25 Nov 2016

Vaccini obbligatori: in Emilia Romagna sono legge

Dopo la decisione della regione Emilia Romagna di limitare l'accesso ai servizi educativi solo ai bambini vaccinati, si è riacceso il dibattito sui vaccini. Sono sicuri? Coprono effettivamente dalle malattie? Quali sono gli interessi economici che ci sono dietro? È lesivo dei diritti costituzionali porre questo tipo di vincoli?

I vaccini obbligatori sono diventati, di fatto, una certezza in Emilia Romagna. Dico di fatto perché, pur non sussistendo più l’obbligo vaccinale, la legge regionale approvata dal Consiglio Regionale martedì scorso impone a tutti i bambini che vogliono accedere ai servizi educativi rivolti alla fascia 0-3 anni di essere vaccinati.

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Prima di analizzare il tema senza la pretesa di essere esauriente – poiché il discorso è davvero ampio e in continua evoluzione – vorrei fare una piccola considerazione. Con preoccupanti similitudini con quanto sta accadendo in seno al dibattito fra SI e NO alla riforma costituzionale, anche sul tema dei vaccini l’opinione pubblica si è disposta su due barricate.

 

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La disputa ha assunto toni a tratti esasperati, più simili agli insulti fra tifosi di due squadre avversarie che a un confronto civile e costruttivo. Prima di ri-cominciare a discuterne dunque, facciamo un bel respiro e rendiamoci conto che ogni genitore vuole il bene dei propri figli e dell’intera comunità di bambini, null’altro. Partendo da questo presupposto, parliamone.

 

Detto ciò, quello che spesso manca sono da un lato la completezza di informazioni da parte del personale sanitario, dall’altro la consapevolezza e la volontà da parte dei genitori di raccogliere tutte le nozioni necessarie per effettuare una scelta ragionata. Inoltre, buona parte del mondo scientifico e accademico è apertamente schierato a favore delle vaccinazioni. Ma cos’è che rende così convinti gli appartenenti a questo fronte da caldeggiare l’obbligatorietà della scelta, rischiando di ledere la libertà costituzionalmente garantita di ciascun cittadino?

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Il tema si accende quando vengono tirati in ballo gli interessi delle case farmaceutiche. In effetti, il colosso inglese GlaxoSmithKline – uno dei maggiori produttori di vaccini –ha subito negli ultimi anni decine di sanzioni da milioni e, in alcuni casi miliardi, per frode, corruzione e disease mongering, ovvero promozione illegale di farmaci per terapie non necessarie. Quando il dottor Demicheli, epidemiologo ed ex dirigente sanitario, ha toccato l’argomento, invece che da una replica di carattere scientifico è stato investito da una minaccia di querela da parte dei firmatari del piano vaccinale, che Demicheli metteva in discussione.

 

Ma il cartello di Big Pharma è stato coinvolto anche in un’altra vicenda molto dubbia, quando ha censurato e costretto al ritiro dalle sale il film Vaxxed, che indaga sulla correlazione fra vaccini e autismo. La vicenda presa in esame risale al 2010 e riguarda la richiesta di risarcimento di circa 5000 famiglie che denunciavano questo gravissimo effetto collaterale sui figli appena vaccinati. Il procedimento si concluse con un risarcimento segreto di alcune decine di casi da parte del Governo.

 

 

Ma torniamo in Italia. Se ci atteniamo all’aspetto legale, sorgono diversi dubbi sulla legittimità del provvedimento della giunta emiliano romagnola. Costituzionalmente, quello all’educazione è un diritto sancito e non soggetto ad alcuna restrizione. Inoltre, l’obbligo vaccinale era stato superato con il DPR 355/1999 che prevedeva – e prevede tutt’ora – una semplice segnalazione alle autorità sanitarie per gli iscritti ai servizi educativi non vaccinati.

 

Sotto il profilo politico, la condotta della Giunta emiliana non è condivisa e altre Regioni, capeggiate da Lombardia e Liguria, si stanno schierando contro l’obbligatorietà. «Riteniamo che la libertà di scelta sia fondamentale […]. Dobbiamo convincere e non obbligare», ha dichiarato l’assessore alla Sanità lombardo Giulio Gallera. Sussistono poi gravi disservizi – non si sa quanto intenzionali – sulle modalità di somministrazione, in quanto il servizio sanitario passa solo l’esavalente, la puntura che inietta contempoareamente sei vaccini e non solo i quattro “obbligatori”, come segnalato anche dal Codacons.

 

Il provvedimento in questione inoltre, ignora un aspetto molto importante, ovvero quello del monitoraggio delle reazioni avverse ai vaccini, che spesso vengono minimizzate. In realtà, come sottolinea il Comilva in un suo comunicato, «nell’ultimo Rapporto di sorveglianza postmarketing dei vaccini in Italia (2013) furono dichiarate 3.727 reazioni avverse, che in realtà dovevano essere almeno 15.000. Rispetto all’anno precedente, l’indagine rivelava un forte aumento della segnalazione nella fascia di età da 1 mese a meno di due anni (dal 34% al 63%). Nel rapporto OSMED 2015 [2], per la stessa fascia di età si è passati da 2.341 (2013) a 6.273 segnalazioni (quasi l’80% del totale), quindi con un incremento del 168% (2.68 volte)».

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È quantomeno sospetto quindi che un tema così delicato, che meriterebbe un’approfondita discussione politica e un’analisi medica più attenta, venga liquidato nella maniera più brutale possibile, ovvero facendo leva sull’imposizione e sull’obbligatorietà, in barba a ogni principio democratico. Anche per chi è sostenitore dei vaccini, questa è una modalità che non ha nulla a che vedere con la consapevolezza e con l’obiettività scientifica.

 

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