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7 Lug 2020

Può esistere una lobby buona?

Scritto da: Veronica Tarozzi

Il direttore di The Good Lobby, Federico Anghelé, ci spiega quali sono gli obiettivi di una lobby che cerca di portare le istanze dei cittadini presso i decisori pubblici e quali le nuove criticità emerse dall’emergenza sanitaria.

The Good Lobby è un progetto che ha l’obiettivo di promuovere una rinnovata cultura della partecipazione, connettendo i cittadini desiderosi di fare la differenza con le numerose opportunità di attivazione esistenti. Questa realtà fa parte anche della rete Ashoka Italia, essendo il suo fondatore Alberto Alemanno stato nominato fellow della ONG lo scorso novembre. Per fare il punto sulle attività dell’associazione – che è stata molto attiva anche durante il periodo di quarantena – abbiamo fatto quattro chiacchiere con il direttore Federico Anghelè.

Federico Anghelè

Da cosa nasce il nome The Good Lobby e cosa significa fare il lobbista?

Vuoi cambiare la situazione di informazione e comunicazione in italia?

ATTIVATI

Partiamo da un presupposto: normalmente il termine “lobbista” nell’immaginario collettivo ha una denotazione negativa, perché spesso viene associato all’influenza sulla decisione pubblica con mezzi poco trasparenti e poco leciti. Ma se andiamo alla radice, in realtà è un termine che connota un’attività estremamente importante e significativa per la vita democratica, che è quella di far ascoltare la propria voce nei luoghi della decisione pubblica. Quello che noi facciamo è raccogliere le istanze sui temi che ci stanno a cuore, portando la voce di chi normalmente non è ascoltato nei luoghi della decisione pubblica e dando loro gli strumenti per riuscire ad incidere in maniera più efficace. In altre parole siamo dei “lobbisti buoni”, da qui il nome The Good Lobby (TGL): portiamo avanti delle campagne dal basso, aiutando a far avanzare iniziative che sono destinate a migliorare la qualità complessiva della comunità che ci circonda e cercando di rappresentare tali istanze presso i decisori pubblici a livello locale, nazionale ed europeo.

Parte della vostra squadra l’abbiamo conosciuta grazie a Riparte il Futuro: raccontaci come è avvenuta la fusione tra queste due organizzazioni e come operate attualmente.

TGL nasce a Bruxelles nel 2015 per democratizzare l’accesso alla decisione pubblica rendendola più aperta, democratica ed equa. Abbiamo incontrato Alberto Alemanno, il suo fondatore, lungo il nostro percorso con Riparte il Futuro (RIF) e ci siamo resi conto di fare cose molto simili in due contesti: lui in Europa e noi in Italia, lui in modo più orizzontale e su più temi, noi in modo più verticale sulla corruzione. Nel 2018 abbiamo deciso di mettere insieme le nostre forze, cercando di agire molto di più sulle cause culturali che permettono alla corruzione di esistere e sulla presa di coscienza e di responsabilità dei cittadini attraverso la partecipazione diretta, con un approccio a 360° sui temi. La prima cosa che facciamo ora è cercare di fare formazione con cittadini e gruppi, illustrando loro come si comunica in maniera strategica per cercare di raggiungere l’obiettivo. In seguito incubiamo i progetti che possono arrivare dai cittadini o dalle organizzazioni della società civile che decidiamo di incontrare, o da quelli che ci contattano chiedondoci di aiutarli. In seguito cerchiamo di mettere in contatto i cittadini con dei professionisti pro bono che forniscano le loro competenze per una buona causa. Altro elemento è quello di fornire la piattaforma, thegoodlobby.it , attraverso la quale possano essere lanciate le campagne.

Alcuni giorni fa avete fatto un’importante audizione alla Camera per essere ascoltati sulla necessità di una regolamentazione del lobbying, che è poi una delle vostre principali campagne in atto: com’è andata?

Prima di tutto abbiamo portato la voce dei cittadini: sono oltre 10.000 quelli che hanno firmato la petizione con TGL per una regolamentazione del lobbying, affinché il Parlamento, il Governo e le varie istituzioni non ascoltino solo chi ha maggior forza/risorse/conoscenze, in modo da favorire decisioni pubbliche che siano quanto più possibile equilibrate e che tengano conto dei diversi punti di vista esistenti. Abbiamo poi chiesto che una legge sul lobbying contenga un registro obbligatorio della trasparenza, in cui tutti coloro che intendono interagire col decisore pubblico debbano iscriversi, come già avviene in altri paesi; il che significa che tutti i decisori pubblici debbano rendere conto di chi hanno incontrato e quando e debbano anche giustificare il perché non abbiano preso in considerazione i punti di vista di taluni altri soggetti. Abbiamo poi chiesto delle sanzioni chiare in caso d’inadempienza, sia per i lobbisti che per i politici e i funzionari pubblici che non si adeguassero alla normativa. L’intera memoria depositata in Parlamento è qui; qui la petizione sul lobbying alla quale tutti possono partecipare. 

Nel periodo dell’emergenza Covid siete stati particolamente attivi, anche con numerose dirette sui social media con cittadini e organizzazioni, ce ne puoi parlare brevemente?

A maggio, con Transparency International, che è uno dei nostri partner con cui la collaborazione non si è interrotta in questi mesi di pandemia, abbiamo chiesto il ritorno alla “normalità istituzionale”, con un pieno coinvolgimento del Parlamento nelle decisioni del Governo in materia di emergenza sanitaria. Abbiamo anche scritto a tutti i presidenti di Regione per chiedere piena trasparenza sui dati sanitari forniti. Inoltre il contesto emergenziale creato dalla pandemia ha esposto il settore sanitario a rischi corruttivi ancora maggiori rispetto al passato, per questo il settore sanitario deve essere per noi e per i cittadini un sorvegliato speciale, perché gli interessi in campo sono enormi e alla luce dell’emergenza sanitaria sono destinati a salire. Il nostro compito sarà anche quello di fare in modo che le decisioni prese dal Governo e dalle regioni in materia di salute pubblica tengano conto degli interessi di tutti e non solo di quei gruppi più attrezzati a farsi ascoltare dai decisori pubblici.

Sempre nel mese di maggio, abbiamo partecipato a un Global Legal Hackathon dedicato al Covid19, in cui giuristi, attivisti e policymakers da tutto il mondo si sono posti alcune “sfide legali” causate dall’emergenza coronavirus con l’obiettivo di formulare proposte specifiche per risolvere i problemi giuridici che individui e società hanno incontrato durante la pandemia. TGL ha guidato un team che si è interrogato su come tutelare i whistleblower che segnalano illeciti legati al Covid. Sono infatti già emersi alcuni casi in Italia di individui che hanno perso il lavoro per avere denunciato comportamenti illeciti durante la pandemia. Qui le nostre proposte.

Tra gli altri, pochi giorni fa abbiamo anche fatto un incontro in diretta su vari canali social con l’attivista di Fridays For Future (FFF) e voce del podcast “Emergenza climattina” Giovanni Mori, anche perché l’emergenza climatica e la recente emergenza sanitaria sono strettamente collegate tra loro: entrambe derivano dal rapporto, spesso distorto, che l’uomo ha con la natura e il mondo circostante. Con Mori abbiamo parlato dell’urgenza di attuare nuove politiche ecologiche e sostenibili in quanto a richiererlo, oltre alle centinaia di migliaia di giovanissimi attivisti di FFF sono soprattutto gli scienziati nei loro report, che nonostante siano sempre più allarmanti non spingono ancora i decisori politici a fare delle scelte responsabili. Per questo TGL farà in modo di sostenere i giovani attivisti di FFF e tutti i cittadini che reputano la questione ecologica e del cambiamento climatico della massima priorità.

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