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6 Ott 2020

“Oltre i muri”: l’enorme opera di Land Art che che ci ricorda di rimanere umani

Scritto da: Lorena Di Maria

Un dipinto, o meglio, un affresco gigante, realizzato sull’erba con materiali biodegradabili che si intreccia con la natura, per ricordarci che, in questo mondo, siamo tutti connessi. È stata inaugurata proprio in questi giorni a Torino “Beyond Walls”, l’opera dell’artista Saype che sta creando, con la sua arte effimera, la più grande catena umana della storia, per abbattere ogni barriera tra le persone.

Si fa chiamare Saype: “say peace”, l’artista conosciuto ormai in tutto il mondo per le sue opere che raccontano un nuovo modo di far incontrare arte e natura. Stiamo parlando di Guillaume Legros, artista franco-svizzero che ha recentemente inaugurato a Torino la nuova tappa di “Beyond Walls – Oltre i muri. Quello di Saype è sicuramente un “murale” diverso da tutti quelli a cui siamo sempre stati abituati, in quanto realizzato sull’erba con materiali eco compatibili attraverso pigmenti biodegradabili al 100% e ideati dall’artista stesso.

L’opera è composta da gesso, carbone e proteine del latte, cosicché non sia inquinante e nociva per l’ambiente ed è pensata per avere una durata limitata e per essere dunque effimera e temporanea, come tutte le opere di Saype, che spariscono dopo qualche settimana.

Quello che ha realizzato a Torino è un piccolo tassello di quella che l’artista considera la “più grande catena umana della storia”. Cosa raffigura? Solidarietà, sostegno, fratellanza. Due mani che si tendono l’una verso l’altra e si stringono, in una presa che vuole trasmettere la rinascita della fiducia e dell’aiuto reciproco.

L’enorme opera rappresenta la settima tappa di un progetto globale inaugurato a Parigi nel 2019 che ha già toccato luoghi come la Tour Eiffel di Parigi, il muro di Berlino e il memoriale di Ouagadougou in Burkina Faso. L’idea dell’artista è collegare idealmente la città di Torino con il resto del mondo.

Non a caso, l’opera è stata realizzata all’interno del parco archeologico della Porta Palatina, uno dei luoghi più suggestivi della città che, storicamente, rappresentava l’accesso alla città e quella linea di confine che la separava dal mondo esterno. Ciò che Saype vuole raccontare è proprio il superamento metaforico dei limiti fisici e mentali, «invitandoci come ha affermato l’artista e riportato sul sito dei Musei Reali di Torino a intraprendere uno sforzo collettivo per sentirci parte viva di un unico ecosistema, responsabili di un fragile equilibrio che richiede la nostra cura e il nostro impegno individuale».

L’opera è un chiaro esempio della Land Art che, dagli anni ’70, hanno dato vita ad un grande movimento di avanguardia caratterizzato dalla stretta relazione tra l’artista e la natura. Un movimento nato negli Stati Uniti d’America da un gruppo di artisti che hanno scelto di identificare l’arte e il suo potere trasformativo al di fuori dei tradizionali spazi espositivi come nel caso di musei e gallerie, integrandoli con la natura.

Il progetto è sostenuto dal Gruppo Lavazza in collaborazione con il Comune di Torino e i Musei Reali di Torino ed è proprio attraverso questo progetto che i Musei Reali intendono connettere il patrimonio delle arti classiche alle espressioni artistiche contemporanee, contribuendo a realizzare uno dei più importanti interventi artistici su scala globale degli ultimi anni.

Quello che la città di Torino ha portato avanti, da un anno a questa parte, è proprio un messaggio culturale sui temi della sostenibilità e della condivisione, attraverso l’impegno sociale di giovani artisti a favore dell’arte pubblica e della trasformazione urbana.

«Ogni singola mano appartenente al progetto Beyond Walls, con i suoi dettagli che rimandano a etnie, provenienze, culture differenti rappresenta il caleidoscopio di un’umanità in continua evoluzione, che non è disposta a farsi fermare da restrizioni e muri e che si fa portavoce di tolleranza e inclusione». E solo in questo modo l’umanità può rispondere alle più grandi sfide del nostro tempo.

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