Informarsi
conoscere
agire

italia che cambia
6 Ago 2020

Elena e Sara: la rivoluzione degli abiti usati per “riformare” il sistema moda

Scritto da: Lorena Di Maria

A Torino Atelier Riforma sta avviando una vera e propria rivoluzione degli abiti usati che, trasformati dalla rete di sartorie del territorio, sta contrastando la cultura dell’usa e getta nell’ambito della moda affinchè sempre più persone possano comprare e utilizzare capi etici e sostenibili. Ora Elena Ferrero e Sara Secondo, fondatrici del progetto, hanno lanciato una campagna di crowdfunding per realizzare un sistema di tracciabilità che garantisca a chi dona i propri capi la trasparenza sulla loro destinazione.

«La trasformazione degli abiti è per noi uno strumento per creare lavoro, crescita e inclusione: in altre parole, attraverso l’upcycling degli abiti usati, vogliamo unire, tutte quelle realtà sartoriali che desiderano impegnarsi nella tutela dell’ambiente e nella costruzione di una società più giusta». È questo il sogno, ormai diventato realtà, di Elena Ferrero e Sara Secondo, fondatrici di Atelier Riforma, oltre che di Davide Miceli e Teresa Di Tria che si sono uniti recentemente al team. Come ci hanno già raccontato in un nostro precedente articolo, Atelier Riforma è una startup innovativa a vocazione sociale affinchè l’abbigliamento etico e sostenibile sia accessibile tutti, riducendo l’impatto ambientale del settore moda attraverso l’economia circolare e la creatività sartoriale.

Dalla nascita del progetto hanno trasformato oltre 1500 capi e creato una rete connessa di sartorie sociali in cui lavorano persone provenienti da condizioni di fragilità, oltre che professionalità variegate come designers, sarte e brand sostenibili, per dimostrare che un’altra moda che tutela l’ambiente, la salute e i diritti umani è possibile.

Vuoi cambiare la situazione di
cicli produttivi e rifiuti in italia?

ATTIVATI

«Come molti di voi sapranno, ad oggi il settore della moda è tra quelli più inquinanti al mondo. Siamo al corrente, però, che la chiave per renderla più sostenibile stia nella durata della vita di utilizzo dei vestiti: allungare anche solo di 9 mesi la vita di un capo, può ridurre il suo impatto ambientale dal 20 al 30%». Come ci spiegano Elena e Sara, attualmente, se una persona desidera essere una consumatrice attenta all’ambiente ha fondamentalmente queste possibilità:

Donare i propri abiti usati, con la possibilità, però, che vengano dirottati nel traffico illegale: in generale c’è poca trasparenza sulla destinazione della donazione e non esiste un sistema che assicuri che i capi donati vadano davvero a beneficio di persone in difficoltà;

Acquistare abiti usati anche se nei negozi si trovano abiti talvolta rovinati, difettosi o con un basso rapporto qualità-prezzo, mentre sulle piattaforme e-commerce si trovano soprattutto abiti vintage di lusso che quindi non sono accessibili a tutti;

Acquistare capi d’abbigliamento «eco-friendly», che però ad oggi hanno prezzi non a tutti accessibili. Inoltre, esiste anche il cosiddetto «green-washing», ossia il fenomeno per cui le industrie della moda si professano “green”, salvo poi nella pratica continuare a produrre la maggior parte dei propri prodotti con gli stessi processi.

Atelier Riforma vuole superare questi limiti e sognare ancora più in grande, realizzando un sistema di tracciabilità che garantisca a chi dona i propri capi la trasparenza sulla loro destinazione. Allo stesso tempo, vuole permettere al consumatore di scoprire chi ha realizzato il lavoro sartoriale sul capo che ha acquistato e vedere concretamente il proprio impatto positivo sull’ambiente.

«Trasformare un abito usato può sembrare più economico di produrne uno da zero, ma non è esattamente così. Ci vogliono creatività, inventiva, professionalità e tempo per realizzare un upcycling di successo» ci viene spiegato e, a fronte della situazione che spesso rende la sostenibilità un lusso per pochi, Atelier Riforma intende consentire a sempre più persone di acquistare capi etici e sostenibili.

Trattandosi di un obiettivo ambizioso, è stata lanciata una prima campagna di crowdfunding per raggiungere i primi 8.000 euro, che permetteranno di iniziare a investire sul sistema di tracciabilità e sulla misurazione dell’impatto ambientale. In questo modo, ci raccontano, «daremo la possibilità a chi ci dona i propri capi di scoprire la loro destinazione, inserendo sul nostro sito un codice».

Scegliendo di donare sarà possibile ricevere in omaggio prodotti derivati dalla trasformazione di indumenti usati, contribuendo con questa azione a rendere la moda più sostenibile: bracciali ricavati da vecchie t-shirts, maglioni di filo rigenerato, zaini e astucci in jeans trasformati dalle sarte e dai sarti della rete di Atelier Riforma.

In questo modo sarà possibile dare il proprio contributo a un progetto che non solo promuove l’economia circolare e la creatività sartoriale locale, ma che mette in atto una nuova “riforma” collettiva, dove ognuno e ognuna di noi può fare la differenza.  

Stiamo perdendo la capacità di sognare eppure l’Italia è costellata di straordinarie esperienze di cambiamento! 
Mentre gran parte dei mass media sceglie di non mostrare i cambiamenti in atto, noi scegliamo un’informazione diversa, vera, che aiuti davvero le persone nella propria vita quotidiana. 
Chiediamo il tuo contributo per cambiare l’immaginario e quindi la realtà!

Grazie per contribuire all’Italia che Cambia

Mentre gran parte dei mass media sceglie di non mostrare i cambiamenti in atto, noi scegliamo un’informazione diversa, vera, che aiuti davvero le persone nella propria vita quotidiana.
Chiediamo il tuo contributo per cambiare l’immaginario e quindi la realtà!

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Italia che cambia

Sempre più persone, come te, comprendono la necessità di un giornalismo indipendente e costruttivo.
Italia che Cambia è da sempre impegnata nella diffusione di notizie che contribuiscano a costruire un nuovo immaginario sul nostro Paese, fornendo esempi concreti per la transizione verso un mondo migliore. Abbiamo scelto di mantenere le nostre notizie gratuite e disponibili per tutti, riconoscendo l’importanza che ciascuno di noi abbia accesso a un giornalismo accurato e costruttivo.

Il contributo di ogni lettore, piccolo o grande, ha grande valore ed è essenziale per proteggere l’editoria indipendente.

Se ne hai la possibilità contribuisci a Italia che Cambia oggi anche con un piccolo contributo.

Il contributo di ogni lettore, piccolo o grande, ha grande valore ed è essenziale per proteggere l’editoria indipendente.

Contribuisci

Il punto sul reddito di cittadinanza – Io Non Mi Rassegno #119

|

Quanta co2 indossiamo? Moda sostenibile alla Fashion Revolution Week

|

Genova e “Il ponte silenzioso”. Riflessioni di due anni dopo

|

Banca Etica lancia i “cultura bond” per sostenere le imprese culturali in crisi

|

Tre amiche e un’idea nata “per caso” per valorizzare la Sicilia

|

“Ragazzi irresponsabili” e Italia che Cambia a Torino per il festival di Cinemambiente

|

Leila, la biblioteca degli oggetti apre alla condivisione dei saperi

|

Francesco Bernabei: dall’istruzione parentale alla finanza etica, storia di uno “sviluppatore del cambiamento”