3 Dic 2021

Torino incontra gli innovatori sociali che cambiano il mondo con la forza dei loro sogni

Scritto da: Lorena Di Maria

Ieri, giovedì 2 dicembre, Torino è diventata per un giorno la città del’innovazione: qui, presso le Officine Grandi Riparazioni, si è tenuto l’Ashoka Changemaker Summit, l’incontro mondiale del più importante network di innovatori sociali che oggi conta oltre 3.000 imprenditori ed è attivo in più di 90 paesi. All'evento abbiamo partecipato anche noi di Italia che Cambia, che siamo anche Ashoka fellow dal 2018, per raccontarvi chi sono questi “innovatori” e come stanno cambiando Torino, l'Italia e il mondo intero.

Torino - Ci sono mattine in cui sai che uscirai di casa e ritornerai, a fine giornata, con tante nuove e ispiranti storie da raccontare. Oggi è proprio uno di quei giorni: è con questo spirito che mi dirigo verso l’Ashoka Changemaker Summit, evento organizzato da Ashoka Italia, organizzazione che per più di 35 anni ha costruito e sviluppato la più grande rete di imprenditori sociali al mondo.

Ma chi sono questi imprenditori sociali e cosa fanno? Chi sono i cosiddetti “changemaker”? È sicuramente questa l’occasione per scoprirlo. Infatti, dopo Berlino e Barcellona, Ashoka ha scelto proprio Torino come sede di questo evento dal respiro internazionale, per contribuire a far diventare questa città, che sta sempre più scommettendo sull’innovazione, uno dei principali hub europei che promuovono il cambiamento sociale.

Quando arrivo a destinazione basta poco per capire che quella storia che porterò a casa è già iniziata. Mi guardo intorno e vedo centinaia di persone giunte per incontrarsi, conoscersi e ispirarsi vicendevolmente. Occhi che brillano e cuori che battono per essere il futuro della nostra società. Negli ampi spazi delle Ogr – Officine Grandi Riparazioni ci si perde tra il via vai di imprenditori sociali, studenti, professionisti, membri di fondazioni e istituzioni pubbliche o semplici curiosi che oggi, tra decine di impegni quotidiani, hanno scelto di essere qui per dare il loro piccolo ma fondamentale contributo diventando parte di questa comunità allargata.

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Fare innovazione per “un nuovo stare insieme”

L’evento non poteva essere organizzato in un posto migliore. Le Ogr un tempo erano officine per la riparazione dei treni e oggi, grazie a un lungo processo di recupero, si sono trasformate in Officine dove si mette in pratica la creatività, lo scambio e la cultura dell’innovazione. In questa “cattedrale” simbolo della storia industriale di Torino, Ashoka ha organizzato una giornata di talk, momenti di incontro e conferenze (condotte da Luca Solesin, responsabile dei programmi Giovani e Scuola), per far incontrare i nostri “changemaker” all’interno dell’ampio ecosistema dell’innovazione sociale.

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Separati da una pandemia, nell’ultimo anno abbiamo riflettuto ripetutamente sull’importanza dello stare insieme. Così il tema del Summit di quest’anno non poteva che essere uno: “A new Togetherness”, ovvero un’occasione per riflettere su come creare un cambiamento sociale che abbia un impatto positivo sui territori in cui viviamo. Ma allora, come possiamo realizzare questo “nuovo stare insieme”?

Nella grande sala che ci ospita ascoltiamo Lucia Abbinante, direttrice dell’Agenzia Nazionale per i Giovani, Mario Calderini che porta la testimonianza di Torino Social Impact o dei numerosi gli innovatori sociali invitati sul palco per raccontare se stessi e il loro progetto imprenditoriale.

E quando, durante la giornata, viene chiesto come possiamo realizzare questo nuovo “stare insieme”, ognuno risponde alla propria maniera: “avere il coraggio di fare il primo passo” sento dire da qualcuno. “Credere nelle proprie capacità e nel futuro” e ancora, “creare comunità connesse”. Penso che siano proprio queste le caratteristiche che accomunano un “innovatore sociale”: sognare in grande e ideare, non arrendersi alla prima difficoltà e magari trovare qualche nuovo compagno di avventura.

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Le testimonianze all’Ashoka Changemaker Summit

Guardandomi intorno mi accorgo che questa stanza racchiude solo alcune delle centinaia, anzi, delle migliaia di testimonianze di persone e movimenti vivi in tutta Italia che ben prima dell’arrivo del Covid avevano capito che la frase “l’unione fa la forza” è molto più di un semplice modo di dire e che hanno lavorato con impegno per dimostrare che cambiare è possibile, ma solo se lo facciamo insieme.  

Le testimonianze che portano ci parlano di modi innovativi di fare scuola, del potere di diversità, inclusione e innovazione, del ruolo della filantropia, di come supportare l’imprenditoria migrante, di come dare energia alle aree decentrate. Per ognuna di queste tematiche imprenditori e innovatori sociali hanno portato il racconto della loro personale esperienza che sui territori ha già creato un impatto positivo.

Mi riempiono di speranza le storie di Francesca Cavallini (Tice), Giuseppe Savino (Vazap), Giulia Detomati (InVento Innovation Lab) e Rosa Russo (Parole O_Stili) che quest’anno sono stati scelti come Ashoka Fellow, ovvero gli imprenditori sociali più innovativi e ad alto impatto sistemico, scelti (dopo una lunga selezione) tra le eccellenze del paese. A premiarli è Enrica Cornaglia, responsabile del programma Venture e Fellowship per Ashoka Italia nonché caposaldo dell’organizzazione, che spiega l’importanza di creare reti tra imprenditori attivi nello stesso territorio che insieme possono costruire un modello di fiducia che ha come finalità ultima il bene comune.

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I giovani “changemakers” che stanno cambiando il mondo

E poi? E poi c’erano loro: i giovani. Coraggiosi, motivati, ispirati. Una generazione nuova di zecca che non ha orecchie per chi dice loro: “tanto non si può fare” o “smettila di sognare a occhi aperti”, perché il loro sogno è spesso così forte da essere già realtà. Attraverso le iniziative “GenC: Changemaker Generation” (che nasce per creare una comunità di ragazzi e ragazze protagonisti del cambiamento) e “Hello Europe” (l’acceleratore europeo dedicato ai temi di integrazione e migrazione), Ashoka Italia sta costruendo una comunità di giovani changemaker.

Giovanissimi di 19, 21 o 23 anni, spinti da una motivazione ancora più grande delle loro già grandi idee. Come Aurora, che soffriva di disturbi alimentari e che ora ha creato un progetto per supportare altre persone che non hanno punti di riferimento; come Bandiougou e Amadou che provengono dall’Africa e, dopo essersi incontrati sui banchi di scuola e nei centri di accoglienza, hanno creato un progetto per costruire a mano giochi che sensibilizzano su temi come l’uguaglianza e la condivisione. O come Edoardo, che ha creato un’app che combatte lo spreco di plastica.

Proprio loro, che con la loro energia ribaltano quei luoghi comuni portati avanti dai molti che vedono le nuove generazioni come “fannulloni” o “scansafatiche”. Sempre loro che nel frattempo, senza chiedere il permesso a nessuno, stanno davvero cambiando il mondo e che, con i progetti che portano con sé, parlano ai loro coetanei ispirandoli a credere nei loro stessi talenti.

In questa magica atmosfera, durante le premiazioni dei progetti virtuosi, percepisco una sola certezza: affinché il cambiamento sia vero e non solo di facciata, il miglior investimento da fare non può che essere nelle giovani generazioni.

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Chi sono davvero gli innovatori sociali?

Quando parliamo di innovatori sociali spesso ci immaginiamo visionari ed eroi con i superpoteri che fanno cose che tutti gli altri non possono fare. Ma intorno a me, ancor prima di innovatori e innovatrici sociali, io vedo innanzitutto persone. Giovani o adulte, timide o estroverse, serie o sorridenti. Persone, il cui superpotere è semplicemente quello di aver creduto nella loro idea, per contribuire a cambiare questo paese, pezzo dopo pezzo.

Quello che ho imparato oggi da ognuno di loro, è che l’innovazione può davvero partire da chiunque. E la capacità di rendere migliore il futuro non appartiene solo a pochi, ma a tutti noi. E, mentre penso a tutto questo mi guardo intorno e nei pannelli esposti nella sala, leggo una frase che si ripete e che risponde alla mia domanda iniziale: “Everyone is a Changemaker”.

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