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italia che cambia
30 Lug 2019

Al raduno degli ecovillaggi è nata un'altra comunità

Ventuno giorni, secondo molte tradizioni, è il tempo necessario perché una nuova abitudine diventi parte della nostra vita. Ventuno giorni sono quelli vissuti insieme nella comune di Bagnaia dai volontari del raduno nazionale e di quello internazionale degli ecovillaggi. In questo arco di tempo è nata una comunità temporanea di persone che ha sperimentato nuove forme di socialità e rapporto con l’ambiente, ha condiviso gioia e momenti di difficoltà e sperimentato un diverso modo di vivere, di abitare e di lavorare.

Questo luglio la comune di Bagnaia è stata animata da due eventi che hanno visto al centro il mondo degli ecovillaggi, prima a livello internazionale grazie a GEN – il Network Globale degli Ecovillaggi – poi su scala nazionale grazie a RIVE – la Rete Italiana dei Villaggi Ecologici.

 

Per preparare la comunità all’arrivo dei 550 partecipanti GEN e ai 400 partecipanti RIVE, un gruppo di volontari, con età, storie e vite molto diverse sono giunti fin dai primi di luglio. Per circa ventun giorni hanno costruito e montato strutture, cucinato, programmato attività, ma anche condiviso gioie e difficoltà, dando vita ad una comunità temporanea molto sentita.

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La diversità era viva già nel momento della candidatura al ruolo di volontario. Qualcuno di noi era presente nella RIVE da molto tempo, ed è tornato per ripetere l’esperienza di volontariato con il desiderio di immergersi in un contesto stimolante, in “un laboratorio avanzato di nuove forme di socialità e rapporto con l’ambiente” e costruire una rete di persone accomunate da valori simili. C’è chi, dopo aver più volte tratto bellezza e spunti partecipando ai raduni estivi, ha sentito il desiderio di mettersi al servizio e di restituire l’energia ricevuta. Altri ancora arrivavano con una conoscenza molto vaga di cosa potessero essere gli ecovillaggi, ed il volontariato è stata una prima occasione per gettare un primo sguardo all’interno di questa realtà.

 

Le settimane insieme sono state estenuanti e gratificanti allo stesso tempo, intense, cariche di emozioni molto diverse: dall’entusiasmo allo sconforto, dalla gioia al lutto.

 

Per Anna, una delle nuove volontarie, a sorprendere è stato il senso di normalità che percepiva nel sentir parlare di esperienze di vita fuori dal comune, come se fosse quasi scontata questa diversità nel modo di vivere, di abitare, di lavorare e di relazionarsi.

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Manuela, un’altra volontaria, racconta che c’è stata un’evoluzione nel corso del tempo passato insieme. I primi giorni sono stati caratterizzati dal senso del dovere, da una tensione verso il raggiungimento di un risultato: mettere in piedi questo doppio evento. Gradualmente, tuttavia, si è fatta forte la consapevolezza che “aiutare è anche avere il tempo di guardare negli occhi le persone” e connettersi con gli altri nel processo. Per altri, come per Chiara, “si è creato un piccolo ecosistema in cui ogni organismo ha trovato il suo posto. É stata una palestra di vita, in cui abbiamo esercitato le parti forti e le parti deboli”.

 

Paolo invece ha vissuto l’emozione di vedere “come tutti si siano messi in gioco, come la comunità ha saputo stringersi in un cerchio profondo nei momenti di difficoltà, ma ha saputo anche ridere, gioire e coccolarsi. Abbiamo toccato parte delle potenzialità che noi umani abbiamo a disposizione”.

 

Anche Davide ha riconosciuto l’energia e il potenziale espresso, e oltre ad esserne soddisfatto si dice preoccupato che possa andare dispersa, senza che confluisca in azioni e iniziative concrete e ancor più incisive. Una preoccupazione condivisa anche da Lapo, che ha fatto presente quanto “le problematiche sociopolitiche da affrontare sono enormi, e forse noi siamo un po’ piccoli. Mi chiedo quanta ricaduta abbiano i nostri sforzi sulle grandi tematiche del momento. Torno comunque a casa con una volontà ancora più forte di creare comunità. È l’essenza umana e io la riconosco”.

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Maurizio è un volontario molto attivo nel suo territorio, e sente forte il valore delle mutue autogestioni, delle botteghe del mondo e dei movimenti della decrescita. Dopo quest’esperienza sente rafforzata l’esigenza di far entrare sempre di più in rete le varie esperienze di “progressismo”, mettendo da parte le astiosità che caratterizzano i gruppi che si impegnano a realizzare il cambiamento con ideali alti. “Mi porto a casa ancora più convinzione, con tutti i miei dubbi, che è proprio dal basso che si può costruire un vero cambiamento. Io odio la certezza, la certezza è del bigottismo, una presunzione”.

 

Marco, infine, ha fatto notare che ventun giorni sono esattamente il tempo reputato necessario da varie tradizioni perché una nuova abitudine diventi parte della nostra vita. Chissà con quali nuove abitudini torneremo dunque a casa!

 

Un pensiero speciale va a Davide Ferrante che ha contribuito a creare un grande senso di famiglia con la cura e il supporto che ha fornito a noi volontari. Davide ha avuto un attacco cardiaco la mattinata seguente al termine del raduno. È stato soccorso e trasportato via dall’elicottero del 118 all’ospedale Le Scotte di Siena dove è morto nel pomeriggio. Davide è stato supportato fino alla fine con enorme affetto, e nella giornata della sua scomparsa ci siamo fermati dai lavori per celebrare la sua vita ed il suo ricordo.