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25 Ago 2020

Il Mulino di Pié de Campo a Manarola, un angolo inaspettato delle Cinque Terre

Scritto da: Valentina D'Amora

Poco distante dal piazzale della chiesa di Manarola, esiste un luogo sconosciuto ai tradizionali turisti delle Cinque Terre: lasciando alle spalle il paese e la calca, una porta azzurra ci riporta al 1643.

Il mulino di “Baran” a Manarola è uno dei più antichi del territorio e l’unico rimasto in paese. Oggi lo si può vedere esattamente come quando è stato chiuso nel 1963, anno in cui la derivazione dell’acqua del torrente che gli forniva l’energia per funzionare è stata disdetta. «Ogni famiglia di Manarola aveva un vigneto, – spiega Chiara, dell’associazione culturale Radici che mi accompagna in questa visita guidata – ma pochi sanno che avevano anche un uliveto: le olive venivano raccolte poco alla volta, poi “ammassate” in sacchi di juta su cui veniva scritto il proprio nome, perché la molinatura avveniva a turni». Il servizio di molinatura delle olive era gratuito per le famiglie e si svolgeva in uno dei cinque mulini in paese. Poi, l’avvento dell’elettricità, ha via via cambiato le abitudini dei manarolesi.

La macina

All’interno del mulino si possono vedere ancora le antiche attrezzature: le macine in pietra per il grano, il torchio per la molinatura delle olive, il paiolo in rame per riscaldare l’acqua, gli ingranaggi in legno di fico e l’argano a mano per l’ultima spremitura delle olive. «Nulla doveva andare perduto, per questo valeva la pena dare un ultimo giro manualmente».

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E ascoltando Chiara, sembra quasi di vederlo ancora in attività. «Divulgare queste tradizioni serve a far scoprire alle persone cosa era un tempo Manarola: un paese di mulini e ponti, nato dalla migrazione di popolazioni provenienti dalla Val di Vara e dalle colline di Volastra, che si spostarono verso il mare per usufruire delle risorse dell’area marina». Il suo nome in dialetto locale, “Manaraea“, deriva probabilmente da “Magna roea”, cioè il ruotone da mulino ad acqua.

«L’Associazione Radici vuole diffondere la vera anima di questo borgo, mettendo questo spazio a disposizione di cittadini e turisti». Recuperare e valorizzare la memoria culturale e le tradizioni dei borghi delle Cinque Terre è il principale scopo con cui l’associazione è nata, nel settembre 2018. Anche l’immane patrimonio fotografico che è stato raccolto è un vero osservatorio sul paesaggio, che ne evidenzia la sua trasformazione nel tempo. Per questo l’associazione organizza ciclicamente mostre fotografiche (la prossima, “Superiponti”, sarà aperta dal 29 agosto al 13 settembre), oltre ad aperture straordinarie del Mulino, per condividere con la collettività gli aspetti più autentici della cultura locale.

Il paiolo in rame

Oggi il Mulino di Piè de Campo è vincolato dalla Sovrintendenza delle Belle Arti, ma l’associazione, con le offerte libere raccolte durante le visite, vuole ristrutturare e mettere in sicurezza questo luogo prezioso, creando un breve percorso di entrata e di uscita che renda le visite più agevoli. Quello di Radici è un impegno concreto che coniuga cultura e storia, per uno sviluppo consapevole del territorio.

Un viaggio nel tempo che vale la pena fare, quando ci si avvicina alle Cinque Terre.

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