14 Feb 2022

Mega impianto ACEA nell’area protetta di Bolotana: è questa la transizione che vogliamo?

Il Comune sardo di Bolotana è stato uno dei primi sull'isola ad avviare un progetto di comunità energetica rinnovabile. Ad esso però si contrappone un gigantesco impianto fotovoltaico che è stato recentemente approvato e che sorgerà sul territorio bolotanese. Due iniziative diverse che rappresentano due modi antitetici di interpretare il concetto di transizione energetica.

Nuoro, Sardegna - Siamo a Bolotana, nel cuore della Sardegna. Qui l’amministrazione ha avviato un progetto virtuoso di comunità energetica rinnovabile, una modalità di produzione e consumo dell’energia fondata sui concetti di piccolo, locale, condiviso e a basso impatto.

È strano, per certi versi drammaticamente ironico, che su questo stesso territorio si stia per realizzare un intervento di segno diametralmente opposto, ovvero un mega impianto fotovoltaico fortemente impattante sul tessuto ambientale e sociale che si trova, suo malgrado, costretto ad accoglierlo.

UN MEGA IMPIANTO DA 150 ETTARI

Ma andiamo con ordine affidandoci ale parole della Sindaca di Bolotana Annalisa Motzo, a cui abbiamo chiesto di raccontarci ciò che sta succedendo nel suo Comune. «All’inizio del 2021 è stato proposto questo mega impianto: 150 ettari superficie lorda interessati dalla copertura dei pannelli».

Il progetto interessa zone di particolare pregio, aree vendute dal consorzio industriale di Nuoro a privati, ma anche terreni agricoli – sempre privati – oggetto di protezione speciale in base alla direttiva habitat. «L’area ospita specie particolarmente vulnerabili, come la gallina prataiola, e questo è spiegato nei pareri depositati in conferenza dei servizi da diversi tecnici ed esperti, fra cui alcuni rappresentanti della LIPU», spiega la Sindaca.

«Parte del sito individuato appartiene anche all’area del bacino orografico del fiume Tirso, protetto dal Piano di Assetto Idrogeologico. In merito a questi aspetti il Comune di Bolotana ha messo nero su bianco tutta una serie di perplessità e, tra le altre cose, ha rimarcato il fatto che un impianto di questo tipo dovrebbe come minimo essere essenziale per il territorio».

bolotana 1
Di Gianni Careddu – Opera propria, CC BY-SA 4.0
TRANSIZIONE ENERGETICA: SÌ, MA QUALE?

È proprio questo il punto su cui si scontrano due filosofie divergenti sul modo di attuare la transizione energetica. La posizione di Annalisa Motzo è chiara: «La transizione energetica dovrebbe partire delle comunità. Proprio per questo, come Amministrazione, stiamo allestendo una comunità energetica finalizzata a coinvolgere la popolazione nella produzione di energia pulita. Questo dovrebbe essere il futuro: piccole comunità con cittadini protagonisti».

Il mega impianto fotovoltaico sembra poco compatibile con questa visione. Nascerà su terreni privati e verrà gestito da privati – nello specifico da ACEA Solar srl – e soprattutto non è affatto scontato il legame con il territorio: «L’amministrazione non è contraria a investire sull’energia pulita, ma questo impianto è privo di ricadute sociali in termini di partecipazione pubblica, di proprietà e di gestione. È un investimento produttivo e basta».

La transizione non può essere speculativa; al contrario, deve coinvolgere le popolazioni e deve essere fatta insieme a loro e per loro

Secondo la Sindaca, se proprio si doveva scegliere un luogo in cui realizzare una struttura a così forte impatto, non si sarebbe dovuto puntare su terreni di pregio ambientale, quanto piuttosto sulla zona industriale. Ma sono anche altre le domande che questo progetto suscita: l’impianto è davvero essenziale per il territorio? L’energia che sarà prodotta con i piccoli impianti previsti dal progetto di comunità energetica sarà sufficiente per il fabbisogno della comunità, quindi a cosa servirà questo gigantesco parco solare?

Questi dubbi diventano certezze quando Annalisa Motzo fornisce un ulteriore dettaglio sul progetto di ACEA: «È previsto il collegamento dell’impianto con la Sicilia, che beneficerà dell’energia prodotta qui in Sardegna. Ma non è una novità: tutti gli impianti fotovoltaici sardi esportano fuori regione».

La Sindaca non cela la sua preoccupazione informandomi che uno dei professionisti incaricati per accompagnare la creazione della comunità energetica rinnovabile ha riferito di iniziative imprenditoriali analoghe a quella di ACEA anche in altre regioni italiane, soprattutto nel Meridione, oggetto di attenzioni da parte di grosse multinazionali e privati che rappresentano il rischio concreto di speculazioni su mega impianti fotovoltaici.

pannelli solari
LA SITUAZIONE ATTUALE

A che punto è dunque l’iter approvativo del faraonico progetto di ACEA? «Siamo alle battute finali e, nonostante le perplessità, sembra che la Regione abbia autorizzato l’impianto, vincolando tale approvazione alla realizzazione di interventi come l’estensione delle superfici protette e l’individuazione di nuovi territori ove la gallina prataiola possa nidificare». I dettagli sono contenuti nel testo della delibera 48/74, approvata il 10 dicembre dalla giunta regionale.

C’è qualche speranza di fermare la costruzione della centrale fotovoltaica? Praticamente nessuna, poiché è innegabile che questo mega impianto farà acquisire punteggio alla regione rispetto alla conversione energetica incoraggiata in maniera tanto entusiastica quanto, alle volte, superficiale dalle istituzioni nazionali e comunitarie. «Se l’impianto è considerato strategico da chi sta sopra di noi non c’è nulla da fare, il parere del Comune non è vincolante in conferenza di servizi».

«Come giunta comunale – aggiunge la Sindaca – abbiamo anche deliberato e inviato il parere alla Regione sottolineando le nostre perplessità, prendendo anche parte alla conferenza dei servizi come soggetto interessato dalla procedura e producendo osservazioni tecniche contenenti i dubbi sull’impianto, sulla sua ubicazione e sull’impatto idrogeologico. Dubbi sorti fra l’altro dal contrasto con norme volute dalla stessa Regione Sardegna».

Sembra dunque che, almeno in questa battaglia, Golia sia destinato a prevalere su Davide. Tuttavia la lezione che arriva da Bolotana è preziosissima: «Questo impianto cambierà per sempre la morfologia del territorio, eppure fatico a intravvedere benefici per il territorio stesso. Non sono contro l’energia pulita e rinnovabile, ma la transizione non può essere speculativa; al contrario, deve coinvolgere le popolazioni e deve essere fatta insieme a loro e per loro».

Articoli simili
La vera transizione ecologica avanza: nasce la comunità energetica di Santeramo in Colle
La vera transizione ecologica avanza: nasce la comunità energetica di Santeramo in Colle

Decarbonizzare è un’esigenza immediata: quali soluzioni in Piemonte?
Decarbonizzare è un’esigenza immediata: quali soluzioni in Piemonte?

La comunità energetica di Caltanissetta apripista della transizione ecologica in Sicilia
La comunità energetica di Caltanissetta apripista della transizione ecologica in Sicilia

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

No, la Cina non ha voltato le spalle alla Russia – Io Non Mi Rassegno #590

|

Salute e sostenibilità, al Parlamento Europeo si gettano le basi per un modello a misura di persona e di ambiente

|

Ti mangio il cuore: la storia di una donna e della sua battaglia con la quarta mafia

|

In val di Vara uno storico mulino del settecento tornerà a macinare castagne e cereali

|

Scegliere: la piccola rivoluzione di chi decide come vuole costruire la propria vita

|

La storia di Roberta, da Genova alla val Borbera: “La mia nuova vita circondata dalla lavanda”

|

Dal kintsugi al boro sashiko, le arti giapponesi che insegnano a ricomporre gli oggetti rotti valorizzandoli

|

Decennale di Italia Che Cambia: le emozioni di una settimana speciale