23 Giu 2022

Mare bollente – #547

L’ondata di caldo anomalo che sta investendo l’Europa sembra avere effetti particolarmente nefasti sul Mar Mediterraneo, che sta accumulando calore e tocca temperature fino a 5° superiori alla media. Anche alle grandi altitudini, tuttavia, la situazione non è delle migliori. Sul Monte Bianco qualche giorno fa si è segnato il record di 10,4°, mentre un nuovo studio mostra come i flussi idrici dell’Himalaya potrebbero essere gravemente compromessi. La situazione è preoccupante, ma cerchiamo anche di capire cosa possiamo fare.

MEDITERRANEO: +5

L’ondata di calore estremo che sta caratterizzando questo giugno in Europa sembra aver colpito, oltre che la terraferma, ancor più che la terraferma, il mare. Il Mar Mediterraneo sta mostrando temperature anomale, di 3°C superiori alla media quasi ovunque, con picchi di +5°C. Nei giorni scorsi Copernicus, che sarebbe il programma europeo di osservazione della Terra con dati satellitari, ha diffuso un’immagine relativa al 19 giugno in cui si vede il Mediterraneo colorato di un rosso più o meno intenso a seconda di quanto sono anomale le temperature. Da cui si vede chiaramente che la temperatura superficiale del mare lungo le coste di Spagna e Italia, e alcune zone della Francia, mostrava un’anomalia di +5°C.

È un’immagine che conta più di 1000 parole. Un aumento del genere – 5°C – non può non avere, scrive GreenMe, conseguenze sugli equilibri degli ecosistemi marini. Proliferazione di alghe e funghi, e minaccia per tante specie e per la biodiversità in generale. 

E non solo. Il riscaldamento degli oceani, rispetto a quello dell’atmosfera, ha alcuni elementi che lo rendono ancora più insidioso perché, come fa notare il giornalista ambientale Sergio Ferraris, “il mare è un grande accumulatore energetico. L’acqua accumula bene il calore, al contrario dell’aria e del suolo, per cui continuerà ad accumulare energia che poi rilascerà in maniera violenta e imprevedibile”.

Il caso estremo del Mediterraneo, fra l’altro, non è neppure un caso isolato. Secondo l’ultimo rapporto della World meteorological organization delle Nazioni unite ‘State of the Global Climate 2021’, lo scorso anno il caldo oceanico è stato da record e tutti i set di dati mostrano una preoccupante accelerazione del surriscaldamento degli oceani negli ultimi due decenni (e di tutti i parametri collegati: innalzamento del livello dell’acqua, acidificazione, cambiamento delle correnti oceaniche, ecc).

MONTE BIANCO, TEMPERATURE RECORD

Ad ogni modo, le anomalie attuali non riguardano solo gli oceani. Sì, lo so che lo sapete, che lo sappiamo, ma ogni tanto è utile fare un check. Della crisi idrica abbiamo già parlato due giorni fa. Oggi diamo uno sguardo alle montagne. 

Riporta Montagna Tv che sabato 18 giugno alle ore 14 la stazione metereologica dell’Arpa Valle d’Aosta posizionata a 4750 metri al Col Major, poco sotto la vetta del Monte Bianco (4810 metri), ha registrato 10,4°C. Anche qui parliamo di un record da quando è stata istallata e ha iniziato a registrare i dati. Il primato precedente era del giugno 2019, con “soli” 6,8°C.

Il problema, in questo caso, è che ondate di caldo come queste hanno un impatto sulla fusione dei ghiacciai e il degrado del permafrost. Lo scioglimento dei ghiacciai va a peggiorare la siccità, visto che questi sono le principali riserve d’acqua dolce del Pianeta. Il permafrost invece sciogliendosi rilascia gas climalteranti come il metano, che in un ciclo di retroazione positivo (si chiama così, nel senso che accelera un fenomeno, ma ha ben poco di positivo) va a accelerare ulteriormente la crisi climatica.

HYMALAYA, A RISCHIO IL TERZO POLO

Se il Monte Bianco soffre di caldo, l’Himalaya, la più imponente catena montuosa del mondo, non è messa meglio. Riporta Rinnovabili.it che il ciclo dell’acqua del cosiddetto Terzo Polo (per la quantità di ghiaccio che conserva) sta diventando più instabile sotto i colpi della crisi climatica. Mettendo a rischio la disponibilità di una risorsa che permette di vivere a 2 miliardi di persone. Dall’Himalaya e dall’Hindu Kush nascono infatti 10 dei più grandi fiumi asiatici. 

Queste proiezioni sono il risultato di uno studio che fa il punto sullo stato delle risorse idriche del plateau himalayano pubblicato su Nature Reviews Earth & Environment e analizza

le distorsioni attuali rispetto al comportamento “normale” di ghiaccio, neve e flusso a valle di acqua provocate dall’aumento globale delle temperature.

Secondo quanto emerge la regione avrebbe perso l’equilibrio tra l’acqua solida stoccata nei ghiacciai e quella liquida contenuta in laghi e fiumi a causa dell’impatto del cambiamento climatico. Ogni anno c’è un ciclo che si ripete praticamente uguale e sul quale è possibile prevedere più o meno i flussi d’acqua, le piogge e quindi anche i raccolti delle regioni. Ora questo ciclo sarebbe stato alterato e sarebbe uscito dal suo equilibrio. L’innalzamento delle temperature unito ai cambiamenti delle correnti occidentali e del monsone indiano stanno causando il ritiro dei ghiacciai, l’aumento delle precipitazioni nella parte settentrionale della regione, e la diminuzione nella parte meridionale.

Come per il Monte Bianco, anche qui il problema è che i cambiamenti negli ecosistemi (così come in tutti i sistemi complessi) non sono lineari. Una volta rotto un equilibrio, il sistema inizia a rotolare guidato da centinaia di cicli di retroazione diversi, e nessuno sa dove si trova il punto di equilibrio successivo. 

Comunque se state morendo di caldo, potete provare a cambiare prospettiva, come suggerisce l’ennesimo titolo geniale di Lercio che ci ricorda che questa è pur sempre l’estate più fresca dei prossimi 50 anni.

Scherzi a parte, la situazione è molto critica, non possiamo più nasconderci. Dobbiamo accettare questa cosa, accettare anche che alcuni cambiamenti ambientali sono ormai inevitabili e che dovremo adattarci. Non lo dico per scoraggiarci. Anzi. È che accettare è il primo passo. Credo che solo da un’accettazione profonda, anche dolorosa, della realtà possa scaturire la forza per cambiare. Come ci diceva Rob Hopkins nella sua intervista a Matrix è dentro di noi, “abbiamo bisogno di 5 minuti di disperazione quotidiana, per centrarci sull’entità del problema. E lavorare alle soluzioni”. 

Su Italia che Cambia di soluzioni ne raccontiamo tante. Paradossalmente non sono le conoscenze, né le soluzioni che ci mancano. Tempo ne abbiamo poco, ma probabilmente se agiamo subito abbiamo ancora un po’ di margine di manovra. Ci manca quel click collettivo per invertire l’inerzia del sistema. Su su su.

DIMISSIONI DI DI MAIO

Ah, in tutto ciò Luigi Di Maio ha lasciato ufficialmente il Movimento 5 Stelle per creare il suo gruppo, nel quale l’hanno seguito 62 parlamentari. Nome della nuova formazione? “Insieme per il Futuro”. Il suo, come hanno fatto notare in diversi. 

Battute a parte, la notizia buttata così alla fine della puntata, dopo dieci minuti di disquisizioni su problemi ben più gravi come la crisi climatica può ingenerare la reazione “ma chi se ne frega di Di Maio”. Il che è comprensibile. 

Al tempo stesso, la questione del come mai un movimento nato con istanze rivoluzionarie, che voleva cambiare i meccanismi della partecipazione e della politica sia finito a ripercorrere gli stessi errori e dinamiche della politica più classica non è una questione da poco. E non vedo in giro analisi particolarmente illuminate su questo, mentre ci sarebbe molto da dire e da imparare.

FONTI E ARTICOLI

#Mediterraneo
GreenMe – L’ondata di calore non risparmia il mare: il Mediterraneo è più caldo di 5 gradi, l’anomalia termica fa paura

#Monte Bianco
montagna tv – Superati i 10 gradi in vetta al Monte Bianco, è record di caldo sul tetto d’Europa

#Himalaya
Rinnovabili.it – Il “Terzo Polo” si scioglie: aumenta lo squilibrio delle risorse idriche dell’Himalaya

#clima
Ansa – Clima:in Artico 15,4°C a maggio, temperatura rara a luglio

#Di Maio
Il Sole 24 Ore – Di Maio, addio con 62 parlamentari: «Basta ambiguità, noi con Draghi»

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