9 Mar 2023

Lago Pozzillo, in Sicilia è allarme siccità. Serve una strategia decennale non procrastinabile

L’immagine del Lago Pozzillo ripresa dal satellite nel 2021 è servita a lanciare l’allarme siccità in Sicilia. Il bacino artificiale, tra i più estesi dell'isola, oggi contiene meno di 6 milioni di metri cubi d’acqua, contro una capacità complessiva di 150,5 milioni. Per rimediare alle conseguenze catastrofiche previste servono un piano di strategia decennale non procrastinabile e un uso sostenibile e consapevole dell’acqua.

Enna - Nel cuore della Sicilia, nel territorio di Enna, tra le ultime frange dei monti Erei e dei monti Nebrodi, nel 1959 è stato edificato il lago Pozzillo per conto dell’Ente di Sviluppo Agricolo, attualmente gestito dall’Enel. Si tratta di una costruzione che si aggiunge agli altri quattro bacini realizzati che fanno di Enna la Provincia dei Laghi. È il più vasto bacino artificiale dell’isola e tra i più estesi d’Europa, formato a seguito di uno sbarramento del fiume Salso per assicurare l’irrigazione degli agrumeti della provincia ennese e della piana di Catania, oltre che per alimentare una centrale idroelettrica.

Oggi il lago è “un sorvegliato speciale” perché è la fotografia di un allarme che riguarda la Sicilia e non solo. Secondo i dati forniti dall’Autorità di bacino della Regione aggiornati a febbraio 2023, gli invasi dell’isola contano poco più di 374 milioni di metri cubi d’acqua. Il 39% della capacità totale (954 milioni di metri cubi) e il 35% in meno rispetto allo stesso mese del 2022, quando le scorte idriche superavano i 575 milioni di metri cubi.

Il lago Pozzillo oggi contiene meno di sei milioni di metri cubi d’acqua, contro una capacità complessiva di 150,5 milioni. A febbraio 2022 il volume raggiunto era di quasi 67 milioni. Un’immagine della diga scattata a luglio del 2021 dal satellite Sentinel-2 di Copernicus, il programma di osservazione della Terra della Commissione Europea e Agenzia spaziale europea, mostra una piccola lacrima blu che via via si sta prosciugando e ha fatto il giro del mondo, a testimonianza degli effetti devastanti del cambiamento climatico. E non solo. 

sfondo principale

«Le cause sono molteplici, complesse e profondamente interconnesse», commenta il professor Vincenzo Piccione, già docente dell’Ateneo catanese, da sempre impegnato nella sua attività professionale di geobotanico e ricercatore sui temi dei cambiamenti climatici e del rischio desertificazione. «Tra queste, alcune possono essere lette strumentalmente e comprese in modo analitico. Altre possono essere intuite e altre ancora non totalmente colte».

«Per maturare riflessioni e giungere a parziali comprensioni dei fenomeni in corso, quanto riusciamo a leggere strumentalmente è più che sufficiente. Disponiamo di dati base georeferiti di qualità validi che ci consentono, una volta processati, di ottenere informazioni utili per maturare quella consapevolezza necessaria per individuare le cause – che hanno diversi nomi, come cambiamenti climatici, spreco delle risorse – e per agire. Ho la sensazione che manchi ancora oggi la consapevolezza».

Dovremmo responsabilizzare tutti sul fatto che l’acqua è tutt’altro che gratis

Il 41% dell’Italia meridionale è a rischio, con alcune regioni al di sopra del 50%; la Sicilia registra il valore più elevato in assoluto, il 70%. La desertificazione tra l’altro è un processo inarrestabile e quindi ciò che riscontriamo in un dato momento non necessariamente si conserva negli anni avvenire. Questo rende ancora più grave lo scenario. Un’estate calda, come probabilmente sarà, potrebbe generare conseguenze drammatiche. «La durata media della siccità degli ultimi trent’anni supera ormai i 6 mesi in quasi 300 Comuni su 491. A complicare il fenomeno della siccità si aggiunge il problema dell’aridità. La Sicilia da tempo è affetta da semi-aridità con molti anni aridi e la durata dell’aridità non è meno di 6-7 mesi».

«A loro volta siccità e aridità si configurano come fattore di innesco della desertificazione. Le conseguenze di questi processi sono drammatiche e facilmente immaginabili: perdita di suolo fertile, crollo del settore primario, crisi dei prezzi degli alimenti, perdita di lavoro nel settore agricolo e zootecnico, destabilizzazione economica e di conseguenza sociale. Conseguenze che si esasperano ancor di più considerato il fatto che stiamo parlando di un’isola», continua il professor Piccione. 

Nello Musumeci, Ministro per la protezione civile e per le politiche del mare, ha chiesto al Governo Meloni una task force per poter varare misure urgenti e straordinarie, come ad esempio creare laghetti aziendali, liberare le dighe e costruirne di nuove, riqualificare le reti idriche colabrodo dei Comuni, utilizzare le acque depurate per le coltivazioni. Interventi che, a suo dire, andavano adottati da tempo. Ma non era lui a guidare il Governo della Regione fino a pochi mesi fa?

siccita

«Il principio della rana bollita, usato dal filosofo americano Noam Chomsky, è perfetto per descrivere il rapporto tra i problemi ambientali e le comunità», commenta il Prof. Piccione. «Le criticità ambientali si evolvono lentamente, decisamente troppo, per essere colte “a occhio”, e procedono anche debolmente, tanto da non essere riconosciute come un’urgenza o un’anomalia che non si risolverà da sola. La siccità in tutto questo non fa eccezione».

Quale scenario ci attende? Siamo ancora in tempo per rimediare? Quali sono le azioni programmabili da considerare? Secondo il professor Piccione sì, siamo ancora in tempo. Riduzione delle perdite idriche, digitalizzazione delle reti, realizzazione di nuovi invasi, ripensamento sulle colture idrovore, risparmio idrico del comparto urbano e industriale attraverso un uso sostenibile e consapevole dell’acqua sono alcune delle misure da adottare.

«La siccità, conseguenza dei cambiamenti climatici, si può affrontare con un piano pluriennale. È sufficiente conoscere gli impieghi dell’acqua per comprendere quali siano le reali priorità. Esiste una ricca letteratura regionale e nazionale come supporto per la conoscenza e la messa a punto di strategie, piani e programmi di respiro decennale non procrastinabili. Dovremmo responsabilizzare tutti sul fatto che l’acqua è tutt’altro che gratis e pertanto deve essere usata con oculatezza e non sprecata. È un problema anche di cultura. Le soluzioni esistono e i tempi sono fin troppo maturi per non indugiare ulteriormente».

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