21 Mag 2020

La comunità della Sardegna che promuove una Cultura Plurale

Scritto da: Laura Fois

Costruire dal basso una rete culturale integrata in Sardegna e dar vita ad uno spazio creativo per immaginare il domani e creare nuove possibilità. Nasce con quest’obiettivo e da un’idea di Paola Masala, Cultura Plurale, un progetto ed una piattaforma online che fa incontrare professionisti con competenze trasversali. In poco più di dieci giorni sono già nati i primi progetti.

Sardegna - Operatrice culturale ed esperta di comunicazione, Paola Masala vive a Cagliari e quando può torna al suo paese natale, Golfo Aranci. Due luoghi estremi, sulla costa, che portano inevitabilmente a guardare oltre il mare, interrogandosi sui confini. E proprio dalla Sardegna, Isola ma anche crocevia di incontri e orizzonti, parte un progetto plurale, frutto di costanti elaborazioni e connessioni.

Paola, partiamo col chiederti: che cos’è la cultura per te?
Sono convinta che la cultura non sia solo intrattenimento, libri e spettacoli dal vivo. Penso alle manifestazioni, al tempo impiegato ad organizzare una settimana di trekking in Ogliastra conciliando salute della persona e natura. La cultura ha un valore economico e un ruolo sociale, in più è generatrice di benessere. Perché è un settore che è sempre stato in emergenza? Se non si capisce il suo impatto è anche perché i dati sono spesso segmentati, manca un vero e proprio osservatorio.

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Come nasce Cultura Plurale?
Nasce nel 2019 con l’intento di costruire dal basso una rete culturale integrata in Sardegna. Si è contraddistinto fin da subito come un progetto partecipato che ha coinvolto numerosi creativi, lavoratori del settore e associazioni culturali dell’Isola. Poi è arrivata la pandemia… e costretti all’isolamento, in uno spazio sospeso in cui la stessa idea di comunità e cultura è stata messa in discussione, insieme ad altri professionisti sardi sparsi per l’Europa, abbiamo iniziato a sperimentare uno spazio creativo di immaginazione del domani, una comunità di pensiero, un luogo dove si potesse riflettere sul cambiamento e progettare insieme nuove possibilità.

Inevitabilmente sul web…
Esatto, il web offre l’opportunità di creare spazi comunitari impossibili da immaginare solo pochi anni fa. Così è nata una community social in seno al progetto Cultura Plurale. In un momento come questo, la forza di Cultura Plurale è stata proprio quella di contrastare l’isolamento promuovendo il legame e la collettività in uno spazio virtuale che abbattesse le distanze di spazio e tempo.

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Qual è l’elemento di novità rispetto ad altri progetti digitali?
La community è un luogo di scambio e connessione di singole esperienze legate al mondo culturale inteso in senso plurale e trasversale. Cerca di ricucire la frammentarietà che suddivide le competenze in comparti stagni. Quindi favorisce contaminazioni creative, progetti e partenariati tra professionisti e soggetti differenti, mettendo in rete filiere tradizionali con nuove imprenditorialità. Ognuno partecipa con le proprie competenze a discussioni che generano delle idee progetto. Il primo in assoluto è nato dall’incontro sulla piattaforma di una giornalista e sociologa sarda con uno storico dell’arte e counselor siciliano. Senza Cultura Plurale non avrebbero avuto possibilità di incontrarsi, conoscersi e progettare insieme.

Quanti utenti annovera al momento la piattaforma e quali professionisti ne fanno parte?
Siamo su una piattaforma sperimentale online da neanche 20 giorni. Gli utenti al momento sono 186, sparsi su diversi territori dentro e fuori l’isola. Ne fanno parte operatori culturali, artisti visivi, ricercatori, lavoratori e maestranze del teatro, del cinema, della danza, psicologi, sociologi, economisti, progettisti, giornalisti, archeologi, mediatori, avvocati ma anche direttori di aziende tecnologiche e rappresentanti delle istituzioni. Molte donne, lo stesso consiglio che dà input alla piattaforma è al femminile: mi affiancano Francesca Casula (operatrice culturale e fondatrice di Lìberos https://www.italiachecambia.org/2019/07/liberos-comunita-sardegna-promuove-libri-cultura/), Giusi Salidu (operatrice culturale che si occupa di distribuzione internazionale di contenuti culturali) e Valentina Bifulco (giornalista e sociologa), col supporto di manager e progettiste come Noemi Satta.

cultura plurale 2019
Sardegna, luglio 2019

Qual è il vostro ruolo e quali sono le ambizioni?
Siamo delle facilitatrici di connessioni che agevolano l’incontro tra professionisti, creativi ed esecutori di progetti. Noi stesse ci mettiamo in gioco sulla piattaforma, aiutiamo a dialogare e riflettere in gruppi tematici. Una volta individuata la linea progettuale viene costituito il gruppo di lavoro che si dedica in team al progetto. La piattaforma è un luogo di contaminazione che vuole favorire e accompagnare i processi progettuali innovativi, collaborativi e sostenibili economicamente. Capita che un organizzatore culturale si confronti con un manager che si occupa di fondi dentro una fondazione pubblica. Nel breve periodo vorremmo riuscire a trovare le risorse per poter strutturare in maniera definitiva e efficace la piattaforma, inoltre auspichiamo di presentare un’iniziativa concreta per ogni gruppo tematico, andando anche alla ricerca di nuovi partner.

Quali altre iniziative stanno vedendo la luce?
Nel gruppo Nuove Economie si sta lavorando a delle linee guida per immaginare un modello economico tra sostegno e innovazione in sinergia con Sardex, la moneta complementare oggi presente in molte regioni d’Italia. Nel gruppo Arte relazionale e partecipata si sta ragionando sulla mappatura e l’archivio degli artisti visivi contemporanei sardi, con la ricerca di un’istituzione che lo voglia sostenere.

Chi può partecipare a Cultura Plurale?
Chiunque abbia interesse a prendere parte ad un processo partecipativo e progettuale mettendo in gioco le proprie competenze. Basta scrivere a culturaplurale@gmail.com, indicando il profilo professionale.

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