5 Ott 2022

Trasformatorio, il progetto che attraverso l’arte porta il seme della rinascita dei borghi

Scritto da: Valentina D'Amora

Cosa succede quando in una ex serra abbandonata si incontra un gruppo di artisti vario e vivace e con in mente tanti progetti, dopo un periodo trascorso insieme in un borgo montano dell'entroterra di Imperia? Succede che nasce una festa, un momento di incontro, di riflessione, di pensieri sparsi su come fare "massa critica" attraverso l'arte. Tutto questo è Trasformatorio.

Genova - È domenica pomeriggio e sotto un cielo autunnale osservo la mappa e mi guardo intorno. Sto cercando Salita San Nicolò 34. Un signore anziano con un giornale sottobraccio vedendomi un filo spaesata mi si avvicina, suggerendomi un paio di opzioni per raggiungere la mia destinazione. Lo ringrazio e mi avvio; lui mi segue con lo sguardo e vedendo che per la fretta imbocco la mattonata sbagliata, mi chiama ad alta voce: “La salita, cioè la discesa di mattoni, è un po’ più avanti sulla sinistra!!”.

Finalmente mi oriento: ero già stata qui tempo fa, al Festival Alle Ortiche. E ora rieccomi, nella sede dell’associazione, a partecipare a un appuntamento in città di Trasformatorio, un grande esperimento in cui artisti e territorio si intrecciano per nutrire la comunità locale – ve ne abbiamo parlato qui. Scendo le scale e subito mi viene incontro Cristina Vignone, architetta che tiene le fila di una serie di meravigliosi progetti che mi lasciano incantata: tra le altre cose, fa parte dello staff della Scuola di Architettura per bambini e dei volontari di Prime Minister (qui vi abbiamo parlato della sede siciliana del progetto), scuola di politica per giovani donne.

federico bonelli
Federico Bonelli
TRASFORMATORIO ALLE ORTICHE

Lo staff di Trasformatorio ha scelto proprio questo luogo – florido esempio di rigenerazione urbana dal basso – per restituire all’esterno i risultati del lavoro artistico svoltosi a Cosio d’Arroscia, nell’entroterra di Imperia, per circa un anno e mezzo. «Spesso l’incomprensibilità dell’arte contemporanea deriva da come viene proposta, perché arriva in modo verticale, calata dall’alto», spiega Federico Bonelli, direttore artistico del progetto, che si definisce un “ricercatore creativo” .

In questi borghi invece l’arte contemporanea viene respirata, vissuta, osservata nel quotidiano da tutta la comunità locale, la performance viene aspettata dalla finestra o richiesta dal proprio balcone. Questo consente di guardare con occhi diversi un paese, in questo caso Cosio d’Arroscia, e re-immaginarlo.

Così installazioni, laboratori, esperienze e scatti diventano tutti site specific, cioè strettamente correlati al luogo ospitante, quindi interessanti anche dal punto di vista sociale, perché pongono le basi per l’innovazione, instradando strategie per fare resilienza e continuare a vivere le aree interne. In qualche modo l’arte diventa un innesco per fare concretamente rigenerazione urbana.

«L’attività del laboratorio è una spinta all’innovazione, un processo concepito per essere circolare e allo stesso tempo a dimensione umana. Per Cosio questo ha significato lanciarsi in attività di re-immaginazione dei vicoli, delle casette vuote, delle cantine, ma anche dell’economia locale e della logistica», spiegano Federico e Cristina.

Servirebbe anche una politica di trasformazione per i luoghi remoti? Certo, ma nel frattempo andiamo avanti rimestando nell’immaginario

«Il laboratorio del Trasformatorio lo vediamo sempre più come un enzima che sfrutta il gioco tra immaginario e spettacolare per favorire un rinnovamento. Servirebbe anche una politica di trasformazione per i luoghi remoti? Certo, ma nel frattempo andiamo avanti così, a piccoli passi, rimestando nell’immaginario».

Mentre un ragazzo e una ragazza accordano gli strumenti e prendono le “misure” dell’ambiente in cui ci troviamo, origlio il chiacchiericcio qui e là: si parla di spazi condivisi, di autocostruzione, di rigenerazione, di progetti partecipati. Prendo appunti sul mio taccuino; una ragazza in tuta blu mi si avvicina, si siede accanto a me e in inglese mi chiede se voglio partecipare alla sua mappa emozionale, Wish you were here.

Lei è Vanessa Inggs: a Cosio ha raccolto storie e aneddoti sui luoghi del cuore del borgo e ha provato a farlo anche a Genova. Tutti i punti indicati nella mappa che mi mostra sono connessi a un software che non solo li unisce, li trasforma anche in cartoline. Essendo priva di immagini e fotografie, la cartolina suggerisce una storia e crea la situazione giusta per raccontarla. Ora ho anche io la mia cartolina, La strada del sereno tornare, nella via dove vivo.

I SEMI DELLA RINASCITA

Per dare continuità al percorso di progettazione d’area iniziato nel 2020, Trasformatorio lo scorso febbraio ha organizzato un incontro a cui hanno partecipato 35 cittadini di Cosio. Il punto di partenza? Recuperare il sogno. «Abbiamo chiesto ai presenti di chiudere gli occhi e di immaginare di svegliarsi nel 2030, provando a recuperare sensazioni, odori, cose da fare. Senza verbalizzare i sogni, è stato chiesto di disegnarli su carta». Poi ancora, il disegno doveva essere trasformato in parola, posizionandolo su un tavolo diviso in quadranti: teoria, pratica, individui, ambiente. La giornata ha poi preso una direzione precisa: ragionare insieme su come ripopolare Cosio trovando un modo per mantenere viva la comunità.

la vita non e altrove

«Abbiamo notato come ci fosse molta musica nei sogni inespressi e questo ha fornito lo spunto per definire la musica come un’immagine in condivisione». Così è emerso un titolo per il progetto:Condivisione della vita“. Da qui sono nate una mappa di terreni da utilizzare per creare orti e giardini a disposizione delle famiglie che verranno a vivere nel villaggio e una mappa delle case pronte per essere affittate.

Questo grande esperimento in cui artisti e territorio si intrecciano per nutrire la comunità si dimostra quindi arricchente per tutti: per chi ne prende parte, per il luogo che ospita il progetto, ma anche per chi ascolta e fa esperienza di questa dimensione artistica. Inutile dire che, dopo solo un pomeriggio trascorso insieme, mi è già arrivato tutto il loro entusiasmo. E rientrando a casa, ormai col buio, la mia mente non ha smesso un attimo di volare, pensando a dove far attecchire tutti i piccoli semi che ho messo in borsa.

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