2026 annus horribilis per le cure primarie in Sardegna – INMR Sardegna #106
L’aumento dei territori scoperti dai medici di base, l’emergenza ambientale ed economica degli pneumatici fuori uso, i dati sulla situazione demografica nell’Isola e il laboratorio di archeologia subacquea a Olbia.
Fonti
#sanità
Decine di medici di base in pensione: in Sardegna aumentano i paesi scoperti
La Sardegna avrà un reparto di terapia intensiva pediatrica
Sanità, inizio d’anno col brivido nell’Oristanese: 50mila persone senza assistenza di base
#PFU
Emergenza pneumatici fuori uso: in Sardegna depositi saturi e rischio ambientale
#istat
L’inverno demografico gela la Sardegna: perderà mezzo milione di abitanti in 40 anni
#archeologia
Olbia, al museo nasce il laboratorio nazionale di archeologia subacquea
#SCC
Il tempo dell’incrocio: il 2026 visto dalla parte della terra
Quando la mobilità non è fuga: “A scuola di cittadinanza” porta l’Europa e le sue opportunità nelle scuole
Casa M e la finestra che da Siddi si apre al mondo
Trascrizione della puntata:
Le profonde difficoltà d’accesso al diritto alla salute in sardegna non hanno smesso di riempire le cronache sarde anche durante le festività, tra denunce di malasanità e problematiche relative l’organizzazione ospedaliera. Ci sono state anche notizie positive, come il fatto che la Sardegna non sarà più la sola regione in Italia senza una struttura dedicata alla rianimazione dei bambini – è in arrivo infatti il nuovo reparto di terapia semintensiva e intensiva pediatrica previsto all’ospedale Brotzu di Cagliari – ma anche quest’ultima notizia (indubbiamente positiva) da la misura di una realtà sanitaria decisamente lacunosa in un’isola – la nostra – che in virtù anche della sua realtà insulare vede un diritto fondamentale come quello alla salute, di fatto inaccessibile ai più. Nell’ultima settimana si è parlato poi nuovamente della questione medicina di base, con un focus pubblicato tra le pagine dell’unione sarda che rende l’idea di quanto la situazione sia sempre più problematica: il 2026 viene definito un annus horribilis per le cure primarie in Sardegna, con decine di medici di base stanno andando in pensione, da Cagliari a Sassari ma anche a Gavoi, Bitti, Lula, Onanì e non solo. Se si guarda al caso dell’Alto oristanese le cifre diventano emblematiche: due medici del territorio dal primo gennaio (e un terzo probabilmente a luglio) andranno in pensione, l’esercito quindi delle persone prive di assistenza sanitaria di base secondo i dati forniti dal commissario straordinario della Asl 5 di Oristano, si allarga a 50mila in tutta la provincia. Si cerca di tamponare con gli Ascot, gli ambulatori di comunità, ma la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale avverte: «Vanno modificati, e la Regione deve convocare subito il tavolo per gli incentivi nelle zone disagiate». Sono stata breve perché su questo tema abbiamo chiesto un ampio commento a Massimo Dadea, medico, scrittore ed ex assessore agli affari generali nella giunta Soru, che ci ha aiutato a leggere la situazione della sanità sarda dal punto di vista della medicina di base, con uno sguardo anche all’attuale assetto istituzionale, che vede la presidente Todde assessora alla Sanità ad interim.
Parliamo ora di ambiente, perché la gestione degli pneumatici fuori uso, i cosiddetti PFU, sta diventando in Sardegna un’emergenza ambientale ed economica per le imprese del settore gomme e autoriparazione. Leggo da un articolo di SH Magazine in cui il giornalista Marco Cau racconta una situazione che molte officine definiscono ormai insostenibile: piazzali saturi, depositi temporanei colmi e ritiri sempre più rari. Una condizione che, oltre ai rischi per l’ambiente e la salute pubblica, espone le attività anche a sanzioni amministrative e penali. Confartigianato Imprese Sardegna ha deciso di portare la questione all’attenzione del Ministero dell’Ambiente. «Le imprese di ricambio e manutenzione delle ruote si ritrovano letteralmente sommerse di materiale da smaltire, con il rischio di subire pesanti sanzioni da parte delle autorità di controllo», denuncia il presidente Giacomo Meloni. «È una situazione esplosiva che va avanti da mesi, se non da anni». Secondo l’associazione, il problema è strutturale: il sistema di raccolta è inefficiente, con ritardi nei ritiri e quantitativi insufficienti rispetto alle reali esigenze delle imprese. Per alleggerire la pressione sui gommisti, Confartigianato propone l’attivazione di un “extra target” di raccolta straordinaria come misura urgente, ma non solo. Tra le soluzioni avanzate c’è anche il potenziamento del Registro nazionale dei produttori e importatori di pneumatici, con una sezione dedicata agli autoriparatori per facilitare le richieste di ritiro e migliorare il coordinamento con i consorzi obbligatori. Si chiede inoltre una gestione più centralizzata e controllata del servizio di raccolta, attraverso canali istituzionali. Un altro nodo centrale è quello della lotta all’abusivismo. Confartigianato auspica che il ritiro dei PFU sia riservato esclusivamente agli operatori registrati e qualificati, per contrastare la concorrenza sleale e i rischi per la sicurezza stradale. E chiede controlli più stringenti sui flussi di pneumatici, soprattutto quelli legati alle vendite online, dove spesso si concentrano evasione fiscale e mancato pagamento dei contributi ambientali. Come spiega Cau nell’articolo – che trovate come sempre tra le fonti sul nostro sito – il fenomeno dei flussi illegali ha dimensioni rilevanti: secondo l’Osservatorio sui PFU, ogni anno tra le 30 e le 40mila tonnellate di pneumatici vengono immesse sul mercato senza contributo ambientale, generando un’evasione stimata in circa 130 milioni di euro e scaricando i costi del sistema sugli operatori onesti. Una criticità che diventa ancora più evidente in periodi come questo, segnati dal cambio gomme stagionale, e che riguarda non solo la tenuta delle imprese, ma anche la sostenibilità complessiva del sistema di smaltimento.
Inizia un anno nuovo e con lui arriva anche il rapporto istat sulla situazione demografica, con fotografie che continuano a raccontare un inverno demografico nell’Isola. Vi do un po’ di numeri e prospettive future: la Sardegna da 1.560.794 residenti attuali vedrà una sottrazione di 54.762 unità entro il 2030. Nel 2050 i sardi saranno 1.250.000 per poi precipitare nel 2067 sotto il milione. L’Istat lo mette per iscritto nel “Rapporto Italia 2050: sfide e prospettive di una società in transizione”, e i dati elaborati dal Crei Acli Sardegna sulla base di quelli Istat non spingono all’ottimismo. Nel report curato da Silvia Talana e Vania Statzu si fa il punto: «Rispetto alla media nazionale, la Sardegna presenta una diminuzione della popolazione molto più marcata. Sebbene le stime vedano una leggera crescita, la Sardegna rimarrà inoltre anche in futuro la regione italiana col tasso di fecondità inferiore. Come scrive Paolo Paolini sull’unione sarda non è nulla di immutabile, ammesso che cambino abitudini e prospettive economiche rilanciando un’isola che secondo i dati rischia di affondare in mezzo al Mediterraneo. Numeri che non raccontano scelte private, ma il risultato di condizioni strutturali che incidono sulle vite delle persone: lavoro, servizi, diritti, possibilità di restare o tornare; prima parlavamo del diritto alla salute inaccessibile, una situazione che per dirla in maniera molto semplice, non invoglia a vivere, restare ma anche fare famiglia in sardegna. L’inverno demografico è una questione collettiva e politica, che chiama in causa le istituzioni e la capacità di immaginare e costruire un futuro che sia davvero abitabile. Invertire la rotta non significa chiedere di “fare più figli”, ma creare le condizioni perché restare in Sardegna – e metterci radici – torni a essere una possibilità reale.
Nascerà a Olbia negli spazi del museo archeologico il laboratorio di archeologia subacquea, uno spazio dove restauratori e archeologi potranno lavorare sui reperti e studiare i numerosi ritrovamenti messi a segno nei fondali dell’isola. Il progetto nasce da una collaborazione tra Comune e Soprintendenza per il patrimonio culturale subacqueo. Il laboratorio, per il quale è stata prevista una spesa di oltre 525mila euro, è inserito nel piano “Archè Olbia for all” nato nell’ambito del “Programma nazionale metro plus e città medie sud”. Si troverà come dicevo poco da negli spazi del Museo archeologico di Olbia, il quale illustra l’intera vicenda storica della città antica e del territorio, dalla preistoria al XIX secolo, con particolare riferimento alle fasi fenicia, greca, punica e romana dell’area urbana e portuale, le più ricche di documentazione storica e archeologica. Elemento di particolare interesse sono i relitti romani e medievali rinvenuti nello scavo del porto antico, corrispondente al lungomare dell’attuale centro storico. Un progetto quindi quello del laboratorio di archeologia che restituisce valore a una storia – la nostra – che arriva dal mare e creando nuove opportunità di studio, conservazione ma anche conoscenza e divulgazione.
Sardegna che cambia è il 7° portale regionale aperto da Italia che cambia. Nella rassegna stampa settimanale, oltre alle principali notizie raccontiamo gli articoli usciti sul portale sardo, vediamoli insieme:
- Il 2026 si apre come un incrocio, non come continuità. Per la Sardegna, l’incrocio è reale, tra spopolamento e rigenerazione, tra uso e custodia del territorio. Lunedì abbiamo parlato di questo attraverso le parole preziose della nostra Marta Serra. Nella sua pubblicazione, che non poteva che essere la prima dell’anno, ci racconta cosa rappresenta questo 2026 con uno sguardo sull’isola, da sempre terra di passaggi. Ve ne leggo un pezzetto ma come sempre, trovate l’articolo integrale su www.sardegnachecambia.org . “2026 è un numero, ma pronunciato diventa suono: venti venti sei. Due venti, due correnti che si affrontano. E poi un “sei” che non è solo cifra, ma verbo essere: essenza, esistenza, stato. Questa è già una prima lettura simbolica essenziale. Il mondo si muove in direzioni divergenti e l’essere umano non può più restare alieno a questo movimento. Non può pretendere di osservare soltanto. Che gli piaccia o meno, è dentro. Il 2026, in questa chiave, non è un anno da attraversare passivamente. È un anno che chiama alla presenza. Il “sei” non rimanda all’astrazione, ma al corpo, alla relazione, alla responsabilità. Nel linguaggio simbolico che abbiamo attraversato, il 6 è la vita che prende forma: famiglia, comunità, legami, decisioni concrete. Questo significa che l’incrocio del tempo non rimane solo nei grandi eventi globali. Si innesta nei gesti quotidiani: dove si vive, come si lavora, come si entra in relazione con la terra e con gli altri.”
- Martedì pausa epifania, le nostre pubblicazioni sono ricominciate mercoledì con un articolo della redazione in cui parliamo della settima tappa di A scuola di cittadinanza, ospitata al Teatro San Giuseppe di Nuoro, durante la quale si è svolto l’incontro che ha portato l’Europa dentro le aule delle aree interne della Sardegna. Oltre 300 studenti e studentesse provenienti da diversi centri della Barbagia si sono confrontati su mobilità, formazione ed equità, in un territorio dove la distanza dai servizi pesa ancora sulle opportunità future. Le testimonianze e i progetti presentati mostrano come la mobilità, se accompagnata, possa rafforzare i territori invece di svuotarli, trasformando l’Europa in una rete di relazioni e possibilità, non in una destinazione lontana. Un’occasione che rimette in discussione il concetto di mobilità proponendolo come opportunità e non più come fuga.
- Mercoledì spazio a una bella storia raccontata dalla nostra Sara Brughitta. Ci troviamo nella Marmilla, a Siddi, piccolo centro dell’entroterra sardo di poco più di quattrocento abitanti, dove una casa rimasta chiusa per oltre vent’anni è tornata a respirare. Si chiama Casa M ed è molto più di uno spazio fisico: è un progetto in divenire, un luogo abitato prima ancora che raccontato, nato dal desiderio di due sardi, Matteo Tiddia e Michele Pala, di tornare alla propria terra dopo una lunga esperienza all’estero. Casa M è un punto di incontro tra pratiche quotidiane, arte, cibo e paesaggio, una scelta di vita nata dal desiderio di tornare alle radici, alimentata dall’amore per la Sardegna e dalla volontà di raccontarne le storie in modo originale. Una “finestra sul mondo” che si apre dall’interno di un paese che, tra difficoltà e bellezza, custodisce un patrimonio di relazioni umane e pratiche sostenibili; una casa che non promette un paradiso, ma offre la possibilità di abitare il tempo e il luogo in modo etico e consapevole. Una bella realtà che vi consigliamo di conoscere, anche in questo caso l’articolo come sempre sul nostro sito, www.sardegnachecambia.org
E anche questa settimana in chiusura vi segnaliamo alcuni dei prossimi eventi sparsi nell’Isola, vediamoli insieme:
- Dopo Sassari, Alghero, Nuoro e Cagliari continua nei principali centri dell’Isola l’iniziativa Bloody Money 4 Money 4 Food, Cartoline da Gaza per Gaza, iniziativa in solidarietà e supporto per il popolo palestinese. A Olbia prende il via l’iniziativa che si terrà nei locali delle ex Casermette spazio culturale (in Via Goffredo Mameli 48). Si tratta di una mostra collettiva e partecipativa. I lavori esposti, realizzati su foto/cartoline, sono stati creati da numerosissimi esponenti del mondo dell’arte, della cultura e dell’impegno sociale in genere. Si tratta di opere originali realizzate per questa specifica iniziativa. Una mostra che sarà visitabile anche venerdì 9 e sabato 10 gennaio dalle 16.00 alle 20.00, e domenica 11 gennaio dalle 10.30 alle 13.00 e dalle ore 16.00 alle 20.00. Non perdetevela
- Sto sul tema mostre perché per la prima volta in Sardegna, l’Impressionismo francese sarà protagonista con la mostra Luce, Natura, Libertà. I Pionieri del Paesaggio: da Barbizon agli Impressionisti, ospitata dal fino al 1° febbraio al Polo Museale Padiglione Tavolara di Sassari. L’esposizione si propone di approfondire le origini e gli sviluppi che hanno caratterizzato il movimento impressionista, nato ufficialmente nel 1874 a Parigi. Il percorso espositivo attraversa circa un secolo di storia dell’arte, dai precursori della Scuola di Barbizon (1830-1860) fino all’influenza esercitata tra fine ‘800 e inizio ‘900. Una valida occasione di conoscenza: come si suol dire, impara l’arte e mettila da parte, che non si sa mai
- Nella bellissima cornice della chiesetta medievale di San Giuliano a Selargius, sabato 11 si esibirà il coro polifonico S’Arrodia di Sinnai. Siamo ancora nel mood festivo, quindi il repertorio proporrà brani della tradizione natalizia e religiosi. Un evento da non perdere proposto da un coro di grande tradizione, ‘il cui ingresso è libero.
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