L’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro tra opportunità e rischi: ne parliamo con Net Value
Per Mario Mariani di Net Value, l’intelligenza artificiale può potenziare il lavoro, ma solo se guidata da competenze solide e pensiero critico.
Nel mondo del lavoro la diffusione dell’intelligenza artificiale ha aperto scenari allo stesso tempo affascinanti e problematici. Se da un lato molte aziende hanno puntato sull’automazione per aumentare efficienza e ridurre costi, dall’altro emergono sempre di più i rischi legati a un utilizzo poco consapevole di queste tecnologie.
Ne è un esempio recente la scelta di Klarna, fintech svedese che dopo aver licenziato circa 700 dipendenti per affidarsi all’AI nel servizio clienti, ha dovuto fare inversione sul proprio piano di automazione e virare nuovamente verso l’investimento in assunzioni reali. Secondo Mario Mariani, fondatore di Net Value, primo incubatore certificato di startup innovative in Sardegna e spazio di coworking con sede a Cagliari, l’innovazione tecnologica viaggia veloce e non si può evitare; ma non per questo deve far soccombere la qualità e la consapevolezza umana.
Nel 2019 Net Value ha lanciato la TNV Academy, una “fucina di talenti digitali” dedicata a formare figure “in linea con le nuove esigenze del mercato del lavoro” per favorire l’inserimento professionale, soprattutto nel contesto locale. L’idea è che solo con competenze solide e senso critico, sia possibile usare l’intelligenza artificiale come strumento di potenziamento e non di rischio. Servono consapevolezza e responsabilità, per evitare danni e valorizzare davvero il potenziale umano.

Stiamo effettivamente parlando di un sostituto della capacità umana?
Diciamo che al netto di tutte le favole che si raccontano sull’intelligenza artificiale, si tratta di uno strumento che al massimo può potenziare le capacità umane, quindi aumentare la produttività, però solo delle persone che la sanno usare bene. Quindi no, non può sostituire l’essere umano in toto.
L’IA può velocizzare ma non sempre garantisce qualità. Quanto è importante saper valutare anche in fase di formazione professionale, quello che è il “costo nascosto” dell’efficienza automatica?
Il costo sono i danni che può fare: come tutte le tecnologie, se le usi male fanno danni quindi sì, è di fondamentale importanza. Leggevo proprio ieri un articolo di un caso specifico di vibe coding, ovvero l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per sviluppare software, da parte di persone non esperte.
La risposta sta anche nel diffondere consapevolezza e pensiero critico attorno all’intelligenza artificiale
Ci si è fidati dell’intelligenza artificiale senza averne consapevolezza – dello strumento e di come utilizzarlo – e l’esito è stata la cancellazione di un database dell’azienda, azione che ha ovviamente determinato un danno per la realtà coinvolta. Chi stava usando quella tecnologia non ne aveva contezza, perché di fatto ad oggi è come dare una “bomba atomica” a un ignorante in materia. Non esiste che l’intelligenza artificiale per programmare, ad esempio, venga utilizzata da non programmatori che quindi non sanno cosa stanno facendo. Bisogna essere in grado, con coscienza critica, di capire se l’output che l’intelligenza artificiale eventualmente sta dando è giusto. Si tratta di una tecnologia che può potenziale il lavoro, ma non è un oracolo.
E allora come rispondere a chi – soprattutto tra i più giovani – si chiede: “Ma ha senso studiare se tanto l’intelligenza artificiale farà il mio lavoro meglio di me?”?
La questione è semplice: ritornando all’esempio precedente, se tu usi l’intelligenza artificiale per produrre codici senza sapere cosa si sta facendo, non sei un programmatore. E puoi fare molti danni. Se tu invece sei un programmatore che usa anche l’intelligenza artificiale, il lavoro può essere potenziato ma i linguaggi di programmazione vanno comunque studiati, conosciuti. La risposta sta anche nel diffondere consapevolezza e pensiero critico attorno all’intelligenza artificiale, che è quello che facciamo nei nostri corsi: noi non diciamo che l’intelligenza artificiale non serve a niente, l’intelligenza artificiale serve eccome: in mano alle persone giuste può diventare potentissima; in mano alla persona sbagliata può diventare deleteria.

Consapevolezza che dovrebbe guardare anche all’impatto ambientale che ha oggi l’utilizzo spropositato dell’intelligenza artificiale.
La questione dell’impatto ambientale dell’IA esiste, anche se in realtà credo sia un problema temporaneo: l’hype sull’intelligenza artificiale è talmente alto che già si sta investendo in questo anche nelle infrastrutture che permettano di abbassare i consumi per processare il dato e per raffreddare i processori.
Tra i vari corsi di formazione proponete una preparazione che porti a “usare l’Intelligenza Artificiale in modo consapevole e con senso critico”. Come cambia in questi tempi la formazione professionale in ambito tecnologico e digitale?
Nel corso che partirà a settembre, abbiamo scelto di coinvolgere una programmatrice che nasce come psicologa. E già nel corso precedente abbiamo inserito dei focus sul pensiero critico. Insomma, non abbiamo smesso di insegnare programmazione e digital marketing, ma abbiamo rafforzato – in sinergia con le innovazioni tecnologiche – gli aspetti che rimettono la persona al centro, che spingono a usare quello che la tecnologia ti da, con il cervello.
Non finiamo quindi di insegnare i linguaggi di programmazione, ma in questi tempi lo facciamo con maggior cura. Come tutte le tecnologie, quando nascono e si diffondono creano divario: quello che probabilmente verrà meno nel tempo sono i lavori ripetitivi ma non il lavoro in quanto tale, anzi l’uso della tecnologia in maniera consapevole permette una formazione sempre più forte e di valore.

In conclusione, si parla molto di “IA che potenzia l’uomo”. Ma concretamente cosa significa per voi “potenziamento” in ambito lavorativo?
Significa aumentare la produttività attraverso l’ausilio della tecnologia, mantenendo però sempre al centro l’aspetto umano. Le macchine possono essere un supporto quotidiano in moltissimi lavori, possono alleggerire e insieme potenziare la produttività umana, ma se sapute usare e se utilizzate con coscienza. Quello che però dobbiamo ricordare è che la velocità dell’introduzione delle innovazioni tecnologiche è talmente forte e spinta, che la società non è in grado di costruire anticorpi nei tempi giusti per gestire al meglio le varie controindicazioni.
Se innovazioni come quella dell’intelligenza artificiale sono usate senza coscienza critica e dando per assodato che quello che ti dicono è oro puro, fai danno e diventi anche stupido, perché non ragioni più: dai per certo tutto quanto, è la fine del pensiero critico e creativo. Di questo se ne sono già accorti moltissimi insegnanti, rispetto agli esiti dell’utilizzo dell’IA da parte di studenti, ma aumentano anche gli studi in materia. Non si può prescindere dal ricordarsi di essere umani e usare quindi la propria intelligenza e spirito critico.
Informazioni chiave
L’IA non sostituisce le persone
L’intelligenza artificiale non è un rimpiazzo degli esseri umani: può solo affiancare e potenziare il lavoro, se usata con consapevolezza.
Formazione e pensiero critico sono essenziali
Per sfruttare al meglio l’IA servono competenze solide e la capacità di valutarne gli output in modo critico.
L’impatto ambientale e sociale va considerato
L’utilizzo massiccio dell’IA comporta consumi elevati e rischi sociali: serve responsabilità per renderla davvero sostenibile.










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