19 Nov 2018

“La terra è la mia preghiera”: la vita di Gino Girolomoni, padre dell’agricoltura biologica

Che cosa possiamo fare per rendere più sano e naturale il nostro modo di vivere? Qual è il contributo, piccolo ma concreto, che possiamo dare per contribuire a salvare quella terra dove abiteranno i nostri figli? Queste e altre grandi domande martedì 27 novembre, ore 21, presso la sede della Fondazione Baracchi, partendo dalla biografia di Gino Girolomoni, scritta da Massimo Orlandi.

La storia di Gino Girolomoni, padre dell’agricoltura biologica in Italia, ma anche uomo di fede capace, impresa unica per un laico, di ridare nuova vita a un antico monastero, è una storia capace di parlare alla vita di ciascuno di noi.

La storia di questo uomo e delle sue mille vite (poeta, contadino, monaco, imprenditore) sarà raccontata nella sede della Fondazione Baracchi a Bibbiena (Ar), via Bosco di Casina 12, dal giornalista e scrittore Massimo Orlandi.

Orlandi ha scritto la biografia di Gino Girolomoni, ma in questa occasione “La terra è la mia preghiera”, titolo del libro, diventerà un racconto orale arricchito di immagini, musiche, testimonianze, letture.

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Nato nel 1945 a Isola del Piano, due passi da Urbino, Gino Girolomoni, alla fine degli anni Sessanta, controcorrente rispetto alla cultura industriale dell’epoca, decide solennemente di ritornare alla terra per riaffermare i valori della civiltà contadina e produrre cibo sano, genuino, non avvelenato dalla chimica. Ispiratore e fondatore della prima cooperativa agricola biologica in Italia con il marchio “Alce Nero” (oggi “Girolomoni”), Girolomoni diventa pioniere di un settore che solo molto tempo dopo si affermerà.

Ma Girolomoni fonda il suo percorso non solo sull’amore per la terra e sulla conservazione dei valori umani del mondo contadino, ma anche su una grande fede in Dio che lo stimola a trovare un nuovo modo di “custodire e coltivare” il creato.

E per tenere insieme il suo animo di contadino e di monaco, ristruttura, con la moglie Tullia, la sua famiglia e un gruppo di amici, il rudere di un monastero abbandonato, quello di Montebello, facendolo diventare un luogo ritrovato di fede, la sede della cooperativa e un punto di riferimento umano e culturale che attrae grandi intellettuali da Sergio Quinzio a Guido Ceronetti, da Alexander Langer a Massimo Cacciari.

La vicenda umana di Gino Girolomoni è un avvincente percorso fatto di impegno, di passione, di sogni, di difficili sfide (la sua pasta ‘integrale’ verrà sequestrata per 19 anni di fila perché la parola integrale non era prevista dalle norme italiane) e anche di straordinari risultati: Girolomoni ha dato lavoro a tanti giovani e contadini, convertito a produzioni naturali tutta la sua valle, dato il via a un settore che oggi conta in Italia 55.000 aziende agricole.

Nel 2012 Girolomoni muore a causa di un infarto, nel pieno delle sue attività. Lascia l’impronta di una straordinaria militanza umana e cristiana racchiusa in una sua eloquente espressione: «Nella realtà del mondo ha ragione solo chi vince. Nella realtà di Dio, non conta solo vincere o perdere. Conta servire la causa».

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