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13 Mag 2019

Emergenza climatica: cosa sta facendo l'Europa?

Scritto da: Greenpeace

Alluvioni, innalzamento dei mari, siccità e riscaldamento globale sono solo alcuni dei sintomi dei cambiamenti climatici in atto. Cosa è stato fatto dalla Ue e cosa bisogna fare per affrontare la crisi oggi più urgente?

Nonostante le politiche comunitarie siano spesso dense di contraddizioni, bisogna riconoscere che sui temi ambientali l’Europa è – ad oggi – uno degli attori più all’avanguardia nello scenario globale.

 

Tra le economie avanzate l’Europa è attualmente quella che si è impegnata maggiormente a prendere sul serio il contrasto all’emergenza climatica. Si è già prefissata degli obiettivi e ha escogitato misure per ridurre le emissioni di gas serra. Vuol dire che va tutto bene? No: nonostante gli sforzi, infatti, i target stabiliti non sono ancora adeguati a mantenere l’aumento medio della temperatura del Pianeta entro 1,5 gradi Celsius, la soglia indicata dalla scienza per minimizzare gli effetti del riscaldamento globale e non innescare un processo irreversibile.

La sfida più urgente che l’Ue si trova ad affrontare oggi è la crisi climatica. Si tratta di una vera e propria emergenza globale, che richiede sforzi e comunità di intenti da parte di tutte le grandi potenze del Pianeta. Per questo al tavolo delle trattative sul clima è importante che l’Europa si presenti compatta, determinata, con idee chiare e ambiziose.

Dalla manifestazione di Fridays for Future del 19 aprile a Roma

Dalla manifestazione di Fridays for Future del 19 aprile a Roma

Cosa fa la UE per contrastare i cambiamenti climatici?
Nel 2014 i leader europei hanno deciso che avrebbero cercato di ridurre le emissioni complessive di “almeno il 40%” entro il 2030, rispetto al 1990. L’Ue ha approvato una serie di leggi per raggiungere questo obiettivo. Includono la legislazione sulle energie rinnovabili, il risparmio energetico, i limiti di emissioni per automobili e autocarri, gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di CO2 (“decisione sulla ripartizione degli sforzi“) e il “sistema di scambio delle quote di emissione dell’Ue”.

 

Tre le istituzioni Ue che hanno negoziato queste leggi: la Commissione europea, il Consiglio dei ministri – in rappresentanza dei 28 governi dell’Ue – e il Parlamento europeo. In generale, il Parlamento ha spinto verso l’alto le ambizioni dei governi nazionali, ma soprattutto ha costantemente “pungolato” e rafforzato le proposte presentate dalla Commissione:

 

– Il Parlamento ha votato per una quota di energia rinnovabile del 35% entro il 2030. La Commissione ha proposto “almeno il 27%”, quota che il Consiglio dei ministri ha approvato. L’accordo finale è stato un obiettivo del 32% di energia da fonti rinnovabili;

 

– Il Parlamento ha spinto per rafforzare i diritti di chi vuole autoprodurre l’energia che consuma, i cosiddetti energy citizen. Sistema che permette alle persone e alle comunità di ridurre il costo delle bollette e contribuisce a combattere l’emergenza climatica, producendo la propria energia rinnovabile a casa o attraverso una cooperativa.

 

– Il Parlamento ha anche votato per ottenere il 35% di risparmio energetico entro il 2030, rispetto alle proiezioni business-as-usual. La Commissione ha proposto il 30%. In un accordo finale, le istituzioni hanno optato per un obiettivo di risparmio energetico del 32,5%.

 

Secondo la Commissione, la legislazione sulle energie rinnovabili e i provvedimenti sul risparmio energetico da soli comporterebbero una riduzione delle emissioni Ue di oltre il 45% entro il 2030. Il Parlamento uscente raccomanda inoltre che l’Ue punti ad una riduzione delle emissioni di almeno al 55% entro il 2030, rispetto al 1990, e allo zero netto entro il 2050. Occorre inoltre che gli Stati membri dell’Ue “eliminino il carbone come fonte energetica al più tardi entro il 2030”.

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Verso il 26 maggio
Alle elezioni europee che si terranno tra poco più di due settimane, i cittadini europei hanno l’opportunità di eleggere un Parlamento europeo che punti ad avere maggiore ambizione sui temi climatici e più in generale su quelli ambientali. Allo stesso tempo esiste il rischio reale che l’Ue possa fare passi indietro.

 

Ci sono forze politiche che non si preoccupano dell’ambiente e che anzi spesso mettono apertamente in discussione la scienza del clima, nascondendo che perdere perdere terreno e tempo prezioso nella lotta all’emergenza climatica può rivelarsi estremamente pericoloso per la tutela del nostro Pianeta.

 

 

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