30 Mar 2015

Cyclolenti in Grecia: la monaca nera

Scritto da: CycloLenti

50 km possono bastare come prima giornata. La pioggia si fa insistente e un bar ci fa da rifugio. Yassu […]

50 km possono bastare come prima giornata. La pioggia si fa insistente e un bar ci fa da rifugio. Yassu (ciao in greco), un gran sorriso e facciamo già parte del gruppo. Avevo dimenticato quanto i greci parlassero animatamente. Festeggiano il governo appena eletto. Sono contenti e le chiacchiere vengono innaffiate da abbondanti e numerosi bicchieri di Zipuro, una grappa locale. Sono fiduciosi, e sperano che questa volta le cose vadano meglio.

 

 

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Agia Kuriaki


 

“Questa sera siete miei ospiti, ho un albergo qui vicino, ora è chiuso, ma posso aprirvi una stanza” ci risponde senza esitare un attimo un signore nel bar quando iniziamo a chiedere dove poter sistemare la tenda. Dal letto abbiamo la vista sul mare e dal terrazzo mi basta allungare una mano per afferrare delle arance direttamente dall’albero. Niente male come prima notte greca. Nonostante le salite, pedalare con questi paesaggi è una goduria, il sole fa la sua parte. Il dolce benvenuto della Grecia non è infinito e per qualche giorno le condizioni sono avverse.

A Brindisi qualcuno ci aveva domandato se fosse peggio pedalare con la pioggia o col vento. Adesso potrei rispondere con certezza: entrambi contemporaneamente! Giacca goretex, pantaloni antipioggia, sovrascarpe, calzini e guanti impermeabili…quando piove non c’è niente che tenga! Grondanti d’acqua ci infiliamo nel primo locale che troviamo e affondiamo i denti sul primo di una lunga serie di Pita Gyros, non vedevo l’ora!  Il tunnel sottomarino di Preveza è vietato attraversarlo a piedi o in bici, ma per fortuna a Parga ci avevano avvisato e informato di un servizio di navettaggio gratuito. In men che non si dica Bibine e Blanquette si fanno compagnia nel carrello posteriore dell’auto che ci traghetta dall’altra parte.

 

Il vento non smette di ululare e ogni giro di pedale è una conquista. Questa sera scopriremo come i greci risponderanno alla nostra tecnica di auto invito. Ecco, questa villetta ci ispira….dlinn dlonn! Dopo un attimo di titubanza per la nostra “invasione di campo” ecco la parolina magica “seguitemi”. Per questa notte le nostre membra si riposeranno su un comodo letto al riparo dalle intemperie. Al mattino prima di ripartire Nick, il proprietario della casa, si presenta con delle uova soda delle sue galline, del pane e del formaggio fresco: “l’ha preparato mia moglie, prendete, avrete bisogno di molte energie”. 

 

 

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Mentre ci inerpichiamo tra i monti, passiamo per un intero villaggio in pietra abbandonato. Immaginiamo come doveva essere lo scorrere della vita una volta qui su. Ora è popolato da capre e cani che ne fanno la guardia, per fortuna non troppo aggressivi. Anteporre le bici tra te e il cane, scendere e camminare. Mhh, funzionano queste tecniche! Per un attimo la pioggia ci dà tregua e approfittiamo del forte vento per asciugare i vestiti ormai fradici.  Sono quasi le 17:00, sulla strada per Mitikas incrociamo un cartello che indica la direzione di un monastero. Vabbè, tanto starà qui vicino, saliamo!  Ci occorrerranno una quindicina di tornanti e un’ora di sudore per raggiungerlo.

 

Stiamo per entrare quando un signorotto ci viene incontro e ci offre il suo aiuto. Mike, a quanto pare, conosce bene la monaca che vive da sola qui da ben 11 anni. Ci introduce. La monaca è gentile, ci fa accomodare, ci serve dei lokum e delle barrete di frutta secca e cioccolata, ma per dormire in convento non se ne parla proprio.

 

 

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Mike è contrariato non ne capisce il motivo, ma siamo una coppia e lei è donna e non può assolutamente permettere che una presenza maschile dorma all’interno della struttura. Ahahhaa, ma tu guarda gli effetti collaterali della religione. Peccato anche perchè ci sono numerose stanze vuote. Vabbè, appena fuori il cancello c’è una legnaia coperta con tanto di vista panoramica. Almeno qui potremmo piantare la tenda. La monaca questa volta non può rifiutarsi! 

 

 

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