25 Ott 2021

Pitaya: «Realizzo assorbenti lavabili per diffondere consapevolezza e sostenibilità»

Scritto da: Valentina D'Amora

Laura ha deciso di fare delle sue scelte consapevoli durante i giorni di ciclo mestruale una nuova missione di vita. Ha imparato a usare la macchina da cucire e ha creato il progetto Pitaya: ora produce assorbenti lavabili tutti realizzati a mano e diffonde consapevolezza sul rapporto con il proprio corpo e sull'impatto ambientale. Per dire basta alla plastica e all'usa e getta!

Genova - Ligure d’adozione, milanese di origine, Laura lavora da sei anni come tecnico ambientale in una ONG italiana nata nel 2012, Source International, che studia gli impatti sociali e ambientali delle attività di estrazione in diversi territori, come quelli con monocolture di palma da olio. L’intento è quello di valorizzare le risorse naturali locali e supportare le comunità e organizzazioni presenti in loco.

Amante dell’ambiente, che fa parte della sua vita a 360°, sia nel tempo libero che sul lavoro, da qualche tempo Laura ha espresso questa sua sensibilità anche in una nuova attività: Pitaya – Autoproduzioni naturali, un progetto nato per offrire prodotti realizzati a mano e a basso impatto ambientale. Lontani dalle fabbriche, vicini alle persone.

LA STORIA

«Durante il lockdown – racconta Laura – mi sono resa conto di quali sono le cose realmente necessarie nella vita e mi sono detta che ognuno dovrebbe almeno provare a essere autosufficiente. Ho deciso quindi di imparare a produrmi da sola le cose di cui ho bisogno».

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Laura Pitaya

Complice il tanto tempo libero, Laura decide di adattarsi a un nuovo stile di vita, improntato sull’attenzione al proprio impatto e sul desiderio di fare da sé. Da dove iniziare? Lei ha scelto gli assorbenti lavabili come punto di avvio. Comincia subito a lavorare con una macchina da cucire regalatale da un’amica, crea cartamodelli e produce i primissimi campioni con stoffe di riciclo. «Anche se uso da tempo la coppetta mestruale, ci sono giorni in cui il ciclo è particolarmente doloroso e ho la necessità di usare gli assorbenti, scegliendo però quelli a basso impatto».

Oltre agli assorbenti, Laura ora dà vita anche a giochi per neonati plastic-free in pannolenci, borse in tessuti originali del Mozambico e dischetti struccanti lavabili: «Ho iniziato con materiali di recupero, come spugne, pile e asciugamani. Poi è partito il passaparola, amiche delle amiche hanno iniziato a interessarsi ed è nato il progetto Pitaya».

Da lì prende corpo l’idea di farlo diventare una professione che occupi di più le sue giornate. «Un’amica mi ha disegnato il logo, poco dopo ho creato la pagina Facebook e ho iniziato al tempo stesso a cambiare materiali: ora uso esclusivamente cotone organico biologico».

I prossimi step? Iscriversi a Etsy e iniziare a partecipare ai mercatini dell’artigianato. Nel frattempo Pitaya sta diventando anche un canale di divulgazione dei temi ambientali, per sensibilizzare sempre più persone sull’impatto degli oggetti in plastica usa-e-getta.

I VANTAGGI DEGLI ASSORBENTI LAVABILI

«Certo, con il recente abbassamento dell’IVA, ora ci si sta rendendo conto che gli assorbenti femminili non sono beni di lusso, ma di prima necessità. Ma facendo un rapido calcolo, il confronto economico tra lavabili e usa-e-getta resta comunque impari: considerando che una donna in età fertile utilizza una ventina di assorbenti al mese, nella vita ne userà circa 11.000, spendendo complessivamente almeno 5/6mila euro. Con quelli lavabili ne bastano 5/6 per ciclo, più un paio salvaslip: in 35 anni quindi, contando che ogni assorbente ha una vita media di 5 anni, si spenderebbe sui 600 euro».

Pitaya lavabili
Alcuni assorbenti lavabili Pitaya

Oltre al discorso economico c’è poi la questione sanitaria e ambientale. Recentemente è uscito un dossier dell’ANSES, l’Autorità francese per la sicurezza sanitaria, in cui attraverso studi a campione sono stati rilevati pesticidi, glifosato, cloro e diossine all’interno degli assorbenti usa-e-getta. Sostanze tossiche a diretto contatto con la pelle, in una zona del corpo che è delicatissima.

«Dal punto di vista ambientale parliamo di un oggetto che viene usato per 2/3 ore e poi viene buttato nell’indifferenziata per finire in discarica. E lì resta 500 anni. Per tutti questi motivi è urgente iniziare a cambiare stile di vita».

UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA

Grazie a una consulente mestruale, Laura nel contempo ha acquisito una nuova consapevolezza sul ciclo. Avere coscienza di sé, per conoscersi meglio e imparare ad ascoltare il proprio corpo, è diventata una sua personale missione per avvicinare sempre più ragazze al tema.

«Sono tantissime le donne, anche giovanissime, che hanno un blocco forte su questo argomento, che però ritengo sia facilmente superabile se si pensa che con un piccolo cambio di abitudine si contribuisce a ridurre l’inquinamento, ma anche a volersi bene, evitando al proprio corpo di entrare in contatto con gli svariati materiali plastici con cui sono realizzati gli assorbenti monouso». L’esperienza di Laura suggerisce un insegnamento semplice: le soluzioni per cambiare ci sono, basta solo volerlo!

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