24 Nov 2022

La scelta di Guglielmino: bioedilizia ed economia circolare per un abitare a misura di persone e ambiente – Io Faccio Così #347

Riprese di: Tahnee Drago
Montaggio di: Paolo Cignini

Dalla Sicilia arriva una storia interessante che può ispirare un profondo cambiamento anche in un settore tradizionalmente ad alto impatto ambientale: l'edilizia. È quella della cooperativa Guglielmino, che da decenni utilizza la stessa materia prima, l’argilla, ma che negli ultimi tempi ha rivoluzionato le produzioni fino ad arrivare a dedicarsi a malte naturali per intonaci e pavimentazioni secondo l’antica ricetta di Vitruvio. Una filosofia di vita abitativa rispettosa dell’ambiente e della salute dell’uomo.

Catania - In una giornata di inizio novembre, calda e assolata come fosse fine estate, ho appuntamento con i cugini Guglielmino, che da qualche anno hanno raccolto la tradizione imprenditoriale familiare. Fino a qualche mese fa non sapevo dell’esistenza, alle porte di Catania, della cooperativa Guglielmino, che si occupa di proporre soluzioni ecocompatibili per l’edilizia volte a garantire una qualità di vita migliore possibile nel rispetto dell’ambiente e della salute dell’essere umano.

Il navigatore fa un po’ di capricci e mi allontana dalla meta – intravedo purtroppo piccole e frequenti discariche di rifiuti sparse per le strade, un’immagine a cui non potrò mai abituarmi – finché decido di affidarmi all’intuito e alle indicazioni che uno dei due cugini mi aveva fornito. Ed eccomi arrivata. Ad accogliermi sorrisi, calore e un enorme stabilimento, in parte in ristrutturazione, che ha tanto da raccontare.

UN SALTO NEL TEMPO CHE FU…

Tutto ebbe inizio nel 1870, quando il bisnonno dei due cugini – entrambi si chiamano Giuseppe – a Misterbianco, nella zona del Parco Sieli ricca di argilla, realizzava piccoli oggetti in terracotta di uso quotidiano. In seguito l’azienda passò ai suoi quattro figli che, sempre con l’argilla, cominciarono a produrre mattoni per costruzioni, blocchi per solaio e pavimentazione in cotto fino alla fine degli anni ‘90 quando, con la crisi del mercato e del cotto e la presenza di materiale più scadente e a basso costo, la cooperativa fu segnata da un nuovo cambio.

Come mi raccontano i cugini Guglielmino nella video-intervista che trovate qui sopra, la svolta è ispirata dalle montagne di coccio, materiale danneggiato e non vendibile, che si erano accatastate nel corso di quarant’anni di attività e che erano un rifiuto di cui bisognava liberarsi. Intuizione, studio e ricerche svolte insieme al CNR di Catania e all’Università di Palermo segnarono l’inizio di una nuova produzione attiva fino ad oggi.

Riprendendo quanto Vitruvio scriveva nel suo De Architectura parecchi secoli prima, la cooperativa Guglielmino cambia volto e si veste di bioedilizia. Dalla stessa terracotta, considerato rifiuto, comincia a realizzare prodotti naturali come malte, cocciopesto e intonaci secondo l’antica ricetta sopravvissuti a secoli e intemperie e dalla resistenza imbattibile. 

… E NELL’ECONOMIA CIRCOLARE

Il riutilizzo di materiali considerati di scarto porta innumerevoli vantaggi: «La bioedilizia, il recupero e il riciclo dei materiali oggi non sono più una moda, forse lo erano dieci anni fa. Ora c’è una coscienza diversa, il cliente e le persone che vengono qui sono informate e formate. Anche nel cambio di produzione dal forno siamo passati da un’attività estremamente energivora, dal punto di vista elettrico e termico, a un consumo limitato di risorse».

Le materie prime vengono dalla Sicilia e questo ha contribuito ad abbattere i costi di trasporto e l’inquinamento. «Di cocciopesto, il nostro laterizio ridotto in polvere, ne avevamo montagne inutilizzate, abbiamo avuto un risparmio economico anche nell’acquisto della materia prima», racconta Giuseppe, uno dei cugini, ingegnere elettronico “prestato” alla bioedilizia da circa tredici anni».

Non è cambiata solo la clientela, ma anche la provenienza. «Prima lavoravamo solo con aziende della provincia di Catania, dal 2015 in poi dopo aver realizzato il padiglione del Marocco a Expo – la committenza marocchina ha chiesto un intonaco che ricordasse le nuance di Marrakech realizzabile grazie all’argilla estratta vicino Siracusa, a Floridia – sono arrivate commesse e collaborazioni da tutta Italia, anche dal Politecnico di Milano». 

malte

Le materie prime sono soprattutto siciliane, ogni angolo dell’isola ha un colore di argilla diverso: «A Catania e a Palermo è verde, a Floridia marrone rosso, nel calatino giallo, ad Agrigento bianco, a Messina giallo ocra. Oltre alle terre curiamo anche le parti strutturali, ovvero le sabbie che formano la struttura delle pavimentazioni. Anche queste si differenziano: alcune hanno una grana più grossa, nel catanese hanno il basalto lavico, quelle provenienti da Palermo hanno una sabbia dolomitica».

La scelta originaria del luogo in cui ci troviamo da parte del bisnonno dei cugini Guglielmino non fu per nulla casuale. «Noi ci siamo trovati con tanta e preziosa materia prima a brevissima distanza», continua Giuseppe. Partendo da un impasto base uguale si possono ottenere risultati diversi a seconda che si decida di aggiungere la paglia, la sulla o la canapa. Si tratta di materiali naturali, traspirabili e resistenti.

PRESENTE E FUTURO, IL PROGETTO MILLE GRADI

L’azienda ha nel tempo stretto convenzioni con i maggiori istituti di ricerca siciliani e italiani per supportare studenti, laureandi e dottorandi nel loro percorso di studi. Guglielmino dedica parte dell’anno all’organizzazione di appuntamenti fissi per la formazione con l’Università di architettura di Siracusa e con le imprese che hanno la voglia di “re-imparare” la posa dei materiali tradizionali con le tecniche antiche. ​Da qualche anno ha avviato anche collaborazioni con artisti e designers.

 Dalla stessa terracotta considerato rifiuto, comincia a realizzare prodotti naturali come malte, cocciopesto e intonaci

«Stiamo sperimentando una fase di rigenerazione industriale. L’idea è condividere i nostri spazi con altri professionisti del settore – architetti, ingegneri, università, appassionati, accademie di design – per creare una contaminazione reciproca. Nel nostro piccolo abbiamo raggiunto un livello di eccellenza, ma non siamo in grado di completare la richiesta della committenza: Insieme invece si può arrivare a un prodotto finale completo. Questo progetto l’abbiamo chiamato Mille Gradi per ricordare le nostre origini, la nostra storia», racconta Giuseppe, il cugino più giovane, l’ economista “ritornato” all’azienda di famiglia da meno anni.

10000 metri quadri di superficie coperta e 5 ettari di terreno intorno da condividere con persone e start up che hanno voglia di sperimentare. Negli anni i Guglielmino hanno collaborato con giovani imprese che lavorano il legno, il bambù – hanno piantato anche un piccolo campo sperimentale – pietre naturali, pietra lavica, pavimenti artigianali e in ultimo la paglia. Hanno creato sperimentazioni con designer come Marella Ferrera per conoscere i risvolti importanti del loro prodotto e non solo dal punto di vista del rivestimento.

«Guglielmino sarà una delle attività all’interno del progetto Mille Gradi. Aver vissuto per molti anni fuori mi ha permesso di guardare con occhi diversi questo luogo, la mia famiglia e la direzione da prendere, in base anche alle richieste del mercato e delle giovani imprese. Il nostro cambiamento è molto lento, per i clienti che tornano dopo dieci anni è una rivoluzione. La voglia di cambiare è il punto chiave, forse nei prossimi anni capiremo che non è il posto adatto, l’importante è accettare e andare avanti», continua Giuseppe.

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SAPER CAMBIARE

Il brulicare di start up nell’isola è un buon segnale dal suo punto di vista, non mancano progetti di successo come Vulcamix, Bucap, Isola. Ciò che manca invece è un contesto dinamico presente altrove che faccia da sostegno e da rete nei momenti di difficoltà. Il successo non arriva in pochi mesi, a volte ci vogliono anni anche se la strada è quella giusta. 

I cugini Guglielmino sono soddisfatti anche del cambio generazionale avvenuto all’interno dell’azienda, affidare e trasferire il potere decisionale alle nuove generazioni non sempre avviene con semplicità e naturalezza. Sono stati accompagnati nel loro processo di formazione e di esperienza e oggi la maggior parte delle scelte dipende da loro. 

«Il cambiamento è di per sé un processo positivo, non è detto che porti a un miglioramento, di sicuro non genera un peggioramento. Servono la voglia di rigenerarsi, iniziative che migliorano il paesaggio e la filosofia di vita dell’essere umano anche nel campo dell’edilizia. È come portare addosso degli abiti realizzati con materie prime naturali e sane. Cambia tutto, anche la qualità di vita, perché è negli spazi chiusi che passiamo la maggior parte del tempo delle nostre vite», concludono i cugini Guglielmino.

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