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9 Nov 2020

Gli ostacoli alla libertà di migrare

Scritto da: Libero Repubblico

Gli ostacoli pratici allo spostamento delle persone sul pianeta, anche oggi, sono sempre stati superati da coloro in cui abita ancora la speranza di riconquistare una dignità perduta. L’imperativo morale di chi vive dall’altra parte della barricata è invece quello di prendersi cura di chi non ce la fa.

Ci sono infiniti ostacoli
pratici all’idea che le persone
siano libere di spostarsi.
ma gli ostacoli pratici non
possono prevalere sugli
imperativi morali.


(Internazionale, 19/25 giugno 2005
Stephan Faris, Deca, Stati Uniti)

È bene sapere, e accettare, il fatto che le migrazioni hanno da sempre, queste sì, caratterizzato l’esistenza degli esseri umani sulla Terra. E prima di tutti gli altri mari esse hanno ritmato la vita durante i secoli nel Mar Mediterraneo.

Nel mondo antico, quando il Mediterraneo era costellato di decine e decine di Città Stato (anche se il termine “Stato” l’hanno aggiunto i nostri irreprensibili storici), erano già molti i popoli che migravano. Le genti dall’Asia Minore, che hanno dato origine alla civiltà Minoica. I popoli accomunati dall’uso di lingue indoeuropee tra cui gli Achei e i Danai citati da Omero, come probabilmente anche i troiani, tutti ricordati dagli egiziani come popoli del mare. Naturalmente i Fenici, dal Levante, lungo l’Africa settentrionale fino a Gibilterra. I Greci dall’Egeo e il Peloponneso verso l’Asia Minore da un parte, e dall’altra verso l’Italia meridionale, Sicilia e Calabria. E infine la diaspora ebraica, prima dalla Palestina verso l’Egitto e l’Egeo, e poi verso Italia, Francia e penisola iberica.

Il Medioevo si caratterizza per molte migrazioni via terra. In questo periodo troviamo i Goti, i Vandali e i Longobardi che scesero dalla Svezia e dal Mar Baltico per poi scendere in Spagna (Visigoti e Vandali) e in Italia (Ostrogoti e Longobardi). Gli Arabi e i Berberi che dalla penisola arabica andarono in Africa settentrionale per poi migrare ancora in Spagna e in Sicilia. I nomadi Turcomanni che provenivano dall’Asia centrale e migrarono in Mesopotamia, Siria e Anatolia. I Normanni, discendenti dei vichinghi danesi e norvegesi, migrarono attraverso il Mare del Nord verso il nord della Francia, Normandia appunto, e poi verso il sud Italia e la Sicilia. E anche i cristiani che partivano, per commercio o per guerra, verso la Terra santa.

In età moderna si cominciano a osservare migrazioni generate da conflitti culturali e religiosi, come da motivazioni economiche, sia commerciali che di sopravvivenza.

Dai popoli romani che, verso il XV e XVI secolo, si spostano dall’India verso l’Armenia e Bisanzio, e poi verso la Grecia, fino alle migrazioni degli ebrei sefarditi, cacciati dalla Spagna dai re cattolici, e dei moriscos (musulmani convertiti al cristianesimo) sempre dalla Spagna verso il Maghreb.

Durante il XIX secolo ci sono le migrazioni di milioni di europei verso le Americhe (si contano fino a un milione di italiani).

Il Mediterraneo torna ad essere centro di importanti flussi migratori dall’inizio del Novecento fino alla fine della seconda guerra mondiale: greci e turchi, in seguito al trattato di Losanna del 1923; esuli politici dall’Italia e della Spagna; gli ebrei verso la Palestina e i palestinesi in seguito alla nascita dello Stato di Israele. Queste migrazioni sono causate da motivi di discriminazione politica e religiosa, oltre che effetti delle guerre che hanno costellato il secolo XX.

La seconda parte del Novecento vede invece l’attuarsi di migrazioni di lavoratori che si muovono dai paesi del sud Europa verso quelli del nord, oltre che le migrazioni generate dalla fine del periodo coloniale, soprattutto dai paesi del Maghreb verso la Francia e dal corno d’Africa verso l’Italia. (I dati sono tratti dal lavoro di Alessandro Vanoli, con Martina Madella e Matilde Silla Sgarvi, Migrazioni Mediterranee, pubblicato sull’almanacco del festival della letteratura di Mantova 2020).

In questo inizio degli anni 2000 è invece l’intera (o quasi) Africa che si muove, essendo tornata definitivamente ad essere territorio di colonizzazione, anche se questa volta al posto dei soldati ci sono i capitali finanziari.

Così succede che il continente più ricco di risorse del pianeta abbia anche la popolazione più povera, e quest’ultima, oltre che alle guerre che continuano da decenni in molte parti del continente, è la causa principale della migrazione forzata di milioni di africani alla ricerca della sopravvivenza, se non di una vita con un minimo di dignità.

Questa è la Storia. Questi sono i dati della realtà. E questi dati ci mostrano come gli ostacoli pratici allo spostamento delle persone sul pianeta, anche oggi, sono sempre stati superati da coloro in cui abita ancora la speranza di riconquistare una dignità perduta e il coraggio di andarsela a prendere. L’imperativo morale di chi vive dall’altra parte della barricata è invece quello di prendersi cura di chi non ce la fa, degli ultimi e degli indifesi. Potrebbe sembrare uno slogan cosiddetto buonista, come si dice oggi, invece è una legge di sopravvivenza dell’umanità intesa nella sua unità. Infatti la storia delle migrazioni ci mostra con evidenza che non esiste una razza in purezza, non esiste un popolo nazionale che non sia frutto di contaminazioni culturali ed etniche.

L’umanità è meticcia oppure non esiste. Un’umanità che ricerca l’omogeneità etnica e culturale è un’umanità che insegue la sua morte. E su questa strada trascina nelle braccia della mietitrice tutti gli altri.

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