25 Gen 2019

Asti: richiedenti asilo a scuola per imparare a vendemmiare

Scritto da: Paolo Cignini

Una scuola, un centro di accoglienza e una Onlus sono i protagonisti di un progetto che mira al recupero di un vigneto abbandonato ad Asti, tramite un corso per formare tecnici che saranno in grado di applicare le pratiche legate alla viticoltura in un contesto lavorativo. Figure carenti in un territorio che ne ha fortemente bisogno: ne abbiamo parlato con Marco Pieri, uno dei responsabili del progetto.

Partirà Sabato 2 Febbraio 2019, presso l’Istituto Tecnico Agrario “Giovanni Penna di Asti, Il corso di formazione “Pratiche per l’allevamento ed il mantenimento del Vigneto”, che permetterà ad alcuni ragazzi richiedenti asilo di specializzarsi nella coltivazione e nella gestione di un vigneto.
La viticoltura, infatti, è un settore particolarmente fertile nell’astigiano e le aziende del settore faticano, da tempo, a trovare personale qualificato.
Scopo del corso sarà il recupero e la gestione del vigneto attualmente abbandonato, con la speranza di poter assumere in futuro alcuni dei ragazzi partecipanti all’attività.

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Le realtà coinvolte sono essenzialmente tre: l’Istituto Agrario Penna, il Centro di Accoglienza Cas e Sprar “Villa Quaglina”, e la Piam Onlus, facente parte del Consorzio Co.a. la. che gestisce in comodato d’uso Villa Quaglina, di proprietà degli Oblati di San Giuseppe, che hanno messo a disposizione il vigneto abbandonato.

Come ci racconta Marco Pieri, responsabile di Villa Quaglina e facente parte della Cooperativa A.r.g.o., ‘costola’ della Piam Onlus, “il progetto nasce dalla volontà degli Oblati, che ci hanno chiesto se fossimo interessati a lavorare un vigneto di circa due ettari, che abbiamo proprio qui di fronte a Villa Quaglina e attualmente in stato di abbandono. A tale scopo abbiamo ideato un corso formativo della durata di circa un anno, nel quale due agronomi dell’Istituto Penna seguiranno circa trentacinque ragazzi, provenienti rispettivamente dal Centro di Accoglienza di Villa Quaglina, da alcune Case Famiglia gestite dalla Piam Onlus e dalla scuola C.P.I.A. di Asti, allo scopo di formare tecnici competenti nel campo della viticoltura applicata al campo lavorativo”.

Il corso avrà la durata totale di trenta ore, suddivise in dieci ore di teoria e venti di pratica.
Le ore di teoria si svolgeranno presso l’Istituto Penna e saranno trattati argomenti legati al contratto di lavoro, per poi passare alla descrizione dei principali vitigni del Piemonte (le loro caratteristiche e gli aspetti morfologici), approfondendo le fasi fenomenologiche della vite, l’estirpo e l’impianto del vigneto, per concludere con la concimazione, la potatura e la gestione della vite.

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Nelle ore di pratica, che in parte si svolgeranno in un vigneto interno dell’Istituto Penna per poi concludersi nel vigneto abbandonato oggetto del recupero, si partirà con l’imparare la potatura invernale e la legatura della vite, per poi passare alla potatura verde (quando la vite comincerà a germogliare), al contenimento della chioma e al diradamento dei grappoli, per concludere con la raccolta, la selezione e la gestione delle uve in cantina, che verranno vinificate nell’azienda “La Favorita”, facente parte dell’Istituto “Penna”, mentre lo stoccaggio delle bottiglie sarà fatto direttamente a Villa Quaglina.

Al termine del corso si svolgerà un esame finale e verrà rilasciato un attestato di partecipazione: “le aspettative sono di due tipi” conclude Pieri “la prima è quella di fornire ai ragazzi la possibilità di trovare, nel più breve tempo possibile, un lavoro. Questa esigenza si incontra con quella delle varie aziende vinicole del territorio, che è quella di trovare del personale specializzato per la gestione e il mantenimento dei vigneti.

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Il nostro sogno futuro è quello di far gestire autonomamente il vigneto ai richiedenti asilo di Villa Quaglina, grazie anche alla collaborazione dell’Azienda Agricola Cesare Quaglia, con cui già collaboriamo nel centro di accoglienza producendo un raro tipo di mais chiamato “Ottofile“.
Possibilmente vorremmo allargare il Progetto anche ad altre situazioni di fragilità del territorio, come ad esempio coloro che hanno difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro”.

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