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30 Apr 2020

Quarantine Stories: “Raccontiamo il bello della quarantena”

Scritto da: Elisabetta Elia

StoryAP è un archivio di storie online frutto di un progetto europeo. Lo scopo è raccogliere storie di cambiamento, individuale e collettivo. Proprio in questi giorni, l’archivio ha lanciato un invito alla narrazione, chiamato Quarantine Stories. Ne abbiamo parlato con Andrea Ciantar.

Arrivato da poco più di un mese nel mondo di internet, StoryAP è un “archivio di storie dell’umanità” che raccoglie diverse tipologie di racconti con un unico proposito: contribuire al cambiamento. Si basa infatti sull’idea che le parole e le storie, quando raccontate, abbiano un potere intrinseco di trasformare il mondo.

Proprio in questi giorni, l’archivio ha lanciato un invito alla narrazione, chiamato Quarantine Stories, chiedendo al suo pubblico di rispondere a delle domande ben precise. Ne parliamo con uno dei suoi ideatori, Andrea Ciantar, progettista europeo ed esperto di metodologie autobiografiche.

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Che cos’è l’archivio StoryAP e come è nato?

StoryAP è un archivio di storie online, dove possono confluire storie di diverse tipologie: scritte, audio, video, foto, persino ricerche e fumetti. Fa parte di un progetto più ampio, StoryDec, basato sullo storytelling e sulle metodologie autobiografiche come fattore di attivazione sociale, dove sono coinvolti diversi partner europei, fra cui noi.

Quali sono dunque le associazioni che lo stanno promuovendo?

Siamo sette associazioni: dall’Italia ci siamo noi di Storie di Mondi Possibili e il Cemea, che da sempre è vicino alle tematiche educative. Poi ci sono il Cemea francese, che è il coordinatore del progetto, l’associazione Pro Xpert dalla Romania, STOP dalla Polonia, Mobilizing Expertises dalla Svezia e Real Time dal Regno Unito. Sono tutte associazioni con cui abbiamo già collaborato e che anche in passato hanno contribuito ad altri progetti sullo storytelling e sulle metodologie autobiografiche.

Avete lanciato da poco una call chiamata Quarantine Stories, pensata per questi difficili tempi di quarantena. Puoi dirci di più?

Quarantine Stories è un invito alla narrazione profondamente legato ai tempi che stiamo vivendo. Con l’emergenza del coronavirus ci siamo ritrovati spiazzati ma anche di fronte alla possibilità di un cambiamento rispetto a ciò che non andava del nostro stile di vita precedente. Proprio facendo perno su quest’ultima idea, abbiamo pensato di lanciare questa call chiedendo alla gente di raccontare nello specifico da un lato gli elementi positivi – e di cambiamento – che hanno notato in questa quarantena e che conserverebbero anche dopo il lockdown e dall’altro tutte quelle esperienze di solidarietà dal basso e di lavoro sociale che in questo periodo è stato fondamentale. L’importanza delle associazioni e delle esperienze di cambiamento dal basso è fondamentale: senza di loro, a maggior ragione in questo periodo, saremmo persi. E per questo vanno valorizzate, soprattutto nella loro capacità di re-inventarsi ed agire per sopperire creativamente ai bisogni della società.

Che forma dovranno avere questi racconti e come saranno diffusi?

Le storie possono essere raccontate in diversi formati (scritto, video, audio, foto, disegno) e devono essere consegnate entro il 30 giugno. Chiunque può partecipare. Concretamente, per farlo, bisogna iscriversi al sito di StoryAP (storyap.eu) creando un proprio account (che può essere individuale ma anche quello di un’associazione o di un collettivo di cui si fa parte) e caricando la propria storia che poi verrà approvata da chi cura l’archivio.

Ho visto che sul sito esiste anche un’altra call, chiamata StoryAP Award. Di cosa si tratta?

StoryAP Award è un’altra call, legata principalmente al progetto StoryDec. L’idea è quella di rivolgersi a giovani europei under 30, chiedendo loro di raccontare delle storie di cambiamento (personale o collettivo che sia). Questo concorso scade il 30 settembre e alla fine verrà scelta una storia da ogni paese che verrà inserita all’interno di un manuale.
Anche qui il principio che ci muove è sempre lo stesso: attraverso il racconto possiamo cambiare, attivarci noi in prima persona ma anche far scattare qualcosa nell’altro.

L’associazione di cui tu sei presidente, Storie di Mondi Possibili, si occupa in particolar modo di queste tematiche e lo possiamo vedere fin dal nome. Cos’è che ti fa credere così tanto nel potere del racconto?

La nostra associazione è nata dall’incontro di persone appassionate per la scrittura autobiografica e per le storie di vita come cura di sé, di conoscenza e di azione sociale. Da questo primo interesse iniziale ha poi iniziato ad occuparsi in modo più attivo di storytelling, promuovendo laboratori europei, formazioni di volontari ed esplorando le diverse forme del racconto oltre la scrittura. Quello che crediamo è che il racconto abbia un doppio potere. Da un lato agisce a livello del singolo: chi racconta acquisisce maggiore consapevolezza di sé, in alcuni casi si perdona o si accetta, e trova la forza di mostrarsi. Dall’altro però è anche una forte leva verso l’esterno: una storia può avvicinare due persone che non si conoscono e quindi favorire l’incontro con l’altro. Ad esempio, in una storia ci si può riconoscere, anche se si viene da due paesi molto diversi. Immaginiamo dunque le potenzialità di persone che si scambiano storie di cambiamento: è come un potente innesco che agisce sì a livello individuale ma che si riversa poi nel rapporto con il mondo che ci circonda.

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