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17 Set 2020

In una borgata recuperata nasce il Museo dei Racconti sulla vita contadina

Scritto da: Lorena Di Maria

Dopo decenni di abbandono a causa dello spopolamento, ora Paraloup è una borgata recuperata che racchiude in sé un importante significato storico legato alla Lotta di liberazione e alla civiltà alpina. Incluso nel suo progetto di rigenerazione c'è il Museo dei Racconti recentemente inaugurato, che vuole dare voce alle diverse generazioni che sono state protagoniste della storia della montagna.

Paraloup è una borgata nel Comune di Rittana (CN), affacciata sul crinale che divide la Valle Stura dalla Valle Grana. Qualcosa di magico è custodito in questo luogo, che racchiude in sè una storia di resistenza e allo stesso tempo di rinascita, quale simbolo di forza della civiltà alpina che perdura nei decenni.

E proprio in seguito a decenni di abbandono a causa del progressivo spopolamento, la Fondazione Nuto Revelli ha acquistato le sue baite e i ruderi abbandonati per farne luogo di una doppia memoria: quella della guerra partigiana e quella della vita contadina. Oggi è un vivace centro culturale di scambio e di crescita, il suo recupero, come vi abbiamo raccontato in un nostro precedente articolo, ha contribuito alla valorizzazione dell’intera area circostante, dimostrando la sostenibilità economica di un sistema integrato di attività turistico-culturali, agro-silvo-pastorali ed artigiane.

Insomma, oggi Paraloup è un ponte dove si incontrano due mondi, dove il passato si mescola al presente dimostrando la sua capacità di non arrendersi davanti alle difficoltà e che, un tempo come oggi, rappresenta un simbolo di forza e resistenza.

Alla borgata Paraloup ha inaugurato proprio in questi giorni il Museo dei Racconti, che mira ad arricchire l’offerta culturale locale avviata in questi anni. L’impegno è quello di rafforzare l’indole culturale delle sue baite e rilanciarle come un unico spazio ibrido dove si produce cultura e innovazione sociale, in dialogo costante con la Storia e i suoi valori, con la montagna e le sue differenze e, soprattutto, con il territorio e la sua comunità.

«Paraloup è un luogo che nel corso del tempo ha vissuto diverse stagioni», racconta Marco Revelli, Presidente della Fondazione Nuto Revelli, come riportato in una nota stampa. «È stato a lungo un pascolo estivo da cui, in inverno, le popolazioni contadine emigravano verso la Francia. Durante la Resistenza è stata una fucina di democrazia per circa 150 giovani ventenni di tutta Italia, che qui si radunarono per essere trasformati in partigiani. Poi, a partire dagli anni ’60 del Novecento, Paraloup ha subito, come tutte le vallate cuneesi, un fortissimo spopolamento. E dal 2008, grazie al suo recupero, sta finalmente vivendo la stagione del ritorno»

Il Museo dei Racconti darà voce, attraverso materiali d’archivio, alle diverse generazioni che hanno attraversato Paraloup nella storia. I testimoni saranno portavoce delle varie epoche come le emigrazioni della fine dell’Ottocento, gli anni della Seconda Guerra Mondiale, lo spopolamento degli anni ‘60 e l’età contemporanea.

L’allestimento del Museo è co-finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Interreg Alcotra Italia-Francia 2014-2020 per il progetto Migraction – Generazioni in movimento ed è curato dallo studio NEO Narrative Environment Opera di Milano, sotto la guida del Comitato Scientifico della Fondazione.

Il museo interattivo è pensato per far “comunicare” i giovani d’oggi con i giovani protagonisti della storia: i visitatori potranno porre domande attraverso strumenti interattivi installati nella sala e far dialogare il passato con il presente.

Saranno le voci, le protagoniste dell’allestimento permanente. “A volte basta il suono di una voce, perché un muro crolli” raccontava un testimone del Mondo dei vinti a Nuto Revelli, indicando la precarietà delle abitazioni delle borgate alpine spopolate, dove bastava l’inusuale vibrazione di una voce umana a provocare un crollo.

In questo modo le voci nel Museo dei racconti di Paraloup vengono usate per far «crollare muri differenti: i muri del pregiudizio, dell’ignoranza, dell’odio, e per costruire ponti di conoscenza fra generazioni diverse, in un dialogo costruttivo e creativo su questo luogo così peculiare nella storia e nella montagna».

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