27 Lug 2015

#biellesechecambia 22 – Da Cossato a Biella

Scritto da: Roberto Vietti

Continua a esserci un Sole grande così, ne siamo contenti. Risveglio mattutino con Keità che ci viene a svegliare dicendoci […]

Continua a esserci un Sole grande così, ne siamo contenti. Risveglio mattutino con Keità che ci viene a svegliare dicendoci che avevano lasciato per noi dei biscotti e del latte freddo. Ottimo risveglio.
Ecco Eleonora che ci racconta del suo lavoro nel Centro di prima accoglienza e del consorzio Il filo da tessere. Tale struttura accoglie chi richiede asilo politico, donando assistenza sanitaria e legale ai rifugiati. Si occupano anche della cosiddetta accoglienza diffusa all’interno di appartamenti, al fine di favorire sempre più il processo di integrazione con la comunità, anche a livello lavorativo.

 

Il filo da tessere

Il filo da tessere


 

Per Eleonora, il cambiamento è la consapevolezza di vivere in un mondo che ha bisogno delle nostre cure e attenzioni. È necessario smettere di dare etichette e vedere gli altri come semplici persone. La maggiore soddisfazione è quella di essere in continuo contatto con persone diverse, ricevendo in cambio molti stimoli giornalieri. Gli ostacoli sono dati dal lavoro che è parecchio impegnativo. A volte non è facile relazionarsi con persone che non sanno se otterranno o meno il permesso per rimanere in Italia. La maggior parte infatti non riesce ad ottenerlo.

 

Prima di pranzo Edoardo ha modo di aiutare un altro ragazzo mentre studiava italiano. Lui ha venticinque anni e non sa né leggere e né scrivere. Ci chiede se noi sappiamo leggere e scrivere l’italiano facilmente. Lo aiutiamo e scriviamo l’alfabeto insieme. È ora di pranzo: riso con piselli e purea.

 

Lasciamo Cascina Aurora e tutti i ragazzi che ci vivono. È stata una emozione forte, intensa, densa, averli incontrati. Gli auguriamo ogni bene, sperando che si possano trovare sempre più forme di integrazione e collaborazione a livello internazionale per tutti i rifugiati di questo mondo. C’è anche tempo di abbracciarci. Sono così gentili da prepararci le bici.

 

 

È stato un viaggio in bicicletta particolare quello che ci ha portato dalla Cascina Aurora a Chiavazza. Tanti sono i pensieri e le emozioni che il giorno passato con i ragazzi del Mali, Senegal, Ghana e Costa d’Avorio ci ha lasciato.

 

Dopo pochi minuti arriviamo a Chiavazza, e con gran sorpresa ci attendeva a festa il gruppo dei bottegai della Bottega dei Mestieri. Ci siamo sentiti un po’ come all’ultimo chilometro del giro d’Italia: tra due ali di persone e il nastro finale d’arrivo. 

 

La bottega dei mestieri

La bottega dei mestieri


 

Chiariamo prima che cos’è questa struttura e cosa fa: è un laboratorio occupazionale per persone con disabilità. Occupano la quotidianità e sviluppano abilità incrementando potenzialità e misurano competenze prelavorative, accettando serenamente limiti e aumentando l’autonomia dei partecipanti. I laboratori sono dedicati esclusivamente a persone disabili e giovani in situazioni di svantaggio.

 

La Bottega dei Mestieri è un progetto sperimentale, avviato da Tantintenti, in partnership con Domus Laetitiae che vuole offrire opportunità occupazionali alle persone con disabilità che non riescono ad inserirsi all’interno del mercato del lavoro (anche protetto) o nei servizi esistenti.

 

Bottega dei Mestieri si struttura su quattro caratteristiche distintive:
– il concetto delle antiche botteghe artigiane nelle quali un maestro d’arte trasmetteva ai garzoni la competenza;
– l’identificazione di un luogo dove possono convivere tante piccole attività legate alla produzione food e alla micro-artigianalità;
– alla produzione di servizi di welfare aziendale per i soci;
– alla configurazione di un contesto occupazionale dove siano valorizzate riconosciute e certificate le abilità e le competenze di persone con RM considerate non adatte a percorsi di inserimento lavorativo;
– la ricerca della sostenibilità economica delle attività.

 

La sintesi di questo modello rappresenta l’innovazione di un “welfare generativo”: in questo caso la Bottega dei Mestieri è l’esempio di un servizio socio-assistenziale generato da investimenti del terzo settore, che auto-produce in tutto o in parte i mezzi per la propria esistenza senza gravare sulle risorse pubbliche. La persona protagonista nella Bottega dei Mestieri assume il ruolo di un soggetto che attraverso la valorizzazione delle proprie abilità “genera” autonomamente risorse per il “supporto” di cui necessita.

 

labdeimestieri2

 

Sono gli stessi ragazzi che ci guidano nel viaggio all’interno della bottega, in particolare Milena e Valerio fanno da capofila e ci raccontano delle loro attività: sono bravissimi a raccontarci dei gioielli e dei bracciali che hanno pensato ed ideato, dei porta CD che hanno inventato per una famosa band musicale locale, e poi tisane, bomboniere, segnalibri e quant’altro. Ci sorprende il vino che loro stesso producono. Ci regalano tre portachiavi che appendiamo al trico. Ognuno ha la sua postazione, si divertono mentre lavorano. C’è anche la vicina di casa che è volontaria presso il centro. Si occupano anche dello scambio di vestiti.

 

 

E’ una giornata davvero emozionante. Davanti ad una macedonia che mangiamo tutti insieme ci mostrano un video che loro stessi hanno realizzato che racconta attraverso immagini e musica la loro organizzazione. Vi sono anche due ragazze, una dall’Armenia e l’altra dalla Turchia che sono quì grazie al programma Erasmus plus. E tra l’altro sono anche carine.

 

 

I ragazzi lasciano la struttura e abbiamo ancora modo di fare una piacevole chiacchierata con gli operatori della cooperativa. Gli auguriamo il meglio per il proseguo della loro fantastica attività.

 

 

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