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19 Nov 2018

B.E.S.T., giovani fashion designers a Cittadellarte per il futuro della moda sostenibile

Scritto da: Luca Deias

Venerdì scorso i responsabili e lo staff di "Cittadellarte Fashion B.E.S.T." hanno incontrato alcuni giovani fashion designers che operano nel campo della moda sostenibile. Un confronto sul tema che ha posto le basi per la nascita del nuovo progetto "Sustainable Fashion Best Platform".

Tanti volti e brand uniti in una sola mission: la moda sostenibile. Il 9 novembre, si è tenuto un incontro organizzato da “Cittadellarte Fashion B.E.S.T.“, officina operativa di Cittadellarte che si dedica allo sviluppo della sostenibilità bio-etica nell’ambito del settore tessile. L’evento ha coinvolto giovani fashion designers oltre a figure istituzionali del settore per dare vita ad una piattaforma, costantemente aggiornata, che permetta di esplorare e conoscere il tema della sostenibilità nella moda, con una visione completa del tema attraverso esempi virtuosi. Queste sono le principali finalità del nuovo progetto che ha visto a Cittadellarte il coinvolgimento e la partecipazione ‘attiva’ di alcuni giovani fashion designers di caratura internazionale.
Hanno preso parte all’iniziativa figure del calibro di Tiziano Guardini, Flavia La Rocca, Bav Tailor e Silvia Giovanardi, oltre a Maria Teresa Pisani (Economic Cooperation and Trade Division dell’United Nations Economic Commission for Europe) e ai rappresentanti del Milano Fashion Institute. Venerdì scorso, quindi, si è dato vita a un confronto costruttivo che ha posto le basi per lo sviluppo del progetto “Sustainable Fashion Best Platform”, di cui verranno svelati i dettagli in seguito. L’obiettivo di B.E.S.T., in merito all’iniziativa, è sostenere i giovani fashion designers che mirano a diventare sempre più concreti nell’applicazione della sostenibilità nell’ambito moda, ispirandosi ai principi del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto e lavorando in linea con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

L’impressione, quindi, è che l’appuntamento della scorsa settimana sia stato il primo capitolo di un nuovo percorso all’insegna della sostenibilità, come si evince dalle parole di Olga Pirazzi, responsabile Ufficio Moda di Cittadellarte: “I giovani fashion designers sono molto impegnati e fanno ben sperare ad una proiezione futura di moda sostenibile. Cittadellarte, in questo senso, può davvero diventare un polo di riferimento internazionale: il vero motore è proprio l’arte, come ‘mezzo’ potenziale di bellezza, etica e comunicazione. La credibilità del progetto si distinguerà per un collettivo che possa cambiare il modo di fare moda, un gruppo di individualità singole che, sinergicamente, lavorino insieme”.

Alle sue parole hanno fatto eco quelle di Silvia Giovanardi, co-fondatrice e direttore creativo di “WRÅD“: “Se dovessi definire la magia che si crea quando si è insieme, dal piccolo nucleo di due, a un gruppo cospicuo di persone che diventano unicum per perseguire un unico obiettivo, le parole non sarebbero sufficienti. Questo – argomenta – perché avrei bisogno di mettere in campo tutte le arti, come del resto magistralmente fa Michelangelo Pistoletto e come siamo chiamati a fare in quanto portatori di un manifesto che ci onora e riveste di grande responsabilità. Mi riferisco, nello specifico, a rendere questa moda un modus che ci aiuti ad uscire dall’empasse creato da noi stessi attraverso ‘lei’ e, così, proprio scardinando il sistema dal suo interno e oliando gli ingranaggi di questa macchina infernale con l’arte, la possiamo trasformare in una macchina dei sogni che diventano realtà. Per questo dico grazie a Cittadellarte che rende l’apparenza impossibile una sostanza possibile”.

Un feedback molto positivo anche da Maria Teresa Pisani, che si è così espressa sull’incontro: “È stato un brainstorming con i fashion designers dove si è discusso di come la sostenibilità possa essere bellezza e di come l’arte possa rivelarsi un driver importante. I designers hanno un ruolo di rilievo sul discorso della sostenibilità: la chiave per avanzare in questo settore è ingaggiarli e lavorare con loro e con tutti gli attori della filiera. È molto incoraggiante che, nonostante la giovane età, percepiscano la responsabilità del loro ruolo e siano così impegnati nella causa. Le idee emerse sono promettenti e noi, come Nazioni Unite, ci aspettiamo che il loro coinvolgimento sia serio e duraturo nel tempo. Speriamo quindi di ‘averli’ presto nei nostri progetti con un ruolo molto attivo”.

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