Una nuova edizione del Ritiro nel Silenzio di Autosufficienza: ritrovare spazio per sé
Il Ritiro nel Silenzio di Autosufficienza torna dal 5 all’8 dicembre 2025: quattro giorni di pratica condivisa, camminate, lavoro quotidiano e pause di ascolto per ritrovare calma e presenza.
Viviamo immersi nel rumore. Non solo quello delle città, dei clacson o delle notifiche, ma un rumore più sottile che ci accompagna anche quando crediamo di riposare. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento acustico è oggi tra le principali cause di stress e disturbi del sonno in Europa. È da qui che nasce l’esperienza del ritiro nel silenzio proposto da Autosufficienza, un percorso che da venerdì 5 a lunedì 8 dicembre 2025 invita a fare spazio, a rallentare e a scoprire che, dietro l’apparente vuoto, si nasconde una forma di ascolto più profonda.
Il silenzio infatti non è assenza, ma un bisogno fisico e mentale. Lo confermano diverse ricerche: una condotta all’Università di Pavia ha dimostrato che brevi pause di silenzio riducono la frequenza cardiaca e favoriscono il rilassamento del sistema nervoso. Un’altra, della Brighton and Sussex Medical School, mostra che ascoltare suoni naturali – acqua, vento, canto degli uccelli – abbassa i livelli di cortisolo e attiva aree cerebrali legate alla calma. Ma il silenzio non è solo una medicina. È una condizione che permette di tornare a percepire. Quando smettiamo di coprire ogni rumore, iniziamo ad accorgerci del suono del nostro respiro, del battito del cuore, della presenza degli altri.

Il silenzio che cura
Chi partecipa al ritiro nel silenzio lo scopre presto: il silenzio non è qualcosa da ottenere, ma uno spazio che si apre quando si smette di cercarlo. Non è isolamento, ma una forma di contatto. Il corpo reagisce prima della mente. Dopo qualche ora senza parole, la respirazione rallenta, i muscoli si distendono, il battito trova il suo ritmo naturale. È la risposta parasimpatica che gli studiosi dell’Università di Pavia hanno misurato durante pause di quiete: il sistema nervoso entra in modalità di recupero.
Nelle giornate del ritiro nel silenzio questi effetti diventano esperienza tangibile. Le ore trascorse in silenzio – durante le camminate, i pasti, le attività manuali – non sono tempi vuoti, ma momenti di regolazione profonda. Il cervello riduce la produzione di ormoni dello stress, come il cortisolo, e si attivano le aree legate alla memoria e alla concentrazione. È la stessa dinamica descritta negli studi sul wakeful rest, il “riposo vigile”: brevi pause consapevoli che migliorano la capacità di apprendere e di ricordare.
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Le ricerche più recenti spiegano che pochi minuti di quiete, come quelli sperimentati durante il ritiro nel silenzio, attivano nel cervello una rete chiamata default mode network, responsabile della memoria e della rielaborazione emotiva. È come se la mente, liberata dal rumore, potesse “mettere ordine”. Per questo il silenzio non è assenza di stimoli, ma un momento di rigenerazione cognitiva che favorisce concentrazione e benessere.
Il silenzio cura perché interrompe il rumore continuo che consuma le nostre energie. Riporta equilibrio tra dentro e fuori, tra attenzione e distrazione. È in questa semplicità – nel ritmo lento delle giornate, nel lavoro condiviso, nel suono dell’acqua o del vento – che il silenzio smette di essere assenza e diventa una forma di guarigione naturale.
La parola che nasce dal silenzio
Il silenzio non è solo assenza di parole. È il terreno in cui la parola nasce, prende forma e diventa ascolto. Chi partecipa al Ritiro nel Silenzio di Autosufficienza sperimenta questa trasformazione giorno dopo giorno, quando la voce si ritira e rimane solo la presenza condivisa. È un processo semplice ma profondo: togliendo suono, emergono senso e qualità.
La poetessa Chandra Livia Candiani scrive che “la parola viene dal silenzio e al silenzio torna”. Lo si capisce nei momenti di pausa del ritiro del silenzio, quando i partecipanti restano seduti insieme senza parlare e ci si accorge che la comunicazione non si è interrotta, si è solo spostata su un altro piano. Le parole non mancano, attendono. Ed è proprio in quell’attesa che si impara ad ascoltare davvero.
Nella poesia di Antonella Anedda, il silenzio è corpo, soglia e respiro. Un luogo dove l’interiorità trova forma senza bisogno di spiegarsi. Patrizia Cavalli lo restituisce invece nella sua quotidianità, come spazio ordinario di presenza, quel breve intervallo che ci permette di guardarci vivere. In entrambe le voci si ritrova la stessa intuizione che anima il ritiro: non si tratta di fuggire dal linguaggio, ma di restituirgli verità. Al termine del percorso, durante i cerchi di condivisione, la parola ritorna. È diversa: più essenziale, più lenta, più necessaria. È forse questo il lascito più concreto dell’esperienza: scoprire che il silenzio non chiude, ma apre. E che la parola, per essere piena, ha bisogno di spazio intorno a sé.

Ascoltare il mondo
Con il passare dei giorni, il silenzio del ritiro cambia consistenza. Non è più una sospensione ma un modo di essere nel mondo. Camminando nei boschi che circondano Autosufficienza, i suoni della valle – l’acqua, il vento, gli insetti, i passi nel fogliame – diventano parte della pratica. La Michigan State University ha dimostrato che i suoni naturali riducono la pressione arteriosa e migliorano l’umore: il corpo risponde come se riconoscesse qualcosa di familiare.
La musicista e teorica Pauline Oliveros definiva questa condizione “ascolto profondo”: un’attenzione estesa a tutto ciò che ci circonda, capace di unire percezione e consapevolezza. Anche la compositrice canadese Hildegard Westerkamp, pioniera dell’ecologia acustica, ha studiato come l’ascolto del paesaggio naturale diminuisca lo stress e aumenti la concentrazione.
La musica contemporanea ha esplorato questa soglia tra suono e quiete. Morton Feldman cercava la lentezza scrivendo brani in cui il tempo si dilata fino a svanire. Giacinto Scelsi concentrava l’intera composizione su un’unica nota, come se in quella vibrazione si celasse un universo. Questo rimanda all’essenza stessa del ritiro: fermarsi, stare, cogliere le sfumature. E poi c’è John Cage, che nel 1952 compose un brano di quattro minuti e trentatré secondi in cui nessuno suona nulla. In quei minuti il pubblico sente la sala, il respiro, la vita che accade. Il silenzio, diceva Cage, non esiste: tutto è suono. In questo senso il ritiro è un’esperienza cageiana: più che tacere, si impara ad ascoltare il mondo.

Il silenzio come presenza
A quel punto il silenzio smette di essere un esercizio e diventa una forma di presenza. Gli studi sul cosiddetto riposo vigile, condotti all’Università di Edimburgo, mostrano che brevi momenti di quiete aiutano il cervello a consolidare la memoria e a migliorare la concentrazione. È come se la mente, lasciata libera di non reagire, ritrovasse il proprio ritmo naturale.
Ma la ricerca scientifica non basta a spiegare cosa accade quando si tace davvero. Il filosofo Blaise Pascal scriveva che “tutta l’infelicità degli uomini deriva dal non saper restare in silenzio in una stanza”. Simone Weil vedeva nell’attenzione una forma d’amore e Thich Nhat Hanh insegnava che il silenzio è la radice della pace interiore. Tutte queste prospettive convergono in un’idea semplice: il silenzio non è assenza, ma disponibilità.
Nel Ritiro nel Silenzio di Autosufficienza, questa disponibilità si traduce in pratica quotidiana. Si lavora, si cammina, si mangia in silenzio e lentamente la distanza tra dentro e fuori si riduce. consapevole. È un percorso di rigenerazione personale e collettiva che prepara al ritorno alla parola. Perché, come scriveva la poetessa Chandra Livia Candiani, “dal silenzio nasce la parola che cura”. E forse è proprio questo il senso ultimo del corso: scoprire che, per ascoltare davvero, bisogna prima fare spazio.
Il Ritiro nel Silenzio di Autosufficienza si terrà dal 5 all’8 dicembre 2025 sulle colline di Cesena. Scopri il programma completo e le modalità di iscrizione su autosufficienza.it/ritiro-silenzio.
Informazioni chiave
l silenzio come spazio di ascolto
Non assenza di suoni, ma condizione che permette di percepire e connettersi con sé stessi, con gli altri e con l’ambiente naturale.
Un’esperienza collettiva ad Autosufficienza
Dal 5 all’8 dicembre 2025, sulle colline di Cesena, il Ritiro nel Silenzio invita a rallentare e a riscoprire calma e consapevolezza attraverso camminate, lavoro condiviso e momenti di quiete.
Benefici scientificamente provati
Ricerche internazionali mostrano che brevi pause di silenzio riducono stress, regolano il battito cardiaco e favoriscono memoria, concentrazione e benessere generale.
Dal silenzio nasce la parola che cura
Dopo giorni di pratica silenziosa, la parola torna più autentica e consapevole: un gesto di presenza che rinnova il legame tra corpo, mente e mondo.









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