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10 Mar 2020

Allarme siccità, il fiume Po raggiunge i livelli idrometrici dell’estate

A gennaio e febbraio, in tutta la nostra penisola, le precipitazioni sono state ridotte e le temperature sensibilmente in aumento. La conseguenza? Il livello idrometrico del Po è bassissimo e ha raggiunto quantità solitamente registrate nei mesi di agosto. Non solo: è emergenza anche in altre regioni dello stivale.

Siamo a marzo, l’inverno sta per concludersi, eppure il livello idrometrico del Po continua a scendere ed è basso, addirittura, come nella stagione estiva. Non preoccupa solo il corso d’acqua dell’Italia settentrionale, ma anche grandi laghi della nostra pensola, come quello di Como e dell’Iseo.

A mettere in luce queste anomalie è stata la Coldiretti, che, attraverso un monitaraggio, ha mostrato come il livello idrometrico del fiume che attraversa tutto il nord Italia – al Ponte della Becca – sia attualmente (dati di fine febbraio) di -2,4 metri, lo stesso di metà agosto scorso. Qual è la causa? «Sono gli effetti – sottolinea la Coldiretti – del grande caldo e dell’assenza di precipitazioni significative in un inverno bollente con una temperatura che, fino ad ora, è stata in Italia superiore di 1,65 gradi la media storica secondo le elaborazioni su dati Isac Cnr relativi al mesi di dicembre e gennaio».

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Come evidenziato dalla maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana, vista la continua siccità è stato deciso – con l’Autorità distrettuale – di convocare per il 6 marzo l’Osservatorio sulle crisi idriche; l’obiettivo sarà fare il punto con premura della situazione, ancor più perché non sono previste, prossimamente, precipitazioni rilevanti. Se l’analisi meteorologica fosse confermata, potrebbero verificarsi ulteriori riduzioni dei livelli idrometrici fino al 20%. Fortunatamente, nei giorni scorsi, si sono registrate alcune precipitazioni che possono aver attenuato temporaneamente il problema.

Nel centro sud la situazione non è più rosea, anzi: l’allarme siccità è stato registrato in Puglia (disponibilità idrica dimezzata rispetto allo scorso anno), in Umbria (75% di pioggia in meno rispetto allo scorso anno prendendo come riferimento gennaio), Basilicata (mancano circa due terzi delle risorse idriche rispetto all’anno passato) e in basso Molise (i terreni secchi seminati rischiano di non far germogliare le piante).

Allarme anche nelle isole: in Sardegna il Consorzio di Bonifica di Oristano ha predisposto l’attivazione degli impianti per l’irrigazione per garantire acqua ai distretti colpiti da siccità, in molte aree della Sicilia i campi sono aridi. Il quadro non è confortante, l’Italia deve far fronte al caldo anomalo ed è in ginocchio, non solo a livello agricolo ed economico, ma anche e soprattutto ambientale.

«L’eccezionalità degli eventi atmosferici – ha specificato Coldiretti in una nota stampa – è ormai diventata la norma anche nel nostro paese, tanto che siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione in Italia dove il 2019 è stato il quarto anno più caldo per la nostra penisola dopo i record di 2014, 2015 e 2018, secondo le elaborazioni su dati Isac/Cnr che effettua le rilevazioni dal 1800.

L’andamento anomalo di questo inverno conferma dunque i cambiamenti climatici in atto che si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi e sfasamenti stagionali, che sconvolgono i normali cicli colturali ed impattano sul calendario di raccolta e sulle disponibilità dei prodotti che i consumatori mettono nel carrello della spesa».

Articolo tratto da: Journal Cittadellarte

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