14 Mar 2022

Armando Mariano: “Faccio il contadino per portare a tutti l’agricoltura biologica”

Scritto da: Lorena Di Maria

Oggi vi raccontiamo la storia di Armando Mariano, contadino che ha dedicato buona parte della sua vita alla sperimentazione e allo studio dell'agricoltura con metodo biologico. Oggi fa parte dei Custodi del suolo, che in Val Varaita (CN) si prendono cura della terra e del futuro di questi luoghi.

Cuneo - In Piemonte c’è una valle che è ricca di fermento e che vive grazie alle sue mille anime. Il Monviso le fa da sfondo, la natura esprime il meglio di sé e la cultura occitana di un tempo è rimasta radicata nelle tradizioni locali. Parliamo della Val Varaita, terra di contadini e agricoltori che qui costruiscono tutti i giorni una comunità che dal basso sta provando a cambiare il modo di fare agricoltura, condividendo l’obiettivo di lasciare un suolo migliore e, di conseguenza, un mondo migliore alle generazioni future.

Molte delle loro storie ve le abbiamo raccontate in questi mesi grazie al progetto dei Custodi del Suolo. Oggi è il turno della storia di Armando Mariano, un Custode del suolo che ha fatto dell’agricoltura biologica la sua missione di vita. Possiamo considerare Armando Mariano un vero “pioniere del biologico”: da quando ha iniziato a dedicarsi all’agricoltura coltivare e fare sperimentazioni sul campo, o meglio, nel campo, è stata la sua grande passione. Oggi di anni ne ha 92 e mentre ci racconta la sua storia non possiamo non vedere in lui custodita tutta la forza dello spirito contadino.

Armando Mariano
LA STORIA DI ARMANDO E LA FUGA DALLA CITTÀ

La storia di Armando ha inizio ben 92 anni fa, però lontano dai campi coltivati e dal profumo della terra polverosa. «Per molti anni la mia vita si è svolta in città. Sono nato e cresciuto a Torino, poi per lavoro mi sono spostato a Genova e successivamente ad Asti. Giorno dopo giorno sentivo però che non era il posto adatto in cui vivere e con mia moglie e i miei figli abbiamo deciso di trasferirci».

L’occasione si è presentata quando nessuno poteva più occuparsi di un vecchio terreno di famiglia a Villafalletto e proprio qui Armando ha iniziato una nuova vita, improntata sempre più sull’autosufficienza alimentare. «Cercavamo una vita più semplice di quella cittadina e questo era il posto giusto. Così ho dato le dimissioni dall’istituto di Credito Agrario dove lavoravo e ho iniziato a fare il contadino».

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LA SPERIMENTAZIONE DELL’AGRICOLTURA CON METODO BIOLOGICO

L’attenzione di Armando si è fin da subito spostata verso il metodo biologico, che tra gli anni ’70 e gli anni ’80 era ancora scarsamente conosciuto, normato e anche praticato.

A quell’epoca l’agricoltura biologica in Italia quasi non esisteva, ho dovuto leggere e studiare tanto. Per acquisire le giuste conoscenze ho viaggiato in Svizzera e in Germania. Spesso nelle mie ricerche non riuscivo neanche a trovare i prodotti da impiegare nelle coltivazioni perché non esistevano ancora sul piano commerciale. Possiamo dire che, soprattutto all’inizio, è stata una fatica enorme.

Ma pian piano il lavoro ha dato i suoi frutti. Con 12 ettari di terreno e una vecchia struttura di famiglia, Armando, sua moglie e i quattro figli hanno dato vita a Cascina Roncaglia, azienda agricola dove portare avanti gli studi e le sperimentazioni. Grazie alla liquidazione del precedente lavoro Armando ha potuto impiantare un frutteto e vivere i primi anni con serenità.

«Io e la mia famiglia siamo partiti con l’idea di aderire a una vita sana che fosse rivolta a noi stessi e agli altri. Abbiamo maturato il desiderio di essere utili alle persone, di cambiare qualcosa nella società». Soprattutto nel periodo del dopoguerra è stato evidente l’uso intensivo di prodotti chimici in agricoltura. «Per questo motivo abbiamo tentato di cambiare modo di fare agricoltura. Noi eravamo informati sul fatto che i prodotti industriali causassero problemi alla salute, dalle allergie ai tumori. Per questo abbiamo scelto di coltivare prodotti sani che facessero bene alla salute degli agricoltori e di coloro che mangiano. Abbiamo sentito parlare del metodo biologico e abbiamo capito che quella era la strada giusta».

Armando Mariano2

Armando ci racconta delle giornate di lavoro in cui lui, sua moglie e i suoi quattro figli, scendevano “in campo” per proteggere le coltivazioni dalle piante infestanti, di quando si spostava in altre regioni di Italia per acquistare prodotti naturali e avviare le sue sperimentazioni o di quando ha dovuto far arrivare dall’Africa un particolare legno ridotto in polvere, utile per allontanare gli insetti che rischiavano di danneggiare la frutta.

«Per noi le continue sperimentazioni con sostanze naturali sono state una soddisfazione: una volta abbiamo portato a esaminare la nostre mele e le abbiamo messe a confronto con le mele acquistate sul mercato. L’analisi ha dimostrato che i nostri prodotti erano tre volte più ricchi di vitamina C e ciò non ha fatto altro che testimoniare che erano sane e nutrienti».

Cascina Roncaglia è stata per molti anni specializzata nella coltivazione di mele e pesche, mentre gli ortaggi come carote e peperoni che Armando e la sua famiglia coltivavano erano dedicati all’uso casalingo. Non mancava poi un’apiario con le sue 14 arnie che permetteva alla famiglia di vendere anche il miele.

UNA VITA DEDICATA A CAMBIARE L’AGRICOLTURA VERSO STILI DI VITA PIU’ NATURALI

Oggi, dopo 75 anni di lavoro in campo agricolo, Armando è in pensione. Come ci racconta, dopo la triste perdita del figlio che avrebbe dovuto subentrare in azienda, ha ceduto Cascina Roncaglia in affitto a Corrado, agricoltore che si sta impegnando a mantenere il metodo biologico attraverso la coltivazione di legumi come fagioli e piselli, oltre che grano saraceno e altre tipologie di cereali.

Nonostante la sua età non permetta più ad Armando di effettuare il lavoro nei campi, il mondo agricolo, nonostante il passare del tempo, è sempre parte di lui. Oggi fa parte dei Custodi del Suolo della Val Varaita che, proprio come lui, condividono un forte senso di responsabilità verso la terra e la convinzione che la proprietà o l’utilizzo di un terreno non dia solo diritti, ma anche il dovere di preservarli e rigenerarli. Come ci racconta, «noi siamo “costruttori silenziosi” perché nel nostro piccolo cerchiamo di cambiare le cose. Con pazienza, con il tempo. Ed è bello vedere in valle così tanti giovani che si interessano a questo mondo».  

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