24 Ott 2016

Vivere e rivivere l’Arno

Scritto da: Daniela Bartolini

Due giorni nel comune di Pratovecchio Stia per conoscere e vivere il fiume nella sua doppia veste di creatore e distruttore. Incontri, camminate, riflessioni e cultura nell'anniversario dei 50 anni dall’alluvione del ‘66. Il 29 e 30 ottobre.

Si intitola Vivere e Rivivere l’Arno – la doppia veste del fiume che crea e distrugge l’evento organizzato in Alto Casentino che caratterizzerà l’ultimo fine settimana di ottobre, a pochi giorni dal 50mo anniversario della grande alluvione del 1966.

Famosa nel mondo per gli effetti catastrofici che ebbe a Firenze, l’alluvione iniziò naturalmente a monte, e furono proprio i paesi del Casentino, prima valle dell’Arno, a subire le prime conseguenze. Ma non solo di alluvione si parlerà nella due giorni dedicata al grande fiume: il Comune di Pratovecchio Stia, in collaborazione con il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, la Regione Toscana, il Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali (GESAAF) e il Dip. di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Firenze (DICEA), il Corpo Forestale dello Stato UTB di Pratovecchio e l’Opera di Santa Croce, hanno pensato a due giornate dedicate interamente al fiume Arno.

Un weekend di incontri, camminate, riflessioni e cultura nel Comune di Pratovecchio Stia che storicamente ha sempre avuto un legame indissolubile con l’Arno. L’iniziativa si inserisce nel progetto di Sviluppo del Turismo Sostenibile, “Casentino Slow”, nato dal protocollo d’intesa a firma di tutti i Comuni del Casentino, del Parco Nazionale e della Regione Toscana con gli Assessorati al Turismo e alla Mobilità.

Nel ricco programma di incontri una parte è dedicata alla rievocazione storica del trasporto del legname dal Casentino a Firenze e Pisa lungo la Via dei Legni, prima con animali da traino e poi tramite la fluitazione sull’Arno. Con la collaborazione del Corpo Forestale, sarà ricostruito un “fodero” e ricreata l’atmosfera che per secoli ha caratterizzato il lavoro di molti Casentinesi. Un lavoro duro che ha permesso la realizzazione di grandi opere. Le travature del Duomo di Firenze furono fatte infatti con legnami del Casentino, anche il legno del croce del cristo del Cimabue, che si trova in Santa Croce, è casentinese; per questo l’Opera di Santa Croce partecipa all’evento e si sta definendo la possibilità di esporre il fodero nell’ambito di una mostra.

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