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14 Gen 2020

Womanboss Academy: quattro storie di fioritura

Alessia, Emanuela, Ilaria e Melania riportano la testimonianza della loro crescita personale e raccontano il percorso verso una nuova direzione professionale. Al loro fianco in questo cammino per la realizzazione ci sono state Alessia d’Epiro e la Womanboss Academy, accademia pensata per le donne che vogliono fare impresa.

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Quella che leggerete è la storia di quattro donne, quattro percorsi di vita e di lavoro che hanno trovato la propria fioritura grazie a Womanboss Academy ed Alessia D’Epiro (1), la coach che intreccia crescita personale e realizzazione professionale in un percorso tutto al femminile.

Emanuela Massari è oggi un’avvocata, ma se avesse seguito pienamente le proprie inclinazioni avrebbe potuto essere una veterinaria o un’interprete. Quando deve decidere quali studi intraprendere sono gli anni ‘90, gli anni di Falcone e Borsellino, così, mossa da una sensibilità verso la giustizia si iscrive a giurisprudenza. Terminati gli studi diventa avvocata e si occupa per quindici anni prevalentemente di diritto civile, finché nel 2009 a L’Aquila, dove vive, arriva il terremoto. Il terremoto, oltre a rendere la sua casa inagibile, la porta a mettere in discussione la propria vita lavorativa.

All’esigenza di cambiare qualcosa, tuttavia, si affianca la paura di lasciare una professione ben avviata, magari dovendo ripartire da zero. Ed è qui che cerca e trova un supporto in Alessia.

«Compilai un questionario in modo abbastanza confuso, e lei evidentemente ne lesse qualcosa perché mi propose di partire da una ricostruzione interiore». Inizia così un percorso che vede intrecciarsi la crescita personale con la ricerca di una nuova direzione professionale. «Ero completamente disillusa da ciò che avevo visto nella realtà dei tribunali. Ho dunque iniziato ad esplorare quali fossero le aree della mia attività che mi risuonavano di più e che potevano fare la differenza. Insieme ad Alessia ho valutato vari master formativi e ho deciso di diventare un avvocato negoziatore, occupandomi della giustizia al di fuori delle aule del tribunale: una giustizia più sostenibile, più etica».

Emanuela Massari

Alessia Notarianni, invece, inventa e disegna storie fin da quando era bambina: un talento che non smetterà mai di accompagnarla e che approfondisce studiando come modellista e stilista. I ritmi di vita milanesi e il lavoro nell’ufficio commerciale di un’impresa di trasporti non le lasciano però la calma e la tranquillità di cui avrebbe bisogno per creare. Nel 2012, insieme al marito e a qualche paura, si trasferisce sull’isola di Fuerteventura, dove trova una vita semplice che accende e riattiva quella creatività che era rimasta solo un po’ assopita.

È qui che nasce Vera la piccola aloe, un personaggio curioso e avventuriero che accompagna per mano i bambini a scoprire il valore della biodiversità e della tolleranza, condividendo avventure ed emozioni con gli amici della natura. Vera diventa prima un libro e poi la protagonista dei racconti mensili pubblicati con la rivista MiPueblo Fuerteventura, fino a conquistare i cuori degli abitanti dell’isola. «Ho progettato e cucito personalmente la piccola aloe in stoffa che oggi viene venduta nei negozi di Fuerteventura», racconta Alessia.

Mentre il mondo che circonda Vera si amplia, anche grazie alla collaborazione con associazioni di volontariato attive nella sensibilizzazione verso la cura dell’ambiente, Alessia si trova a fare i conti con la caoticità della propria creatività. È qui che la presenza di Alessia D’Epiro diventa importante per riordinare le idee ed il materiale e per trasformare l’inventiva in un progetto di business solido.

Alessia Notarianni

Ilaria Magagna e Melania Bigi, infine, dopo aver supportato la partecipazione dei territori, della comunità e dei gruppi alle decisioni e alla vita pubblica attraverso Comunitazione hanno recentemente fondato l’impresa di consulenza TARA.

Ilaria, prima di Comunitazione, si era occupata di teatro, a partire dagli studi al DAMS fino all’esperienza dei teatri abitati. Melania, invece, durante gli studi di architettura si era incuriosita di come le persone potessero vivere insieme in modo più sostenibile. Scritta una tesi sui cohousing, parte alla scoperta degli ecovillaggi e delle realtà comunitarie, notando tuttavia che dei tantissimi progetti che vengono avviati solo pochi trovano realizzazione. È allora che Melania incontra la facilitazione delle relazioni e ne riconosce le potenzialità. La studia all’estero – perché in Italia ancora c’era molto poco – alla ricerca di metodologie capaci di unire una solida base scientifica e psicologica ad un approccio esperienziale. Torna poi in Italia, fondando la scuola di Arte del Processo e lavorando, insieme a Ilaria, per Comunitazione.

Nel delicato momento di transizione dal mondo del sociale a quello business, sia Ilaria che Melania si accorgono che manca loro qualcosa e decidono di andarlo a cercare con il supporto di Alessia D’Epiro. «Mi è piaciuto il fatto che mettesse insieme degli elementi molto tecnici, quindi grandi competenze, esperienze, un curriculum molto ben fornito con un approccio molto attento al mondo dell’invisibile, della crescita personale, dell’interiorità», racconta Melania.

Il percorso con Alessia è stato un percorso di ascolto, un ascolto che ha consentito a Ilaria e Melania di mettersi in contatto con i propri desideri profondi. Dunque anima, mente e corpo, perché «più l’idea progettuale di azienda è connessa a questi, più riesce ad essere avvincente e sostenibile sul lungo periodo».

Ilaria Magagna e Melania Bigi

Una volta ascoltate queste piccole grandi storie di fioritura mi sono domandata, e ho domandato, quali fossero i consigli che queste donne avrebbero voluto ricevere prima e che potrebbero oggi dare ad altre donne. Mi è stato risposto: prendere tempo per ascoltarsi, dare spazio a quella parte istintiva che spesso mettiamo a tacere e avere coraggio, avere fiducia e affidarsi alle persone.

«Ci hanno insegnato che una volta scelta una direzione non si può più tornare indietro, cambiare strada e che è tutto irreversibile. Non è così», ha detto Emanuela, per poi osservare che a frenare può essere anche il senso di responsabilità, per esempio nei confronti dei figli.

Mi è piaciuto allora pensare alle parole di Ilaria, che fra le tante cose è anche mamma di due bambine. «Quasi tutte le donne sperimentano, nel diventare madri, sia delle difficoltà che un accrescimento di competenze e attitudini che le imprese oggi chiamano soft skill. È contraddittorio che invece di poter portare questa esperienza nel mondo del lavoro come una ricchezza, le donne vengano spesso marginalizzate. Una nuova economia dovrà apprendere da ciò che fino ad oggi non ha fatto parte di quel mondo – le donne ma anche tutte le forme di diversità, semplicemente perché portano uno sguardo nuovo e possono pertanto portare delle risposte diverse».

  1. Alessia d’Epiro è la fondatrice di Womanboss Academy, accademia pensata per le donne che vogliono fare impresa e basata sulla realizzazione personale e professionale. Per saperne di più clicca qui.

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