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6 Febbraio 2026
Podcast / Io non mi rassegno

I fatti di Torino, il quartiere, la comunità – INMR Sardegna #109

Iniziamo dai fatti di Torino legati al centro sociale Askatasuna, con il racconto di Marco Mandis su cosa significa far parte di una comunità che si mobilita. Poi erosione costiera e crisi climatica, insieme al geologo marino Gianni De Falco. Salute, con focus sui tumori in Sardegna, e infine lo scarabeo dell’età del Ferro scoperto in Ogliastra.

Autore: Redazione Sardegna che Cambia
torino
L'articolo si trova in:

Trascrizione della puntata:

I fatti di Torino legati al corteo di sabato pomeriggio a sostegno dell’Askatasuna, lo storico centro sociale cittadino sgomberato a metà dicembre, questa settimana hanno occupato cronache e schermi. Si parla di dissenso e criminalizzazione del dissenso, di repressione, di violenza istituzionale, del diritto a manifestare e di come portare avanti una protesta. Si parla di comunità e di abitare quartieri e quotidianità cosiddette marginali. Abbiamo deciso di soffermarci anche noi su quanto accade, con la consapevolezza di far parte di un mondo i cui fatti spesso travolgono senza dare il tempo di ragionare. Un qualcosa che accade con più forza quando la narrazione mainstream si fa settoriale, si potrebbe dire quasi disattenta, lasciando indietro le voci di tanti e tante. Noi abbiamo deciso di chiedere a Marco Mandis, uno dei tanti disterraus possiamo dire, oggi residente a Torino. A lui abbiamo chiesto innanzitutto di raccontarci il quartiere dove abita, Vanchiglia, che è anche sede fisica del centro sociale Askatasuna, da settimane attraversata da prese di posizione di vario genere in difesa degli spazi di socialità, contro ogni forma di repressione e contro la “militarizzazione del quartiere”.

Questa settimana le cronache sarde hanno parlato di erosione costiera, un tema conseguente anche ai ragionamenti sugli effetti del passaggio del ciclone Harry sull’isola, e che si sta facendo in realtà sempre più urgente. Quello che Gianni De Falco, geologo marino del Cnr di Oristano, ha spiegato in settimana tra le pagine de la nuova sardegna è che stando alle simulazioni su cosa accadrà nel 2050 e nel 2100, ci sono arretramenti significativi delle coste sarde. Lo scenario più pessimistico arriva fino a 70, 80 metri. Questo significa che anno dopo anno come scrive il giornalista Paolo Ardovino il mare delle nostre coste sommerge qualche centimetro di terra e tra 24 anni comincerà una fase critica sul fronte dell’erosione costiera. Perdere settanta metri di costa significa dire addio ad alcune spiagge ma soprattutto, nelle località a pelo d’acqua, mettere a rischio abitazioni e infrastrutture. Anche in questo caso abbiamo chiesto direttamente al geologo marino Gianni De Falco di spiegarci meglio cosa accade e quanto tutto ciò sia strettamente legato alla crisi climatica in corso.

Mi sposto su YouTg dove in settimana un articolo della giornalista Marzia Diana ha fatto il punto sulla situazione tumori e difficoltà di accesso alle cure nell’Isola. Ci sono due buone notizie: innanzitutto il fatto che nel 2026 risultano in diminuzione i tassi di mortalità e si stabilizzano i decessi per cancro al polmone nelle donne. In Italia, rispetto ad altri Paesi europei, sono di più le persone che vivono dopo una diagnosi di cancro, ma le disparità regionali sono ancora un grosso problema. A fare il punto è stata l’Airc, l’associazione italiana per la ricerca sul cancro, e guardando nello specifico ai numeri che ci riguardano secondo uno degli ultimi report della Commissione Europea la Sardegna è però una delle regioni in cui sono più evidenti le barriere legate alla distanza e alle difficoltà  di accedere ai servizi per la cura dei tumori. Una mappa, pubblicata nel rapporto, indica la percentuale di residenti in ciascuna provincia che può avere accesso alla chemioterapia e alla radioterapia entro 60 minuti o 100 km di distanza dal luogo in cui abitano, e tutta la parte orientale e occidentale dell’Isola risulta avere un indice di accessibilità tra i più bassi d’Italia.  Dati che non migliorano se si guarda agli screening per la prevenzione: “Se nel 2021”, fa notare l’Airc, “quasi il 50% degli uomini nel Nord Italia ha partecipato allo screening per la diagnosi precoce del cancro al colon-retto, questa percentuale non ha raggiunto il 24% nel Sud e nelle Isole”. Se però nel resto d’Italia i casi e il numero di morti causati dal cancro sono in calo, la Sardegna è in controtendenza per il tasso di mortalità. A spiegarlo sempre su YouTg è l’oncologo e professore al policlinico universitario di Monserrato Mario Scartozzi, in occasione della giornata mondiale contro il cancro il 4 febbraio. Il professor Scartozzi ha quindi lanciato un appello sulla prevenzione a tutta la cittadinanza. “Aderiamo alle campagne di screening. Un corretto stile di vita e l’adesione agli screening porterebbero a una riduzione del numero di casi di oltre il 40%. Nessun farmaco, nessuna tecnologia, chirurgia o terapia potrebbe mai ottenere un risultato così che invece riguarda soltanto la modifica di alcune nostre abitudini”, conclude Scartozzi. Un appello importante, che però si fa complesso da gestire in un’Isola in cui, come raccontano anche i dati che abbiamo visto e come ci ritroviamo a dire spesso in rassegna stampa, il diritto alla salute continua a non essere effettivamente garantito a tutti e tutte. Confidiamo in un 2026 di cambiamento.

Un prezioso scarabeo dell’ età del Ferro è stato rinvenuto vicino al nuraghe e villaggio di Ruinas ad Arzana, in Ogliastra. Leggo da Ansa che ci racconta come la scoperta è avvenuta nel corso dei recenti scavi archeologici nell’area antistante il pozzo, a otto chilometri di distanza in linea d’aria dal sito di S’Arcu ‘e is Forros di Villagrande Strisaili. Lo scarabeo si unisce all’esemplare ritrovato nel nuraghe Nurdole, tra Orani e Nuoro, testimonianze dei legami e scambi commerciali e culturali tra la Sardegna e il Mediterraneo. Il reperto archeologico scoperto ad Arzana, realizzato in steatite, presenta alla base incisioni in caratteri geroglifici. Con ogni probabilità proviene dall’area mediterranea orientale e, in particolare, da quella dell’attuale Libano. Questi oggetti avevano la funzione di amuleti e potevano essere indossati al collo. Erano inoltre utilizzati come sigilli, ciascuno con un’incisione che lo rende un pezzo unico. Al momento è sottoposto a interventi conservativi e indagini diagnostiche non invasive nel centro di restauro e conservazione di Li Punti della Soprintendenza, sotto la direzione della funzionaria restauratrice conservatrice Sofia Bertolini. Al termine dello studio e delle operazioni di conservazione, verrà presentato al pubblico e si valuterà la sua futura esposizione. E speriamo allora di poter ammirare presto questo pezzo di storia che in parte, ci racconta.

Sardegna che cambia è il 7° portale regionale aperto da Italia che cambia. Nella rassegna stampa, oltre alle principali notizie raccontiamo i due articoli usciti in settimana sul portale sardo, vediamoli insieme

Lunedì abbiamo parlato del fatto cheè stata inaugurata ed è finalmente visitabile, nella Sala operativa della Caserma Betza, la mostra “L’eredità della vita. Il clima è una scelta: salviamo il futuro”, che resterà visitabile a Gavoi fino al 7 febbraio. Qui diciotto pannelli accompagnano visitatori e visitatrici in un percorso che mette al centro la crisi climatica, le sue cause e soprattutto le possibilità di azione. L’obiettivo è chiaro: aumentare la consapevolezza sui cambiamenti climatici e incoraggiare ciascuno ad assumere un ruolo attivo, senza rinunciare a uno sguardo di speranza. Un tema che in Sardegna assume un peso specifico particolare. Come ricordano i dati del portale Sardegna Ambiente, la posizione dell’Isola al centro del Mar Mediterraneo la colloca tra gli hot spot individuati dall’IPCC per quanto riguarda i cambiamenti climatici. Le analisi condotte a livello locale mostrano un quadro già segnato da un aumento delle temperature, sia nei valori medi sia negli estremi, da una riduzione delle precipitazioni annuali e da una crescente frequenza e intensità degli eventi meteorologici estremi. In questo contesto, la mostra di Gavoi si inserisce come uno spazio di informazione e riflessione, ma anche come un invito ad agire. Il progetto “Cambio io, cambia il mondo” punta infatti a stimolare azioni individuali e collettive, promuovendo un cambiamento che parte dalla trasformazione personale e si traduce in responsabilità condivisa e solidarietà globale. Un percorso che coinvolge scuole, comunità e territori, in linea (anche) con le raccomandazioni scientifiche e gli impegni internazionali sulla transizione ecologica. Da non perdere, trovate maggiori info su www.sardegnachecambia.org

La seconda pubblicazione ha invece riguardato il comunicato di protesta che arriva dai centri antiviolenza Lìberas di Cagliari e Onda Rosa di Nuoro sul tema del cosiddetto “ddl stupri” e la modifica delle norme contro la violenza sessuale. Quello che viene ribadito è che la violenza sessuale non nasce da un fraintendimento né da una cattiva comunicazione. È un atto di potere, di controllo, di dominio. Serve a intimidire, a silenziare, a ribadire una gerarchia. E chi lavora ogni giorno nei centri antiviolenza lo sa. Sono infatti i CAV femministi e transfemministi sardi a unirsi a a una protesta che investe sia il territorio sardo che quello italiano in merito al DDL sulla violenza sessuale e sulla modifica apportate alle norme. Il testo base del disegno di legge sulla violenza sessuale approvato dalla commissione Giustizia del Senato è infatti quello proposto da Giulia Bongiorno, relatrice del provvedimento e senatrice della Lega, nella nuova versione che ha modificato il testo approvato all’unanimità alla Camera nel novembre scorso, introducendo la “volontà contraria” a un rapporto sessuale, e non più il “consenso libero e attuale” che, se manca, definisce il reato di violenza. Ma per i cav sardi – vi leggo una parte del loro comunicato – “il problema è come la violenza viene riconosciuta, raccontata, creduta. Una norma che continua a interrogare il comportamento della donna, il suo modo di reagire, la sua capacità di dire no nel modo ritenuto adeguato, sposta ancora una volta l’attenzione dalla responsabilità di chi agisce la violenza alla condotta di chi la subisce. È una scelta politica e culturale precisa, che produce conseguenze concrete: donne che non denunciano, che non vengono credute, che si ritrovano sotto processo insieme ai loro corpi.”. Trovate il comunicato integrale su www.sardegnachecambia.org

E anche questa settimana in chiusura vi segnaliamo alcuni dei prossimi eventi sparsi nell’Isola, vediamoli insieme:

  • Inizio col dirvi che oggi a partire dalle ore 15:30, si terrà il secondo appuntamento di Forme di Craft, la rassegna che accompagnerà il pubblico per tutto il 2026 all’interno degli spazi di Craft di Sardegna Ricerche, a Sa Manifattura a Cagliari. L’incontro sarà dedicato alla lavorazione a intreccio, uno dei settori dell’artigianato sardo oggi più esposti al rischio di obsolescenza e perdita di competenze. Il pomeriggio si articolerà in tre momenti distinti: si inizia con una dimostrazione dal vivo condotta da cestinaie provenienti da Castelsardo, Flussio, San Vero Milis, Sinnai e Urzulei. La seconda parte dell’incontro sarà dedicata a un focus tematico che sposterà lo sguardo dal passato al presente e, soprattutto, al futuro dell’intreccio. Cestinaie e rappresentanti delle comunità coinvolte dialogheranno con Roberta Morittu, curatrice della rassegna, mentre Valerio Deidda, responsabile del MuA di Sinnai, affronterà il tema del ruolo dei musei nella tutela dinamica dei patrimoni culturali. A chiudere l’incontro sarà la presentazione dell’installazione Continuum. Tre stati dell’intreccio, a cura di Lucio Aru e Franco Erre_Narente, realizzata appositamente per questo appuntamento della rassegna. Trovate maggiori info su sito e pagine social di Sardegna Ricerche
  • È tempo di carnevale e uno fra i tanti eventi organizzati per questo periodo, è Su Marrulleri di Marrubiu, alla sua 46ª edizione nei giorni di giovedì 12, domenica 15 e 22 febbraio per uno tra i carnevali più spettacolari e coinvolgenti della Sardegna. L’edizione 2025 ha celebrato un prestigioso traguardo: Su Marrulleri è stato riconosciuto Carnevale Storico dal Ministero della Cultura. Su Marrulleri non è soltanto una festa, ma è un momento in cui tutti si riconoscono nella gioia e nel divertimento del Carnevale. Durante gli appuntamenti previsti nel programma si darà spazio alle eccellenze enogastronomiche, all’artigianato e alla tradizione della cartapesta. Non perdetevi questo evento, trovate maggiori info sulla pagine social di Su Marrulleri 
  • Infine vi segnalo che fino al 15 febbraio è visitabile la mostra “Oltre un secolo di arte” nella Galleria Arte Spazio di Sassari, in via Principessa Maria. L’allestimento si snoda in quattro sale, dove è possibile ammirare le opere di artisti nazionali e internazionali, con grande risalto per i pittori sardi del Novecento. La mostra permette di compiere un viaggio fra stili e generi diversi, fra tradizione e innovazione. Fra gli artisti esposti, il sassarese Mario Sironi, grande sperimentatore, cresciuto con le influenze del Futurismo e del Cubismo, Aligi Sassu anche lui vicino al Futurismo, ma anche Liliana Cano, le cui opere sono esposte in una sala riservata. Cittadina onoraria di Ittiri, la pittrice ha sintetizzato così la sua carriera: “Sono nata, sono cresciuta e ho dipinto tutto il tempo”. Anche questo un appuntamento da annotare

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