi desidera scoprire l’anima della Sardegna sud-occidentale attraverso uno dei suoi prodotti più pregiati: il Carciofo Spinoso DOP. L’occasione è perfetta per gustare il carciofo in ogni sua declinazione, ma il programma prevede non solo percorsi Enogastronomici ma anche escursioni guidate, stand dedicati all’eccellenza manifatturiera locale e sfilate di gruppi folk. Da non perdere!
- Vi dico anche che il prossimo weekend torna il Festival delle erbe spontanee: un’oasi sensoriale unica fatta di profumi selvatici, antiche tradizioni e pura poesia. Si tiene a Ussaramanna dal 15 al 19 aprile e per chi non lo conoscesse, questo festival è un invito a immergere occhi, naso, bocca e cuore nelle diverse essenze mediterranee e vivere momenti speciali di condivisione. Vi aspettano giorni ricchi di incontri tematici, laboratori esperienziali e condivisione: la passeggiata alla scoperta delle erbe vagabonde, momenti di divulgazione, spazi di sperimentazione gastronomica ma anche la presentazione dell’“Enciclopedia Gastronomica della Sardegna”, un’opera monumentale che celebra i sapori autentici dell’isola realizzata da Alessandra Guigoni. Insomma, se non avete ancora preso impegni il festival delle erbe spontanee di Ussaramanna è sicuramente una valida occasione di svago e conoscenza! Tulle le info sul sito www.festivalerbe.it
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