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3 Lug 2020

Il Filo di Paglia, la prima casa in paglia della Liguria

Scritto da: Valentina D'Amora

"Il Filo di Paglia" si trova nell'incontaminata Val di Vara, in un paesino del Comune di Carro che si chiama Pavareto. Qui Marco e Francesca hanno costruito la prima casa di paglia della Liguria, all'interno di un'azienda agricola di quasi 5 ettari.

Entro in questa famiglia in punta di piedi, rendendomi conto che è quasi ora di pranzo e che stanno per arrivare degli ospiti. Sergio, uno dei figli, mi apre la porta e suo padre, Marco mi accoglie con un sorriso: sta tagliando i fagiolini viola, con un fare laborioso e concentrato che gli permette comunque di raccontarmi il suo lavoro con ironia e spontaneità. Lui è lo chef/casaro dell’agriturismo, nonché l’addetto alle mucche, di cui è innamorato: «I miei formaggi sono “liberi” perché permetto al latte crudo di diventare quello che vuole, in base al clima e alle sue inclinazioni… ieri, per esempio, è diventato mozzarella», scherza.

Tavolozza d’autore: i formaggi “liberi” di Marco

Francesca, la moglie di Marco, è un’architetta mancata, con in tasca i disegni della casa dei sogni sin dai tempi del liceo e con l’eredità del negozio d’antiquariato di famiglia. Questo amore per i mobili d’epoca si respira guardandosi in giro: ogni oggetto ha una sua storia ed è speciale nella sua semplicità. Con questo gusto per l’antico ha arredato ogni camera e appartamento dell’agriturismo. Arriva a salutarmi dopo aver raccolto le patate in serra («Profumano di castagne», mi dicono): lei gestisce gli orti e usa solo metodi naturali. Sergio, nel frattempo, riordina le posate pulite. Mi piace osservare come ogni loro gesto faccia parte di un’invisibile catena di montaggio, fatta di sguardi, di affiatamento e della condivisione di un sogno che è diventato realtà.

La terrazza della casa di paglia

A Pavareto, paesino arroccato dell’entroterra ligure, lungo una strada stretta, completamente immersa nel verde, sorge il loro gioiello, costruito con cura con pareti in paglia, intonacate in argilla naturale e calce.

La casa di Marco e Francesca è la prima casa in paglia della Liguria e i suoi muri trasudano felicità. Il motivo per cui hanno scelto di orientarsi sulla bioedilizia è molto semplice e me lo rivela Francesca: «In Val di Vara c’erano già tanti agriturismi, quindi saremmo stati un ago in un pagliaio… e così siamo diventati noi il pagliaio!».

Così, dopo aver letto il libro “Come costruire con le balle di paglia” (edizioni Terra Nuova), sentono di aver ricevuto una folgorazione e iniziano ad approfondire l’argomento. Il bello della paglia è che è un materiale bioecologico e rinnovabile ogni anno e durante il suo ciclo di produzione non produce CO2, ma anzi, contribuisce a ossigenare i nostri cieli. E poi, essendo il prodotto di scarto di ciò che, soprattutto noi italiani, mangiamo tutti i giorni (il frumento) è facilmente reperibile, senza dimenticare che nel suo ciclo di vita assorbe CO2 e rilascia O2.

Anche la terra cruda (argilla) è un elemento totalmente naturale, essendo realmente terra, e porta numerosi benefici: regolarizza l’umidità, possiede una buona inerzia termica, quindi mantiene la temperatura intorno a sé costante, è fonoassorbente per suoni a bassa frequenza, trattiene polveri, gas e odori e protegge dai campi elettromagnetici: secondo uno studio di Monaco, 2,5 cm di intonaco eliminano il 75% delle radiazioni da impianto ad alta tensione, mentre un mattone di argilla ne elimina il 98%.

Corzetti (o croxetti), medaglioni di pasta fatta in casa, tipici del levante ligure

Con loro si chiacchiererebbe per ore, ma è già passato mezzogiorno e saluto Marco mentre prepara dei croxetti meravigliosi, con stampo originale di Pietro Picetti, noto intagliatore di Varese Ligure.

Nonostante il grande impegno che li coinvolge quotidianamente, Francesca e Marco non lesinano mai sulla disponibilità a scambiare due chiacchiere e condividere la propria esperienza di vita con gli ospiti. Una sosta da loro è caldamente consigliata: troverete una natura vera e una cordialità sincera, a cui non siamo più abituati.

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