23 Ottobre 2025 | Tempo lettura: 7 minuti

La forza di stare in mezzo a due metri d’onda, sulla Global Sumud Flotilla. Intervista a Maso Notarianni

L’attivismo digitale, il ruolo dei social e il megafono del virtuale. Il tutto nel panorama della Global Sumud Flotilla attraverso le parole dell’attivista Maso Notarianni.

Autore: Claudia Piras
Maso Notarianni sulla nave Karma dell'Arci della Global Sumud Flotilla
L'articolo si trova in:

Maso Notarianni è giornalista, fotoreporter, attivista e comunicatore esperto. Il suo passato spazia da Emergency a Il Manifesto, da Mediterranea Saving Humans – di cui è co-fondatore – a, quasi a sorpresa, Sardex, per cui ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione durante un biennio imparando a osservare e comprendere la Sardegna grazie a un occhio più che allenato alle diversità del mondo. Nel suo presente c’è la missione Global Sumud Flotilla, di cui ha fatto parte e di cui ha accettato di parlarci.

Partiamo con una domanda che avrei voluto farti da tempo: come vedi l’attivismo digitale? Esiste e aiuta quello del famoso “mondo reale” o è solo performance?

All’inizio tutti avevano in mente che con l’Internet si sarebbe avuta una grande libertà di informazione, una enorme possibilità di gettare reti che andassero oltre. Poi col tempo il mondo dell’Internet si è ridotto ai social – se togliamo gli attivisti veri e propri che frequentano ancora ambienti che sono alternativi al digitale – e questo in realtà ha anche in parte limitato la possibilità di fare attivismo, perché sappiamo benissimo che i big player ti fanno intercettare quello che vogliono loro.

Da un lato vedi ciò che è nella tua bolla e quindi leggi solo gente che dice le stesse cose che già pensi – e la tua rete in realtà non cresce –, dall’altro lato c’è una vera e propria censura: l’utilizzo delle piattaforme non è certamente orientato alla diffusione di notizie e alla conoscenza. Inoltre i cosiddetti big player possono investire un sacco di soldi in spot o sponsorizzate che guidano la possibilità di conoscenza che hanno gli utenti, quindi quella che all’inizio sembrava una grande liberazione, una grande potenzialità di conoscenza e costruzione di reti e di movimenti, mano a mano che sono passati gli anni – come piuttosto spesso accade con ciò che riguarda il capitalismo – si è rivelata altro.

sumud flotilla notarianni
Maso Notarianni con altri attivisti e attiviste sulla nave Karma dell’Arci della Global Sumud Flotilla

Cos’è successo di diverso per la Global Sumud Flotilla?

Nel caso della Global Sumud Flotilla c’è stato un click mentale in qualche modo che ha riportato la gente a un attivismo più concreto, a scendere in piazza, mettere i propri corpi, forse anche perché noi abbiamo dato in qualche modo un esempio mettendo i nostri di corpi in una situazione oggettivamente difficile, di rischio concreto persino per la nostra vita. Questo forse ha contribuito a fare in modo che si uscisse dalla gabbia del social mainstream e si tornasse a fare attivismo anche in piazza, organizzando manifestazioni enormi.

Secondo me è un caso di studio quello che è successo con la Global Sumud Flotilla perché in qualche modo ha bucato la rete, e qui il gioco di parole è evoluto, perché poi c’è stata la dimostrazione che non si trattava di attivismo “performativo”, ma di un esempio reale di azione concreta. C’è stata una regia – se si può dire – anche nella gestione della comunicazione sui social di questa “cosa” reale e molto, molto impattante che stavate facendo? C’era una strategia comunicativa oppure no? Questo è successo perché è successo o c’era comunque anche l’obiettivo di provocare la rottura della rete?

L’obiettivo di provocare la rottura della rete c’è sempre, come si diceva prima il sistema è molto abile a ricucire le reti di pochi istanti; questa volta non è successo, non perché ci sia stata una regia in particolare che io sappia almeno.

HEADER sumud flotilla maso 2 1
Maso Notarianni era a bordo della nave Karma dell’Arci della Global Sumud Flotilla

Ognuno di voi è stato libero di comunicare come e quando ha potuto. Ma secondo te c’è stata una volontà di agevolare la partecipazione alla Global Sumud Flotilla anche di personalità molto seguite sui social, chiaramente data la compatibilità con la missione a livello valoriale?

Questo può aver aiutato certamente, però io insisto: le persone molto seguite sono molto seguite da chi le segue, da chi già la pensa come loro. Una Greta Thunberg ormai dai social non parla al resto del mondo, parla a quelli che la seguono, le vogliono bene, condividono le sue battaglie.

Quindi tu dici “alla fine quello che è successo è successo perché voi siete andati lì realmente e perché la gente a un certo punto ha preso i piedi e è uscita in piazza”?

Io credo proprio che sì, noi abbiamo messo tutto il nostro corpo e secondo me questo si è sommato con il fatto che da un lato si sia finalmente cominciato a raccontare quello che a Gaza stava succedendo anche nei media mainstream, nelle televisioni, e questa cosa congiunta in qualche modo all’epica del viaggio in barca, dell’arrembaggio, ha creato anche forse un po’ di romanticismo in questa nostra impresa.

L’eroe era bianco e occidentale, c’è stata una enorme indifferenza rispetto al fatto che ci fosse un genocidio in Palestina

Il corpo dell’eroe probabilmente ha funzionato di più rispetto a qualunque strategia di “buttare dentro” influencer, influattivisti e simili perché diciamo che in quel caso avremmo replicato uno schema che ormai conosciamo a memoria, invece quello che è successo è successo nel mondo reale, non è successo nel digital.

Però tieni conto questa cosa del corpo dell’eroe, che è molto vera ma la si deve guardare anche con un po’ di senso critico: l’eroe era bianco e occidentale, c’è stata una enorme indifferenza rispetto al fatto che ci fosse un genocidio in Palestina e quando dei bianchi ci hanno messo il loro corpo [con la Global Sumud Flotilla, ndr] qualcosa si è rotto – meno male che si è rotto ma siamo anche consapevoli del fatto che siamo molto indietro rispetto alla decolonizzazione delle nostre teste.

Netanyahu stesso ha parlato dei social come del prossimo strumento di guerra e ha spostato la narrazione ulteriormente, ha alzato il livello ancora un po’ e quindi ti chiedo cosa ne pensi di questo. L’avevamo già un po’ capito, però ormai non c’è più nessun problema neanche a dirlo: si può dire tutto.

La propaganda è uno strumento tra i più potenti che hanno gli eserciti, questo è così da sempre. Poi questo strumento è stato raffinato nella storia recente prima dagli Stati Uniti che hanno costruito a tavolino l’enorme campagna che li ha portati a entrare nella Seconda Guerra Mondiale e successivamente è diventata un po’ più conosciuta con la propaganda nazista che è stato un pezzo fondamentale di quel regime.

HEADER sumud flotilla maso 3
L’alba a 30miglia da Gaza della nave Karma dell’Arci della Global Sumud Flotilla – foto di Maso Notarianni

Diventa evidente che è grazie alla propaganda che si perde il buon senso nelle scelte politiche dei paesi, quindi non ci vedo niente di nuovo, se non una dichiarazione che è preoccupante perché è un altro tassello che rende molto simile l’attuale regime israeliano al regime nazista, che è la cosa che mi ha fatto più male in questa mia avventura. Quando ci hanno portato in carcere, le mura del carcere erano tappezzate di bandiere israeliane e fuori c’erano guardie che tenevano al guinzaglio cani lupo che venivano aizzati contro gli uomini.

Fino a qualche tempo fa in Israele non si usavano i cani, proprio perché evitare questo trigger con i campi di sterminio e lì mi è venuto proprio in automatico pensare che davanti a me non ci fossero più le bandiere israeliane ma quelle naziste e la scena era quella dei film in cui i deportati venivano introdotti nei campi di sterminio. Mi sono chiesto come possiamo fare per aiutare anche loro, perché è evidente che ci sia un trauma familiare ereditato e non superato in quella popolazione.

Ti faccio un’ultimissima domanda, anche banale forse, ma vorrei chiudere con una nota positiva: avete avuto la percezione del famoso equipaggio di terra? E se sì, questa cosa in qualche modo vi ha aiutato?

Questa è stata la cosa che ci ha fatto tenere botta in quei giorni sulla Global Sumud Flotilla. Sicuramente. Eravamo anche connessi fino a un certo momento e quindi vedevamo quello che succedeva, la straordinaria mobilitazione che c’era e questa cosa ci ha veramente dato la forza di stare in mezzo a due metri e mezzo d’onda.